giovedì 21 febbraio 2013

Re della terra selvaggia di B. Zeitlin. Recensione

Re della terra selvaggia
di Benh Zeitlin
con Quvenzhané Wallis, Dwighty Henry, Levy Easterny, Lowell Landes
Drammatico, 91 min., USA, 2012

Avere sei anni e dover crescere velocemente, imparando a prendere coscienza della natura e a resistere ai problemi della vita. E' possibile, anche in giovane età, accorgersi che la poesia si cela anche nei più insignificanti esseri viventi. E' possibile, anche in giovane età, prendersi cura si sé e degli altri. Basta avere tanto coraggio. E questo coraggio a Hushpuppy, la protagonista dell'opera prima di Benh Zeitlin, non manca. La vederemo allora resistere ad un uragano, sopportare il padre malato prendendosene cura, sopravvivere allo scorrere dei giorni senza l'amore di una madre e avere anche la forza di cercarla.

C'è chi ha accostato l'opera a The Tree of Life. Non scherziamo. Il rapporto tra Natura e uomo viene trattato ottimamente nella prima parte, ma poi il film si allontana dall'obiettivo perdendosi in troppe "variazioni sul tema" che non riescono a mantenere il lirismo iniziale ma lo risolvono in un finale che è un calco stanco e patetico se confrontato a quello dell'opera malickiana precedentemente citata. Ma spezziamo una lancia. Anche più di una. Siamo infatti di fronte ad un esordio comunque notevole che impone Zeitlin all'attenzione del panorama cinematografico mondiale e dimostra come negli USA anche le tragedie contemporanee possano fare da sfondo a storie avvincenti ed esportabili. In questo senso, da noi si avverte un vuoto un po' troppo pneumatico.

Voto: 7 1/2 su 10

(Film visionato il 9 febbraio 2013)



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1 commento:

Babol ha detto...

Concordo: niente a che vedere con The Tree of Life ma una deliziosa favola e un grandissimo esempio di cinema!

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