martedì 10 dicembre 2013

Jobs, film di Joshua Michael Stern. Con Ashton Kutcher, Dermot Mulroney, Josh Gad, Lukas Haas. Biografico, durata 128 min. - USA 2013


Avevo bisogno di vederlo.
Nonostante dentro di me avessi una previsione già abbastanza chiara su ciò che aveva da offrirmi, ho comunque voluto verificare di persona la sua capacità di informarmi, intrattenermi ed acculturarmi.
L'effetto è stato lo stesso di quando provai il modello iMac della Apple alla fiera SMAU dell'ormai lontano 1998.
Poco più che niente.

La biografia mercatale di Steve Jobs viene presentata partendo dal 2001, anno in cui durante una riunione unificata della Apple presenta il primo modello di iPod decantandone le straordinarie abilità socio-futuristiche in termini di consumo e quindi di indiretto miglioramento del tenore di vita.
L’effetto flashback creato dalla scena ci riporta alla tarda adolescenza dell’imprenditore, mostrando al pubblico un normale ragazzo con un potenziale, seppur ancora immaturo, talento di headhunter e di investitore/procacciatore di affari informatici promettenti.
Già dalle prime battute ci si rende conto di quanto a questo film serva uno spettatore particolarmente distratto o particolarmente sprovveduto perché non intuisca il fatto che molti particolari di contorno della storia (prima fra tutte la sorta di visione che l’adolescente Jobs ha dopo essersi fumato una canna in compagnia) servono meramente a diluire la stessa apportandole ben poco interesse aggiuntivo.

Vengono al contrario trascurate situazioni di rilievo storico (almeno per la storia economica della Silicon Valley) quali le conseguenze commerciali della scelta di Apple di mettere in vendita il Macintosh ad un prezzo non molto accessibile alle tasche del cittadino americano medio di allora, o di rendere il suo sistema operativo di fatto solo sul computer stesso.
Se la decennale “fuoriuscita” di Jobs in seguito a questi eventi viene descritta oltremodo melodrammaticamente, ben poco spazio é dedicato alle perdite finanziarie che a quanto ci risulta, hanno caratterizzato l’azienda californiana fino a non tanti anni fa.
Viene inoltre tralasciata la liceità delle somiglianze tra i sistemi operativi Apple e Microsoft: episodio che viene ricordato dalla storia dell’informatica come qualcosa di più esteso delle scenate di Jobs nei confronti di Gates.
Lo stesso spettatore è bene infine che sia anche un ignorante dalla memoria corta.
Tale almeno da dimenticare l’intensa campagna mediatica innescata contestualmente alla morte dell’imprenditore informatico e sulla scia della quale è scaturita una serie di prodotti tra i quali il film stesso.

Ne rimane un film-mausoleo tutto sommato godibile ma eccessivamente superficiale e melodrammatico, a nostra opinione soprattutto incapace di mostrare il valido apporto che la figura dello Steve Jobs realmente vissuto ha saputo imprimere nelle più moderne tecniche e nei più avanzati sistemi di marketing e management aziendale.
Una cosa da nulla se si considera che da soli questi due elementi costituiscono la vera anima dell’attuale mercato nord-occidentale del pianeta…

D.M.


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