venerdì 21 settembre 2012

Sicilia, "laboratorio italiano" [edit 8 ottobre]


Lo dicono tutti, la Sicilia è il laboratorio della politica italiana, le novità, le oscillazioni negli scacchieri politici partono tutte da lì. Che vorrà dire, poi...

In ogni caso, il 28 ottobre nell'isola si va a votare per l'elezione del governatore (il precedente, Raffaele Lombardo, è indagato per mafia come il suo predecessore, condannato, Totò Cuffaro) e dei deputati della (costosissima ed elefantiaca) assemblea siciliana.

Andiamo a spulciare le novità del laboratorio. Tutte cose mai viste: 

Giuseppe Arena, candidato Mpa a Messina, condannato dal Tribunale di Catania a 2 anni e 9 mesi e interdizione dai pubblici uffici per falso in bilancio, insieme all'ex sindaco di Catania Scapagnini. Indagato per falso ideologico. Mario Bonomo, Fli, indagato per concussione. Mario Briguglio, candidato Grande Sud a Messina, ex sindaco di Scaletta, indagato per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi colpose per l'alluvione messinese del 2009. Giuseppe Buzzanca, candidato Pdl a Messina, ha appena abbandonato, nella qualità di sindaco, il Comune di Messina nel dissesto finanziario, già condannato in via definitiva per peculato d'uso, attualmente indagato per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi colpose per l'alluvione messinese del 2009. Alberto Campagna, candidato Udc a Palermo, da assessore al Personale del sindaco Diego Cammarata, a Palermo, stabilizzò 110 lsu privi di patente assumendoli come autisti Amat, la partecipata pubblica dei trasporti urbani. Il Comune dovette pagare la scuola-guida per tutti. Da presidente del consiglio comunale disse che "se non permettiamo ai consiglieri di posteggiare vicino a Palazzo delle Aquile, alla seduta non partecipa più nessuno". Salvino Caputo, candidato Pdl a Palermo, ex sindaco di Monreale, condannato in appello per abuso d’ufficio ad un anno e cinque mesi di reclusione dalla seconda sezione della Corte di Appello di Palermo. In primo grado era stato condannato anche per il reato di falso ideologico in atto pubblico. Francesco Cascio, candidato Pdl a Palermo, presidente uscente dell'Ars, indagato per omissione d'atti d'ufficio. Ha detto di sostenere Musumeci perchè "si vergognerebbe di un presidente cocainomane o omosessuale". Poi ha chiesto scusa. Santino Catalano, candidato Pid a Messina, già deputato, ha patteggiato un anno e undici mesi con la sospensione condizionale per abusivismo edilizio e abuso d'ufficio in concorso. In primo grado era stato condannato a tre anni e sei mesi e all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Dichiarato ineleggibile dal tribunale civile, è stato salvato dal voto segreto dei colleghi onorevoli. Roberto Corona, Pdl, arrestato a dicembre nell'ambito di un'inchiesta su polizze fideiussorie false condotta dalla Procura di Roma. Tre mesi fa gli è stato revocato l'obbligo di dimora, andrà a processo il 15 ottobre, tredici giorni prima delle elezioni [ritira la candidatura il 26 settembre su "invito" di Angelino Alfano]. Giovanni Cristaudo, candidato Pdl a Catania, accusato di voto di scambio nell'ambito dell'inchiesta Iblis, assolto in questi giorni. Nell'ultima legistatura di 4 anni e mezzo non ha presentato da primo firmatario nessun disegno di legge, nessuna interrogazione, nessuna mozione.  Nino D'Asero, Pdl, deputato uscente, indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta sulle “promozioni facili” al Comune di Catania avviata dalla procura catanese che ha procurato un danno patrimoniale di 18 milioni di euro.
Cateno De Luca durante una protesta all'assemblea siciliana
Cateno De Luca, Partito della Rivoluzione siciliana, indagato per abuso d’ufficio, tentata concussione e falso in atto pubblico, candidato presidente. Giovanni Di Mauro, Mpa, indagato per omissione d'atti d'ufficio. Nino Dina, Udc, indagato e archiviato per associazione mafiosa, all'Ars da 15 anni. Giuseppe Drago, Pid, candidato a Ragusa, nel 1998, allo scadere del suo breve mandato di presidente della Regione Sicilia, svuotò la cassa dei fondi riservati e si portò via 268 milioni di lire. Nel 2009 arriva la condanna per peculato in Cassazione a tre anni di reclusione (coperti dall'indulto) e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici (poi ridotta anch'essa a tre anni). Girolamo Fazio, Pdl, dimissionario sindaco di Trapani, condannato in primo grado a un anno di interdizione dai pubblici uffici e a sei mesi di reclusione per violenza privata e consumata, assolto per il reato di abuso d'ufficio. In appello nel 2008 confermate sia l'assoluzione sia la condanna. Secondo i giudici, Fazio avrebbe provato a indurre l'allora amministratore delegato dell'Ato rifiuti “Terra dei Fenici”, Vincenzo Sciortino, alle dimissioni, attraverso la minaccia di esautorare dal ruolo di presidente della Sau (l'azienda trasporti trapanese) Vito Dolce, grande amico dello stesso Sciortino. Giuseppe Federico, Mpa, indagato per voto di scambio, avrebbe richiesto e ricevuto l'appoggio del clan Madonia. Roberto Fiore, Forza Nuova, arrestato per associazione sovversiva a Londra nel 1982, poi rilasciato, latitante in Inghilterra per tre anni, condannato nel 1985 per banda armata e associazione sovversiva, prescritto. Marco Forzese, Udc, indagato nell’inchiesta sulle promozioni facili al comune di Catania, già condannato dalla Corte dei Conti a risarcire il comune di Catania con 4.850 euro. Anche lui ex assessore di Scapagnini. Elio Galvagno, Pd, indagato per falso in bilancio nella gestione dell’Ato rifiuti di Enna, inserito nella lista “Crocetta presidente”. Pippo Gennuso, Mpa, indagato per concorso in falso e distruzione e occultamento di documenti pubblici nell'ambito di un'inchiesta sulle autorizzazioni “facili” per le sale bingo. Pippo Gianni, candidato Pid a Siracusa, arrestato nel 1980, insieme a uomini della cosca dei Raffadali, si è fatto 80 giorni di carcere per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Arrestato nel 1994 per concussione (una tangente da 25 milioni di lire per l'appalto dei lavori nella pineta di Priolo), scarcerato per scadenza dei termini di custodia cautelare. Sempre nel 1994 arrestato per concorso in abuso d’ufficio. Avrebbe fatto pressioni sugli enti che erogavano contributi e finanziamenti per aiutare Salvatore Magliocco, segretario nazionale dell’Aias, che gli avrebbe garantito in cambio assunzioni nella sezione siracusana e quindi voti. Scarcerato nel 1995 per non sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, visto che l’Aias è in regime commissariale. Nel 1995 indagato per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di turbativa d’asta, concussione, abuso d’ufficio e voto di scambio. Alcuni mesi dopo, indagato ancora per presunte irregolarità nella costruzione di opere pubbliche a Siracusa. Nel 1998 viene condannato in primo grado a tre anni e all'interdizione dai pubblici uffici per rapporti con la mafia, nel 2000 assolto in Cassazione. Nel 1999 il pentito Mannoia dichiara che il medico Pippo Gianni aiutava i mafiosi in galera a ottenere ricoveri d’urgenza con certificati medici falsi: “Ci insegnava a simulare false malattie. Per esempio mangiando banane e pillole di ferro si provocano effetti simili all'ulcera perforata mentre un'iniezione di camomilla provoca febbre e convulsioni”. Sfiorato anche da altre indagini, tra le quali quella sull'uccisione di un imprenditore nel siracusano, è stato anche accusato di essere legato alla famiglia mafiosa dei Lentini. È infine indagato per voto di scambio. Durante un dibattito sulle quote rosa se ne uscì con "le donne non ci devono scassare la minchia". Rudy Maira, Pid-Cantiere Popolare, processato per concorso esterno in associazione mafiosa, assolto nel 2003, indagato a Caltanissetta per associazione a delinquere finalizzata alla gestione di appalti pubblici nell'ambito di un'indagine che ha coinvolto l'ex ministro delle Poste Totò Cardinale (Pd) e Vincenzo Lo Giudice, ex deputato regionale Udc. Fabio Mancuso, Mpa, ex sindaco di Adrano, all'Ars da 15 anni, in passato indagato per corruzione, concussione e abuso d’ufficio (reati dai quali però è stato assolto "perché il fatto non sussiste") e poi finito agli arresti domiciliari nel dicembre scorso per bancarotta. Riccardo Minardo, Mpa, candidato a Ragusa, arrestato per associazione a delinquere, truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato, anche lui sospeso dall’Ars il 15 aprile 2011, riammesso dopo la scarcerazione. Francesco Mineo, Pdl, imputato per intestazione fittizia di beni: pare fosse intestatario di immobili i cui proventi sarebbero stati direttamente gestiti dalla famiglia mafiosa dei Galatolo del quartiere dell’Acquasanta. Indagato anche per usura, concussione, peculato e abuso d'ufficio. L'indagine della Procura di Palermo riguarda una vicenda del 2006, quando Mineo era assessore comunale alla Protezione civile a Palermo, giunta Cammarata (e come ti sbagli?). La proposta in questione prevedeva di affidare ad alcune associazioni la vigilanza nei mercati rionali della città. Ma qualche mese dopo il tg satirico Striscia la notizia scoprì che le sette associazioni coinvolte avevano presentato un unico progetto fotocopia. Martino Morsello, Movimento dei Forconi, indagato per bancarotta fraudolenta, falso e truffa. Giovanni Mauro, Grande Sud, condannato e assolto per truffa, condannato e assolto per diffamazione, condannato e assolto per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Raffaele Nicotra, Udc, indagato nell’inchiesta Euroracket su presunti episodi di voto di scambio, che ha portato nel 2001 a 44 arresti tra le file del clan mafioso Santapaola. Ex sindaco di Aci Catena, poi sciolto per mafia. Antonio Paladino, candidato per Grande Sud a sostegno di Miccichè Presidente. Ma anche per l'Udc a sostegno di Crocetta Presidente. Primo uno, poi il salto (della quaglia) nell'altro. Stesso manifesto. Stessa foto, stessa giacca, stessa camicia, stessa faccia pingue. Stesso slogan ("Sosteniamo lo sviluppo ed il lavoro", e chi non lo vuole?). Dal manifesto per l'Udc è sparito l'appellativo di "dott.", presente nel manifesto per Grande Sud. Era troppo anche per lui.

  

Francesco Parlavecchio, Mpa, indagato per omissione d'atti d'ufficio. Giuseppe Picciolo, Mpa, indagato per simulazione di reato e calunnia aggravata: avrebbe spedito lettere anonime che parlavano di presunti illeciti nella gestione dei rifiuti di Messina. Gianni Pompeo, indagato a Trapani per abuso d'ufficio per una vicenda legata all'affidamento diretto dei servizi di trasmissione delle sedute del Consiglio a una emittente locale. Domenico Rotella, candidato Pid a Catania, condannato a due anni e 3 mesi per abuso d'ufficio. Ex assessore all'Ambiente alla Provincia di Catania, ex deputato regionale, ex assessore al turismo del Governo Cuffaro. Antonino Sinatra in realtà non è candidato: la Corte d'Appello di Palermo lo ha escluso dalle prossime elezioni perchè si era presentato in due liste avversarie, Grande Sud a sostegno di Gianfranco Miccichè e Pid a sostegno di Nello Musumeci. Il livello superiore del bipartisan. Pippo Sorbello, candidato Udc a Siracusa, ex assessore della giunta Lombardo, ex sindaco di Melilli (Siracusa), indagato e poi uscito da un'inchiesta per voto di scambio, nel novembre 2011 condannato in primo grado dal tribunale di Siracusa a quattro mesi di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per abuso d'ufficio per la pubblicazione di materiale elettorale finanziato con fondi pubblici. Giacomo Scala, candidato Pd a Trapani, ex sindaco di Alcamo e presidente di Anci Sicilia, indagato per abuso d'ufficio e falso. La prossima udienza è prevista per il 15 ottobre, mentre il 29 dello stesso mese (il giorno dopo le elezioni) i giudici si ritireranno in camera di consiglio per la sentenza [il 26 settembre Rosario Crocetta annuncia l'esclusione di Scala dalla sua lista, ma è comunque candidato].


Sono tutti candidati per le elezioni del 28 ottobre. 

Da Fiorito alla Regione Lombardia, è un'Italia unita.  

Un grazie a Salvo Grillo e alle sue "Pecore sicule".


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domenica 2 settembre 2012

Il cavaliere oscuro - Il ritorno di C. Nolan. Recensione

Il cavaliere oscuro – Il ritorno
di Christopher Nolan
con Christian Bale, Gary Oldman, Morgan Freeman, Michael Caine, Anne Hathaway
Azione, 164 min., USA, GB, 2012

Uno spettro si aggira per Gotham City: quello spettro è Batman

Scusate se rielaboro la celeberrima sentenza marxiana ma, in questo modo, riesco in un sol colpo a darvi qualche indizio su ciò che funziona e ciò che non funziona nell’ultimo film di Nolan, che passo a presentarvi per punti.

Ciò che non funziona:

1) Sceneggiatura semplice. Troppo semplice. Mi stupisco di tutti quei critici che hanno consigliato più di una visione per sviscerare i contenuti del film. Io declino l’invito con un bel “No grazie”, perché non riuscirei a rivedere tre ore di frasi fatte e luoghi comuni come “Non è importante il corpo ma l’anima”, “Per aumentare la forza bisogna avere paura della morte” e via dicendo. Come non riuscirei a vedere ancora il grande eroe tormentato del secondo capitolo ridotto al rango di macchietta. In questo capitolo la scena gli viene rubata da personaggi di contorno che non ci colpiscono più di tanto e i suoi tormenti lasciano il posto a situazioni poco plausibili. Qualcuno dirà che è giusto così. Ma c’è anche chi pensa, e io sono tra questi, che Il cavaliere oscuro - Il ritorno segni un passo indietro importante nell’evoluzione del genere ed elimina con un veloce colpo di spugna la novità che il capitolo precedente aveva presentato.

2) Come anticipato i personaggi non funzionano. Principalmente perché, se nel capitolo precedente l’attenzione era focalizzata sui due protagonisti (Batman e Joker), qui la selva è stata ampliata all’inverosimile senza conferire al film le peculiarità di un film corale. Le varie figure non vengono pertanto approfondite a sufficienza e l’interesse per loro scema precipitosamente. A Batman (C. Bale) manca il tormento, a Catwoman (A. Hathaway) le ragioni del suo sex appeal, a Bane (T. Hardy) la credibilità di cattivo (da qui si capisce la levatura della prova di Joker-H. Ledger) a Miranda Tate (M. Cotillard) la malizia.

3) Zero pathos, nessun combattimento o scena memorabile (vi ricordate, invece, la rapina con cui si apre il capitolo precedente?), nonché numerose riproposizioni di scene già viste. Qualche esempio? La bomba (e come viene trattata) l’avevamo già vista in Spider-Man 2; la modalità con cui Batman deve uscire dalla prigione/pozzo sembra il “salto nella fede” di Indiana Jones e l’ultima crociata (1989, S. Spielberg); Bruce Wayne torna a vincere il male soprattutto grazie alle sue attrezzature come accade con il protagonista di Iron Man 2. Come se non bastasse i combattimenti sono alquanto irreali. Si pensi che quando Batman è circondato gli avversari armati sembrano aspettare di essere sconfitti non sparando neanche un colpo.

4) Il finale (che mi vergogno ad esplicitare) sembra una presa in giro e schiude scenari che non vorremo vedere.

Cosa poteva funzionare (e non ha funzionato):

La critica sociale. Ad un certo punto del film parteggiamo per il cattivone Bane perché sembra mettere in piedi una sommossa popolare per il riscatto proletario contro lo strapotere dei ricconi di Gotham (che poi è New York) che hanno corrotto la città (e il mondo intero). Assistiamo dunque a una vera e propria Rivoluzione d’ottobre con immancabile attacco al Palazzo d’Inverno (qui la Borsa) e processi sommari che ci fanno sperare in una sterzata in senso politico del film intero e, magari, in un finale politically uncorrect che abbia la forza di rivoluzionare il tradizionale conservatorismo dei blockbusteroni hollywoodiani. E invece… E invece il tutto si risolve in una critica proprio alla sollevazione popolare, che genera solo anarchia e maggiori ingiustizie e che si scopre essere nient’altro che un piano per una vendetta personale.

Voto: 6 su 10

(Film visionato il 1 settembre 2012)




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