martedì 30 luglio 2013

La parte degli angeli di K. Loach. Recensione


La parte degli angeli 
di Ken Loach 
con Roger Allam, John Henshaw, William Ruane, David Goodall 
Commedia, 106 min., GB, Francia, Belgio, Italia, 2012 

Chapeau! Ancora una volta Ken Loach vince il premio coerenza con una storia semplice, misurata, sensata, mai banale. Ci troviamo infatti di fronte ad un'opera che è alla portata di tutti, emblema di un cinema che vuole ancora veicolare qualche insegnamento senza piagnistei e/o retorica. Stile asciutto, dunque, che rimarca i nobilissimi valori perseguiti dal suo autore. E' il cinema degli ultimi, con le loro vite tragicomiche che esaltano il puro eroismo della Scelta. In questo caso: come potersi affrancare da una vita maledetta, avara di soddisfazioni ma piena di violenza? 

Robbie, cresciuto a pugni e droga nella periferia di Glasgow, riesce ad avere nella nascita di un figlio la sua prima e vera ragione di riscatto e non vuole gettare al vento la possibilità di dare alla compagna Leonie e al suo primogenito una vita migliore. Come riuscirci? Sfruttando la propria passione per il whisky, che gli farà conoscere una botte di inestimabile valore. Ne esce un furto sui generis che mette in luce l'umanità di Robbie e dei suoi tre simpatici complici che, aiutandosi a vicenda, riusciranno a superare qualsiasi difficoltà.

Premio della giuria al festival di Cannes. 

Voto: 7 su 10 

(Film visionato il 24 luglio 2013)



Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

mercoledì 24 luglio 2013

Passioni e desideri di F. Meirelles. Recensione



Passioni e desideri
di Fernando Meirelles 
con Anthony Hopkins, Ben Foster, Jude Law, Rachel Weisz 
Drammatico, 115 min, GB, Francia, Austria, Brasile, 2011 



Catena di storie sul valore della scelta, qui declinata in un compendio della casistica sentimental/amorosa. C'è il sesso di chi sceglie di vendersi per denaro, l'amore finito di chi sceglie di lasciare e di chi viene lasciato, il senso di colpa e la voglia di redenzione di chi stava tradendo e ha scelto di non farlo, il sesso deviato e la scelta di controllarsi, l'amore paterno di chi ha perso una figlia e ogni giorno sceglie di cercarla in sé stesso. 



Come anticipato, ognuna di queste situazioni è rappresentata da un episodio e ogni episodio è legato all'altro da un personaggio in comune, in un movimento circolare (da qui il titolo originale 360). Il riferimento è ovviamente ai film di Altman e Inarritu, ma in questo caso ogni storia, magistralmente diretta, lascia con una sensazione di incompiutezza che sfocia in un risultato non pienamente soddisfacente. C'è chi potrebbe obiettare che un film sul valore della scelta non avrebbe mai potuto esaurire il tema, ma lo sceneggiatore (Peter Morgan: The Queen,Hereafter e Frost/Nixon) e il regista non riescono a conferire all'intreccio delle storie e alla loro circolarità una risoluzione densa di significato. America oggi, ad esempio, si chiude con un terremoto che nobilita ciò che abbiamo visto nelle quasi tre ore precedenti. Similmente, i film scritti da Arriaga e girati da Inarritu si risolvono in una crescita interiore dei personaggi. Qui, invece, non ci affezioniamo granché ai personaggi, forse perchè non c'è un loro vero e proprio percorso. 



Voto: 7 su 10 


(Film visionato il 21 luglio 2013)



Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

domenica 21 luglio 2013

Il lato positivo di D.O. Russell. Recensione


Il lato positivo 
di David O. Russell 
con Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Chris Tucker 
Commedia romantica, 112 min., USA, 2012 

Commedia romantica dall'impianto tradizionale. Pat Solitano (B. Cooper) ha mandato in frantumi il proprio matrimonio e, soprattutto a causa di un disturbo bipolare, ha passato otto mesi in un istituto psichiatrico. Uscito grazie alle garanzie dei genitori, Pat torna a vivere nella casa dei suoi ma vive le giornate tra attacchi d'ira e la dannata speranza di riconquistare l'ormai ex moglie. Nonostante lei lo abbia tradito, nonstante su di lui penda un'ordinanza restrittiva, nonostante i due (verremo a sapere) non si fossero mai amati. La sua è una vera e propria ossessione, che si attenuerà fino a scomparire solo dopo aver frequentato una ragazza problematica quanto lui.  

Dicevo commedia romantica dall'impianto tradizionale perché abbiamo due personaggi simili ma di sesso opposto che si trovano e, "puntellandosi" a vicenda, imparano ad amare/amarsi. Peccato che il frutto del loro percorso non venga presentato come qualcosa di graduale, ma piuttosto come una "deflagrazione" nel finale: è come se il protagonista rinsavisca "di colpo", abbandonando improvvisamente il ricordo della moglie per tornare normale grazie al sentimento (corrisposto) che prova per la "sconosciuta". Per il resto è la tipica comicità americana canonizzata da Ti presento i miei, ovvero giocata sulle contrapposizioni, sui genitori ossessivi/compulsivi e su battute più urlate che recitate. Qualche soluzione interessante in regia, vanificata però da grossolani errori, come la catenina d'oro che in un gioco di campi e controcampi ora è dentro ora è fuori dalla canottiera del protagonista. 

Voto: 6 1/2 su 10 

(Film visionato il 17 luglio 2013)



Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

giovedì 18 luglio 2013

La frode di N. Jarecki. Recensione


La frode
di Nicholas Jarecki
con Richard Gere, Susan Sarandon, Tim Roth, Letitia Casta
Thriller, 100 min., USA, 2012

A metà tra i due capitoli di Wall Street e Margin Call, il film di Jarecki è un thriller che ha il merito di mettere in scena una storia che sta in piedi senza particolari impacci grazie ad una trama lineare impreziosita da una buona dose di suspance (almeno nella prima parte).

Robert Miller, interpretato da un buon Richard Gere, è un milionario in procinto di vendere la propria società salvata anni prima grazie ad una frode finanziaria. L'operazione, portata avanti grazie alla sua corazza forgiata da anni e anni di esperienza nel mare di squali della finanza, viene messa in seria discussione dalla concomitanza di due avvenimenti: la figlia scopre che la società non ha i conti in regola; in una fuga d'amore Miller causa la morte dell'amante con conseguente indagine della polizia che potrebbe mettere in seria discussione la cessione milionaria della società. Il castello di carte vacilla sempre più pericolosamente durante lo sviluppo degli avvenimenti ma Miller farà di tutto per non farlo cadere. E' grande la sua prova di equilibrismo, e funzionale a ribadire che spesso chi ha i soldi rischia solo di perdere il proprio status sociale, non la libertà. Finale non banale.

Voto: 7 su 10

(Film visionato il 13 luglio 2013)



Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

venerdì 5 luglio 2013

La migliore offerta di G. Tornatore. Recensione


La migliore offerta
di Giuseppe Tornatore
con Geoffrey Rush, Donald Sutherland, Sylvia Hoeks
Thriller/Drammatico, Italia, 124 min., 2013

Se qualche giorno fa ho avuto il piacere di parlare di Viva la libertà come di un film che si eleva dalla palude della mediocrità in cui galleggiano i film italiani, ora vi parlerò di un'opera che purtroppo ne fa parte. La migliore offerta, questo il titolo della pellicola esaltata da gran parte del pubblico, è banale. Ma di una banalità sconcertante. Vediamo nel dettaglio il perché, analizzando la storia e considerando che tecnicamente il film è comunque girato bene.

Abbiamo un battitore d'aste, Virgil Oldman (nomen omen, che fantasia!), che è il migliore nel suo campo ma non ha mai avuto una relazione con una donna. La cosa è rimarcata dal fatto che, sfruttando un amico infiltrato nelle aste da lui condotte, compra a prezzi bassi ritratti femminili di inestimabile valore per poi stiparli nel suo lussuoso appartamento, in una stanza segreta che gli permette di raccogliere in un solo luogo i simboli di un amore desiderato ma mai provato. La raccolta procede spedita fino a quando, un giorno, il suo studio riceve la telefonata di una donna che lo prega di inventariare la casa dei genitori recentemente scomparsi allo scopo di vendere i pezzi pregiati contenuti in essa. Dopo una prima resistenza Oldman viene rapito dall'insistenza di Claire, questo il suo nome, e decide di recarsi sul posto per un sopralluogo. Lei non si fa mai vedere, interagendo con lui per interposta persona, e lui è sempre più attratto da cotanto mistero. Intanto, durante le sue numerose visite alla casa, Oldman trova alcuni ingranaggi non meglio identificati e scopre che la donna è in verità una ragazza che si nasconde in una stanza segreta. Lei dice di soffrire di agorafobia e un tarlo comincia a lavorare nel cervello di lui: come fare per farla uscire? Essendo un disastro in fatto donne decide di chiedere consiglio a Robert, giovane restauratore di fiducia interpellato soprattutto per aggiustare oggetti meccanici. Lo stesso Robert che sta assemblando gli ingranaggi di cui sopra dopo aver scoperto che appartengono ad un automa antropomorfo di inestimabile valore di Vaucanson. Ecco, a questo punto avete tutti gli elementi e vi invito, prima di proseguire, ad ipotizzare il resto della storia tenendo in considerazione che c'è il colpo di scena.

Avete fatto? Bene, perchè ora scoprirete che la vostra fantasia supera di gran lunga quella del regista. Ebbene, dopo decine di tentativi in cui Oldaman cerca di far uscire la ragazza dalla stanza, alla fine ci riesce e fa di tutto per "conquistarla". A questo punto per lei bei vestiti, sfilate e cene romantiche nella casa abbandonata, anellone, baci e scena di sesso patinata (lui vecchio, lei giovanissima) che neanche in un film anni ottanta. Ovviamente avevamo già capito dall'inizio che è tutta una trappola perchè un vecchio ricco e solo in un film non aspetta altro che farsi truffare da una donna. Noi speravamo in una badante dell'est e invece, guardacaso, sono gli unici tre personaggi presenti nella pellicola oltre al protagonista ad essersi messi d'accordo per svuotare la stanza segreta. Quel che è peggio è che, tra enormi sbadigli durante i quali il film procedeva sempre più lentamente sembrando infinito, avevamo già pensato a questa opzione ma l’avevamo scartata immediatamente, pensando che fosse veramente troppo troppo banale. E il colpo di scena? Beh, ma è il fatto che i tre fossero d’accordo (sfruttando il gergo calcistico, l'imbroglio più "telefonato" della storia del cinema).

David di Donatello al miglior film (a scapito di Viva la libertà) nonché "fiore all'occhiello" della produzione italiana da esportare all'estero.

P.s. La pioggia scrosciante viene usata per introdurre e fare da sfondo alle scene tragiche. Il protagonista, alla fine, impazzisce e rimane solo. La vera Claire è un'autistica che passa le sue giornate nel bar di fronte alla villa ma il protagonista se ne accorge solo alla fine. Tre peculiarità che di certo non hanno contribuito a svecchiare la narrazione di una storia sorpassata, ripetitiva, fin troppo lineare e, per tutti questi motivi, soporifera.

Voto: 5 su 10

(Film visionato il 2 luglio 2013)



Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

lunedì 1 luglio 2013

Viva la libertà di R. Andò. Recensione


Viva la libertà
di Roberto Andò
con Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Anna Bonaiuto
Commedia, 94 min., Italia, 2013

Guardando questo film (opera prima tratta dal libro Il trono vuoto dello stesso Andò) abbiamo capito molte cose.
Abbiamo capito che il cinema italiano è agonizzante ma ancora vivo.
Abbiamo capito che può competere con quello francese senza uscire con le ossa rotte dalla "competizione".
Abbiamo capito che Toni Servillo funziona molto meglio nelle commedie con quella sua faccia che sembra un mascherone e quelle movenze che meglio si prestano ad una macchietta che non ad un personaggio alla Lincoln (tradizione De Curtis?).
Abbiamo capito che gli italiani, certi italiani, sono ancora capaci di fare una commedia intelligente, molto intelligente, con due lire e tanta cultura.

In questa storia, che ha come fulcro uno scambio di persona, si citano Brecht, Shakespeare, Epimenide per parlare dei problemi della politica con piglio agrodolce. Ne esce un film più profondo e ragionato del Ministro di Schoeller, più riuscito e completo della Grande Bellezza di Sorrentino

Oltre al discorso politico ci sono infatti le vicende umane dei due protagonisti (entrambi interpretati da Servillo). Da una parte Enrico Olivieri, che decide di tagliare per un po' i ponti con il partito e la moglie per ritrovare sé stesso (va in Francia, ma ci passiamo sopra). Dall’altra Giovanni Ernani, il fratello gemello filosofo appena uscito da un manicomio, che ne prende il posto e che con la sua umanità e il suo acume rivoluziona la politica italiana restituendo il giusto significato alle parole e ridefinendo la scala di priorità della vita, personale e sociale. 

Si ride e si riflette, ritornando così ad un'arte che ha qualcosa da dire e che, per questo, forma.
Peccato per la regia, un po’ troppo didascalica.

Voto: 7½  su 10

(Film visionato il 29 giugno 2013)



Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...