domenica 26 maggio 2013

La grande bellezza di P. Sorrentino. Recensione


La grande bellezza
di Paolo Sorrentino
con Toni Servillo, Carlo Verdone, Isabella Ferrari, Sabrina Ferilli
Drammatico, 150 min., Italia-Francia, 2013

Un esercizio onanistico con pretese pseudo-intellettuali che dimostra quanta poca cultura ci sia non tanto nell’opera ma in chi l’ha concepita.

Sorrentino mette in piedi un ambiziosissimo film sul Nulla che si risolve in una prova inconfutabile della sua incapacità narrativa (a livello di sceneggiatura, non d’immagini) e che ci lascia sinceramente afflitti e indifferenti. Afflitti perché si sta parlando di un film di punta del cinema italiano che si rivela terribilmente sorpassato e, quel che è peggio, inutile.

La caratterizzazione dei personaggi è inesistente, i dialoghi scarni e imbarazzanti (stiamo un’ora col fiato sospeso per sapere cosa ha detto la ragazza della perdita della verginità al protagonista per poi scoprire che la frase è un banalissimo “Ti voglio fare vedere una cosa”), le immagini tradiscono un delirio citazionistico e, quel che è peggio, autocitazionistico (Fellini saccheggiato a piene mani; qualche rimando a Malick; la scena dell’incontro erotico tra il protagonista e Isabella Ferrari è un calco dello spot Yamamay con la stessa “attrice” che è passato qualche tempo fa in TV).

Come se non bastasse, di Roma ne sappiamo quanto prima: le scene si svolgono quasi tutte in interni o su 2 o 3 terrazzi, i protagonisti delle serate mondane purtroppo li conosciamo già (Serena Grandi interpreta sé stessa e Sabrina Ferilli pure), e per quel che riguarda la fauna delle feste è necessario dire che un lettore assiduo di Dagospia ne avrebbe tratteggiata una più interessante stando comodamente seduto al computer di casa. Non bastano certo una nana, una giraffa e una santa per avvolgere il film in un’aura di onirica magia.

Aridatece Fellini! Aridatece Mastroianni!

Voto:  4 1/2 su 10

(Film visionato il 24 maggio 2013)



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lunedì 20 maggio 2013

Il grande Gatsby di B. Luhrmann. Recensione

Il grande Gatsby
di Baz Luhrmann
con Leonardo Di Caprio, Carey Mulligan, Tobey Maguire
Drammatico, 143 min., USA, Australia, 2013

È estremamente difficile dare un giudizio su quest’opera. Da una parte si rimane folgorati dalla storia: onesta (secondo l’accezione hemingwayana), senza tempo, perfetta. Dall’altra c’è la messa in scena del regista. E, assodato che la base è un’opera letteraria la cui grandiosità non può essere messa in discussione, è proprio su quest’ultima (e solo su quest’ultima) che bisogna focalizzarsi.

Ci si trova indiscutibilmente di fronte ad un’opera postmoderna, dove il contesto storico in cui si svolge l’azione accoglie elementi “estranei” al fine di risultare più accattivante. E allora gli usi e i costumi cercano di essere quelli degli anni venti, mentre la musica e alcuni comportamenti dei personaggi giungono direttamente dalla contemporaneità. Passo falso del regista? Non proprio. Luhrmann evita di creare confusione nello spettatore inserendo elementi attuali (come le musiche di Jay-Z) di preferenza solo nelle scene corali (le feste nella magione di Gatsby o le “orge” negli appartamenti di città), diventando di contro strenuo difensore della più conservatrice lettura dell’opera fitzgeraldiana nella messa in scena della travagliata storia d’amore tra Gatsby e Daisy.

Ne esce così un’opera didascalica, neanche troppo coraggiosa, che ha sì il merito di farci apprezzare l’universalità dell’opera di F.S. Fitzgerald anche grazie al 3D (qui marcia in più) ma che non ci permette né di respirare la vera essenza degli anni venti (troppo poco sesso, alcool, coca e charleston!) né di evocare la deriva valoriale della società occidentale contemporanea. Periodi non a caso sfocianti in due tremende crisi economiche mondiali.

Voto: 7 1/2 su 10

(Film visionato il 18 maggio 2013)



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