mercoledì 31 ottobre 2012

Due o tre cose sul voto in Sicilia


1) Ha vinto Rosario Crocetta, "fu" comunista, omosessuale dichiarato (e in Sicilia, e in Italia, non è facile), ex coraggioso sindaco antimafia di Gela (idem), attualmente europarlamentare (a proposito, si dimetta celermente dall'incarico). Persona colta e onesta, si è circondato di partiti inaffidabili e "puzzolenti": il Pd che ha sostenuto il peggior governo di sempre, quello Lombardo, indagato per mafia e responsabile dell'ulteriore collasso della Sicilia. E l'Udc degli indagati e di Nino Dina, fedelissimo di Cuffaro, per la cui giunta fu presidente della Commissione Sanità, che assegnava i soldi alle strutture sanitarie, compresa Villa Santa Teresa del mafioso Michele Aiello. 


Dice lui... Sarà...

2) A proposito di Udc: sommando la sua percentuale di voto (10,8 %) e il 5,95 % del Pid-Cantiere Popolare (composto, tra gli altri, dagli ex cuffariani incalliti Saverio Romano, a luglio assolto in primo grado per concorso esterno a Cosa Nostra, e Rudy Maira, assolto anni fa per concorso esterno e ora indagato per associazione a delinquere) arriviamo al risultato del 16,75%. Sarebbe stato il primo partito. In Sicilia Cuffaro regna ancora. 

3) Il Pd ha vinto (contenti loro). Però nel 2008 Anna Finocchiaro perse le elezioni che portarono a Palazzo d'Orleans Raffaele Lombardo con 505.922 voti. Domenica 28 ottobre Crocetta ha vinto con 245.058 per il suo partito e 112.312 per la sua lista (che non è il partito, trattandosi di voto "per la persona"). Per il Pd si tratta di una flessione di 260.864 voti. Chiamatela vittoria.

4) Questo straccio di vittoria, talmente è risicata, non ha dato a Crocetta la maggioranza assoluta. Servivano 46 deputati (su 90 dell'Assemblea siciliana), ne avrà 38, più il presidente della Regione 39. Significa che per ogni votazione dovrà elemosinare 7 sì. Glieli darà il Pdl? Non credo. Glieli darà il Movimento 5 Stelle? Non credo. A chi li chiederà, dato che la sinistra (Sel, Federazione della Sinistra, Verdi, ma anche Idv) non è entrata in parlamento? Temo al Grande Sud di Miccichè e, manco a dirlo, all'Mpa (oggi Pds) di Lombardo. In Sicilia anche Lombardo regna ancora. Le elezioni le ha vinte lui. 

n.b.: Crocetta si dice convinto di ottenere la maggioranza di volta in volta sui singoli provvedimenti. Mi pare tutto troppo precario.

5) Il M5S è la prima forza politica dell'isola. Lo hanno votato 269.072 siciliani, il 14,83 % degli aventi diritto. Nel 2008 erano stati poco più di 46 mila (1,73%). Sommando M5S e astensionismo record (52,58 %), ha rifiutato i partiti il 67,41 % degli aventi diritto. Praticamente 7 elettori su 10. Un massacro. 

6) Nel bagno di sangue sono caduti Pdl e i partiti che non hanno superato lo sbarramento del 5 %: Sel, FdS, Idv, Fli. Il Pdl è passato dai 901.503 voti (33,32 %) del 2008 a 232.159, che significano il 12,79 %. Venti punti percentuale in meno. Anche in questo caso secondo me non conta la lista "Musumeci Presidente", voto alla persona. Tracollo della sinistra "alternativa", che per la seconda volta consecutiva non entra all'Ars: ma la cosiddetta Sinistra Arcobelano ottenne 131.476 voti, mentre l'alleanza FdS, Sel e Verdi è bastata per appena 55.432 preferenze. Un risultato deludente, sul quale pesa come un macigno la clamorosa esclusione del candidato presidente, Claudio Fava, sostituito in tutta fretta da Giovanna Marano, per aver trasferito la residenza in Sicilia con 5 giorni di ritardo. Che figura! 
Fuori, a sorpresa, restano anche Fli e Idv. Paradossale la vicenda del partito di Di Pietro, che a Palermo vanta un sindaco come Leoluca Orlando che al ballottaggio delle amministrative di maggio stracciò col 73 % l'avversario del Pd Fabrizio Ferrandelli. Il democratico ora è deputato, chissà che un giorno non si troveranno a scontrarsi su qualche provvedimento regionale che riguardi Palermo... Tra l'altro l'Idv in Sicilia è leggermente cresciuta, passando dai 49.807 voti del 2008 (1,85 %) ai 65.344 (3,6 %) di oggi.

7) Eterni ritorni: Francesco Scoma e Santi Formica (Pdl) e Michele Cimino (Grande Sud) affronteranno la loro quinta legislatura, mentre si tratta della quarta per Francesco Cascio e Salvino Caputo (Pdl), Giovanni Ardizzone, Nino Dina, Lino Leanza e Raffaele Nicotra (Udc), Antonello Cracolici, Giuseppe Laccoto e Filippo Panarello (Pd), Roberto Di Mauro (Pds-Mpa), Riccardo Savona (Grande Sud). E tanti sono al terzo mandato. Se stiamo come stiamo, una buona fetta di responsabilità è loro.

8) Un bel dato arriva dal numero di donne elette: ben 15, il più alto di sempre. Il record precedente, di appena cinque deputate (tutte del Partito Comunista), risaliva all'ottava legislatura: anni 1976-1981. Una generazione fa.

9) Ultima amarissima nota: Caputo Salvino, Cascio Francesco, D'Asero Nino, Dina Nino, Di Giacinto Giovanni, Di Mauro Roberto, Fazio Girolamo, Federico Giuseppe, Forzese Marco, Gennuso Pippo, Gianni Pippo, Nicotra Raffaele Giuseppe, Picciolo Giuseppe, Sorbello Pippo. Sono i nomi dei deputati entrati all'Ars con guai giudiziari sulle spalle, passati o presenti, pesanti o leggeri, in corso o definitivi. Chi ben comincia...

10) Un pronostico: e se fosse stato un voto inutile? Se Crocetta non tiene, non avendo la maggioranza assoluta? Ma soprattutto spaventa lo scoglio del patto di stabilità: dal Quotidiano di Sicilia del 31 ottobre, infatti, sappiamo che "entro il 30 aprile 2013 l'Ars deve approvare il bilancio preventivo 2013 (come vuole la legge regionale di stabilità) per un valore complessivo di 16,3 miliardi di euro. Altrimenti a maggio ci saranno i tre commissari di Stato (articolo 8 dello Statuto siciliano e articoli 81, 120 e 126 della Costituzione)". Degna conclusione di questi anni.


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sabato 27 ottobre 2012

Finalmente chiunque potrà scrivere sui giornali

Il 28 settembre 2012 alcuni senatori, tra cui Gasparri e Ghedini, avvocato di Berlusconi, editore del Giornale diretto da Sallusti, presentano un disegno di legge sulla diffamazione. Vediamo perchè e cosa: 

Il 26 settembre 2012, la V sezione penale della Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna della Corte d'appello di Milano del 17 giugno 2011, a carico del direttore del Giornale Alessandro Sallusti, a 14 mesi di reclusione per il reato di diffamazione aggravata, per un editoriale apparso nel febbraio 2007 sul quotidiano Libero, firmato con lo pseudonimo "Dreyfus", che oggi sappiamo essere l'ex giornalista spione Renato Farina, condannato, pidiellino e radiato dall'ordine.

Nella motivazioni della sentenza 41249 la Cassazione scrive che "gli atti processuali danno un quadro di forti tinte negative sulle modalità della plurima condotta trasgressiva di Sallusti", che ai tempi era direttore responsabile di Libero, "ai danni non solo di Giuseppe Cocilovo ma anche dei genitori adottivi e di una minorenne "sbattuti in prima pagina". Farina, con l'avvallo di Sallusti, scrisse che "il giudice ha ordinato l'aborto, che furono lui, i genitori e il ginecologo a volerlo". 

Falso: per la Cassazione "sono affermazioni contrarie al vero, in quanto l'interruzione della gravidanza, autorizzata dal giudice, fu decisa autonomamente dalla minore, nel rispetto dell'articolo 12 della legge 194/78". Si tratta pertanto di "affermazioni idonee a ledere la reputazione della parte lesa, con l'aggravante di aver attribuito un fatto determinato". Significa che non c'è un reato di opinione sulla questione dell'aborto, come si disse inizialmente, ma l'attribuzione ad alcune persone di azioni mai compiute. Una menzogna. Per questo articolo, tra l'altro, Sallusti fu sospeso due mesi dall'ordine dei giornalisti della Lombardia. 

Una nota: la notizia fu ripresa anche da altre testate, come La Stampa, il Corriere della Sera o La Repubblica, e dall'agenzia stampa Ansa. Tuttavia, o venne scritta correttamente, o venne prontamente smentita il giorno seguente, cosa che Libero non fece, ribandendo anzi con altri articoli le proprie posizioni.

In Sallusti la Corte riconosce una "spiccata capacità a delinquere", dimostrata da tanti precedenti e dalla "gravità" della "campagna intimidatoria" e "diffamatoria" condotta nei confronti del giudice. "Non può avere alcun riconoscimento l'invocato diritto di mentire, al fine di esercitare la libertà di opinione", è la conclusione. 

Questo l'antefatto. Cosa propongono i senatori?

Dicono che la pena detentiva è "drastica" e che dovrebbe essere pecuniaria. Largamente condivisibile. Aggiungono però: 

1) Articolo 12, la persona offesa dalla diffamazione può chiedere un risarcimento non inferiore ai 30 mila euro, pagabili con beni patrimoniali e non patrimoniali. Il risarcimento si somma alla pena comminata dal giudice, che va da 5 a 100 mila euro. Centomila. Per un grande giornale non è una cifra insuperabile. Per una piccola testata può significare la crisi o la chiusura.
2) Articolo 2, che modifica l'articolo 57 del Codice Penale: ridotta di un terzo la pena per "omesso controllo" da parte di direttore o vicedirettore o chi per lui. Sembra un comma "pro-Sallusti": l'autore dell'articolo era Farina, non lui.
3) Articolo 8, il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a pubblicare gratuitamente nel quotidiano o nel periodico, comprese le testate giornalistiche diffuse in via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale. Significa che un giorno mi sveglio, ritengo di essere parte lesa, mando una lettera a un giornale e il direttore dovrà pubblicarla "non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta, in testa di pagina e collocate nella stessa pagina, con la stessa rilevanza e con le stesse caratteristiche tipografiche nel giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono". E vale anche per Internet.
4) Le rettifiche del tizio che si ritiene offeso devono essere pubblicate per intero e senza commento.    
5) Se il giornale non obbedisce, il tizio offeso può chiedere la pubblicazione coatta al giudice.
6) Se il giudice dà ragione alla parte offesa, il giornale deve pubblicare la sentenza per intero e perde, per un periodo che arriva a 12 mesi, i contributi statali per l'editoria.
7) Se il giornalista "diffama" una seconda volta nell'arco di due anni, viene sospeso dalla professione da 6 mesi a 1 anno. E da 1 a 3 anni in caso di una terza condanna. 


Ecco, finalmente ci sarà un accesso pubblico e non più privatistico al mercato del lavoro giornalistico. Qualunque cittadino, se lo vorrà, potrà vedere pubblicata in prima pagina una "propria" notizia.


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martedì 23 ottobre 2012

La sentenza sulla Commissione Grandi Rischi

Ieri la Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile è stata condannata per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali con riferimento al fatto che la Commissione avrebbe dato "“informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica vanificando le attività di tutela della popolazione" dopo le scosse che si erano registrate nei mesi precedenti al terremoto del 6 aprile 2009 all'Aquila. 

Condannati sono Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Enzo Boschi (al tempo presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), Bernardo De Bernardinis vice capo tecnico del dipartimento di Protezione civile, Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e. e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile. Avrebbero ucciso 29 persone e ferite 4. Secondo i sostituti procuratore Roberta D’Avolio e Fabio Picuti, infatti, gli imputati "sono venuti meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro funzione” anche sotto il profilo dell’informazione, con notizie rassicuranti che “hanno indotto le vittime a restare nelle case". "Così delimitata la materia del giudizio - scrive Stefano Rodotà su Repubblica -, non sarebbe la scienza ad essere sotto accusa, ma i comportamenti specifici delle persone riunite d’urgenza in quella mattinata, di chi ha scritto il comunicato, di chi guidava la Protezione civile".
Quali sono questi comportamenti? Il 31 marzo 2009, 6 giorni prima il disastro, la riunione della Commissione per valutare i rischi di un terremoto (che non si può prevedere) durò appena un'ora. Iniziò alle 18:30 e finì alle 19:30. Gli esperti sapevano che la "scossa sismica nel territorio aquilano durava da sei mesi". Per i pm "una corretta analisi dei rischi e una corretta informazione avrebbero potuto, in primo luogo, suggerire misure di prevenzione a livello collettivo quali, ad esempio, la previa selezione e individuazione di luoghi di raccolta da comunicare alla popolazione, indicazioni sulle vie di fuga, su come radunarsi, su come prestare assistenza o abbandonare le abitazioni danneggiate, l’allestimento o il potenziamento di mezzi di soccorso immediatamente operativi, l’aumento della recettività ospedaliera e delle strutture di primo soccorso, o anche una più generale consapevolezza e una più ampia preparazione all’emergenza".  

Durante un'intervista televisiva di giorno 31 De Bernardinis parlo di "fenomenologia sismica normale. Non c'è pericolo, anzi è una situazione favorevole perchè c'è uno scarico di energia continuo. Ci sono pochi danni. Siamo pronti a fronteggiare la situazione. Chiedo ai cittadini di starci vicino". Significa che, secondo le valutazioni degli scienziati, i cittadini potevano restare a casa e che, comunque, erano ben salvaguardati anche in caso di pericolo. 

Ancora: per gli scenziati era "improbabile che ci potesse essere a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si poteva escludere in maniera assoluta". Per i pm, però, non si tenne sufficientemente conto, se non in maniera frettolosa, di una ricerca del 2005 dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, "usata per l’elaborazione di modelli probabilistici di pericolosità sismica".

Secondo un documento diffuso dal Dipartimento della protezione civile nei giorni precedenti la scossa, gli edifici all'Aquila non erano a rischio. E questo è un problema, perchè nel 1999 il "Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia", cui contribuirono tre degli imputati (Barberi, Eva e Dolce), si legge che che "all’Aquila su un totale di 752 edifici in muratura analizzati, ben 555 ricadevano in fascia di vulnerabilità medio-alta". Almeno tre degli imputati conoscevano bene l'edilizia aquilana. 

In un altro studio del 2007 Boschi, Barberi e Guido Bertolaso scrivono: “La vulnerabilità del patrimonio edilizio è così elevata che sono possibili ancora nel futuro eventi catastrofici di enormi dimensioni. Nella città di L’Aquila, per citare un altro esempio, il numero delle vittime in caso di ripetizione del massimo terremoto storico sarebbe di 4.000 – 14.500”. Si ribadisce, insomma, che la Commissione Grandi Rischi conosceva bene l'ediliza pericolante del capoluogo abruzzese.

Sempre durante la riunione del 31 marzo Selvaggi "evidenzia come ci siano stati anche alcuni terremoti recenti preceduti da scosse più piccole alcuni giorni o settimane prima, ma è anche vero che molte sequenze in tempi recenti non si sono poi risolte in forti terremoti". Che fare in questi casi? Correre il rischio di essere accusati di allarmismo? Ma questa è un'attitudine sbagliata, tipica della "medicina difensiva", come scrive ancora Rodotà: "di fronte al rischio di dover risarcire possibili danni [...], ecco, allora, la prescrizione infinita di accertamenti preventivi, di analisi forse inutili, fino alla rinuncia ad effettuare interventi ritenuti troppo rischiosi non per il malato, ma per il chirurgo. Forse, di questa attitudine difensiva abbiamo già avuto una prova in occasione dell’allarme recente su un nubifragio a Roma, rivelatosi in buona parte infondato, ma che evidentemente rifletteva la volontà di non trovarsi di nuovo di fronte ad una emergenza incontrollabile, com’era avvenuto in occasione della memorabile nevicata dell’inverno scorso. Meglio questo, si dirà, che far correre rischi alle persone. Ma un regime di allarme permanente e generalizzato, non filtrato da alcuna valutazione scientifica, può alterare le dinamiche sociali, produrre costi ingiustificati".

Barberi conclude quel 31 marzo dicendo che "oggi non ci sono strumenti per fare previsioni e qualunque previsione non ha fondamento scientifico. Il problema va, invece, visto nei termini generali, perché l’unica difesa dai terremoti consiste nei rafforzare le costruzioni e migliorare la loro capacità di resistere al terremoto". Ma non è bastato.

Oggi l'ufficio Presidenza della Commissione, presidente Luciano Maiani, presidente emerito Giuseppe Zamberletti e vicepresidente Mauro Rosi, ha rassegnato in blocco le dimissioni. Per Zamberletti ''il rischio è che gli scienziati non se la sentano più di esprimere liberamente il risultato delle proprie conoscenze. Che garanzie hanno che gli studi fatti non possano diventare oggetto di una responsabilità penale? Manca una normativa".

Questi i fatti. Un'amara considerazione: ma a processo non dovrebbero andarci politici e imprenditori edili che hanno messo in piedi questa Italia cementificata e sgangherata? E ancora stiamo a parlare di Ponte sullo Stretto?


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"I lettori sono i nostri datori di lavoro"

Il public editor del New York Times, Margaret Sullivan, ha pubblicato la lettera di uno dei responsabili agli standard giornalisti della testata americana, Philip B. Corbett, contenente le linee guida sui comportamenti che i giornalisti devono tenere in rete, in particolar modo sui social network. 

Eccone la traduzione, tratta da Il Post:


Colleghi,
mentre continuiamo ad aumentare i nostri sforzi nel settore dei social media, vi ricordo i principi di lunga data del Times che si applicano ai nostri giornalisti e agli altri membri della redazione. Come sapete, abbiamo deliberatamente deciso di mantenere le nostre istruzioni ampie e semplici.
Per prima cosa, dovremmo sempre trattare Twitter, Facebook e le altre piattaforme dei social media come attività pubbliche. Ogni cosa che viene messa online può essere facilmente condivisa con un pubblico molto più ampio, al di là delle vostre impostazioni di privacy e della lunghezza della lista di chi vi segue.
In secondo luogo, siete giornalisti del Times e il vostro comportamento online dovrebbe essere appropriato a quello di un giornalista del Times. I lettori assoceranno inevitabilmente con il Times qualsiasi cosa pubblichiate sui social media.
Questi due principi basilari dovrebbero essere abbastanza per indicarvi che cosa fare nella maggior parte delle situazioni. Siate attenti. Abbiate cura di evitare che qualsiasi cosa diciate online mini la vostra credibilità come giornalisti. I membri della redazione dovrebbero evitare di scrivere pezzi di opinione o di promuovere prese di posizione politiche. E dovremmo essere civili, anche nelle critiche, evitando attacchi personali e osservazioni offensive.
Se il territorio può essere nuovo, non lo sono però questi principi. La nostra politica di Etica giornalistica dice questo, a proposito del rapporto con il pubblico: 
Trattiamo i nostri lettori in privato non meno rispettosamente di quanto facciamo in pubblico. Ci si aspetta che questo principio venga onorato da chiunque abbia a che fare con i lettori, nella consapevolezza che, in fin dei conti, i lettori sono i nostri datori di lavoro. Bisogna essere civili sia che uno scambio avvenga personalmente, sia che avvenga per telefono, per lettera o online.
Oppure, come suggeriscono le linee guida altrove: quando siete in dubbio, chiedetevi se una data azione potrebbe danneggiare la reputazione del Times. Se è così, è probabilmente una cattiva idea.
Come tutte le nostre linee guida che riguardano l’etica di comportamento, questi principi si applicano anche ai freelance, per il loro lavoro che è collegato al Times. I lettori non fanno distinzione in base alle firme e chi collabora regolarmente, in particolare, è associato molto strettamente al Times. I caporedattori hanno la responsabilità di assicurarsi che i freelance capiscano i loro doveri nella protezione della reputazione del Times.
Consideratemi a disposizione per qualsiasi vostra domanda in materia.

Grazie.

Phil



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