domenica 29 luglio 2012

Il primo uomo di G. Amelio

Il primo uomo
di Gianni Amelio
con Jacques Gamblin, Maya Sansa, Catherine Sola, Denis Podalydès
Biografico, 100 min., Italia, Francia, Algeria, 2011

E pensare che Il primo uomo è nato come una sorta di “ripiego”. Gianni Amelio doveva girare un film sull’immigrazione paterna in Argentina ma sembra che produttori e committenti lo abbiano piantato in asso. La conseguente necessaria virata lo ha fatto approdare alla trasposizione dell’ultimo incompiuto romanzo omonimo di Albert Camus.

Ne è uscita un’opera asciutta, misurata, delicata, profonda. Una sorta di romanzo di formazione in immagini che poggia sull’educazione alla vita e ai sentimenti di Jacques Cormery (Jacques Gamblin), il protagonista. Questi è uno scrittore algerino di successo che dalla Francia torna al suo paese d’origine ufficialmente per una conferenza all’università ma, in fondo, per ricongiungersi con i suoi cari. Come una madeleine proustiana, è il letto sul quale Jacques si mette a dormire che fa scattare il meccanismo del ricordo che ci porterà a conoscere l’Algeria colonizzata d’inizio XX secolo ed il bambino che era.

Grazie all’ottima prova degli attori (su tutti Gamblin, ma anche il Jacques bambino Nino Jouglet) e alla sobrietà del racconto, veniamo assorbiti da quella che è un’ottima riflessione sull’identità (chi siamo, dove andiamo, cosa facciamo) senza mai dimenticare che essa è profondamente legata al nostro luogo d’origine. Un gradino sopra Terraferma (Emanuele Crialese, 2011), molti rispetto a Baarìa (Giuseppe Tornatore, 2009), Amelio ha creato una piccola e perfetta perla che nobilita il cinema italiano del 2012.

Voto: 8 su 10

(Film visionato il 20 luglio 2012) 



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mercoledì 25 luglio 2012

19 luglio 2012: Roberto Scarpinato, Via d'Amelio, Palermo

Caro Paolo,
oggi siamo qui a commemorarti in forma privata perché più trascorrono gli anni e più diventa imbarazzante il 23 maggio ed il 19 luglio partecipare alle cerimonie ufficiali che ricordano le stragi di Capaci e di via D’Amelio.
Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà.
E come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l’anima in cambio di promozioni in carriera o dell’accesso al mondo dorato dei facili privilegi.
Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio, di concederci un giorno di tregua dalla loro presenza. Ma, soprattutto, verrebbe da chiedere che almeno ci facessero la grazia di tacere, perché pronunciate da loro, parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti.
Voi che a null’altro credete se non alla religione del potere e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perché questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che sacrificò la propria vita perché parole come Stato, come Giustizia, come Legge acquistassero finalmente un significato e un valore nuovo in questo nostro povero e disgraziato paese.

Un paese nel quale per troppi secoli la legge è stata solo la voce del padrone, la voce di un potere forte con i deboli e debole con i forti. Un paese nel quale lo Stato non era considerato credibile e rispettabile perché agli occhi dei cittadini si manifestava solo con i volti impresentabili di deputati, senatori, ministri, presidenti del consiglio, prefetti, e tanti altri che con la mafia avevano scelto di convivere o, peggio, grazie alla mafia avevano costruito carriere e fortune.
Sapevi bene Paolo che questo era il problema dei problemi e non ti stancavi di ripeterlo ai ragazzi nelle scuole e nei dibattiti, come quando il 26 gennaio 1989 agli studenti di Bassano del Grappa ripetesti: “Lo Stato non si presenta con la faccia pulita… Che cosa si è fatto per dare allo Stato… Una immagine credibile?… La vera soluzione sta nell’invocare, nel lavorare affinché lo Stato diventi più credibile, perché noi ci dobbiamo identificare di più in queste istituzioni”.
E a un ragazzo che ti chiedeva se ti sentivi protetto dallo Stato e se avessi fiducia nello Stato, rispondesti: “No, io non mi sento protetto dallo Stato perché quando la lotta alla mafia viene delegata solo alla magistratura e alle forze dell’ordine, non si incide sulle cause di questo fenomeno criminale”. E proprio perché eri consapevole che il vero problema era restituire credibilità allo Stato, hai dedicato tutta la vita a questa missione.
Nelle cerimonie pubbliche ti ricordano soprattutto come un grande magistrato, come l’artefice insieme a Giovanni Falcone del maxiprocesso che distrusse il mito della invincibilità della mafia e riabilitò la potenza dello Stato. Ma tu e Giovanni siete stati molto di più che dei magistrati esemplari. Siete stati soprattutto straordinari creatori di senso.
Avete compiuto la missione storica di restituire lo Stato alla gente, perché grazie a voi e a uomini come voi per la prima volta nella storia di questo paese lo Stato si presentava finalmente agli occhi dei cittadini con volti credibili nei quali era possibile identificarsi ed acquistava senso dire “ Lo Stato siamo noi”. Ci avete insegnato che per costruire insieme quel grande Noi che è lo Stato democratico di diritto, occorre che ciascuno ritrovi e coltivi la capacità di innamorarsi del destino degli altri. Nelle pubbliche cerimonie ti ricordano come esempio del senso del dovere.
Ti sottovalutano, Paolo, perché la tua lezione umana è stata molto più grande. Ci hai insegnato che il senso del dovere è poca cosa se si riduce a distaccato adempimento burocratico dei propri compiti e a obbedienza gerarchica ai superiori. Ci hai detto chiaramente che se tu restavi al tuo posto dopo la strage di Capaci sapendo di essere condannato a morte, non era per un astratto e militaresco senso del dovere, ma per amore, per umanissimo amore.
Lo hai ripetuto la sera del 23 giugno 1992 mentre commemoravi Giovanni, Francesca, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Parlando di Giovanni dicesti: “Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto di amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato”.
Questo dicesti la sera del 23 giugno 1992, Paolo, parlando di Giovanni, ma ora sappiamo che in quel momento stavi parlando anche di te stesso e ci stavi comunicando che anche la tua scelta di non fuggire, di accettare la tremenda situazione nella quale eri precipitato, era una scelta d’amore perché ti sentivi chiamato a rispondere della speranza che tutti noi riponevamo in te dopo la morte di Giovanni.
Ti caricammo e ti caricasti di un peso troppo grande: quello di reggere da solo sulle tue spalle la credibilità di uno Stato che dopo la strage di Capaci sembrava cadere in pezzi, di uno Stato in ginocchio ed incapace di reagire.
Sentisti che quella era divenuta la tua ultima missione e te lo sentisti ripetere il 4 luglio 1992, quando pochi giorni prima di morire, i tuoi sostituti della Procura di Marsala ti scrissero: “La morte di Giovanni e di Francesca è stata per tutti noi un po’ come la morte dello Stato in questa Sicilia. Le polemiche, i dissidi, le contraddizioni che c’erano prima di questo tragico evento e che, immancabilmente, si sono ripetute anche dopo, ci fanno pensare troppo spesso che non ce la faremo, che lo Stato in Sicilia è contro lo Stato e che non puoi fidarti di nessuno. Qui il tuo compito personale, ma sai bene che non abbiamo molti altri interlocutori: sii la nostra fiducia nello Stato”.
Missione doppiamente compiuta, Paolo. Se riuscito con la tua vita a restituire nuova vita a parole come Stato e Giustizia, prima morte perché private di senso. E sei riuscito con la tua morte a farci capire che una vita senza la forza dell’amore è una vita senza senso; che in una società del disamore nella quale dove ciò che conta è solo la forza del denaro ed il potere fine a se stesso, non ha senso parlare di Stato e di Giustizia e di legalità.
E dunque per tanti di noi è stato un privilegio conoscerti personalmente e apprendere da te questa straordinaria lezione che ancora oggi nutre la nostra vita e ci ha dato la forza necessaria per ricominciare quando dopo la strage di via D’Amelio sembrava – come disse Antonino Caponnetto tra le lacrime – che tutto fosse ormai finito.
Ed invece Paolo, non era affatto finita e non è finita. Come quando nel corso di una furiosa battaglia viene colpito a morte chi porta in alto il vessillo della patria, così noi per essere degni di indossare la tua stessa toga, abbiamo raccolto il vessillo che tu avevi sino ad allora portato in alto, perché non finisse nella polvere e sotto le macerie.
Sotto le macerie dove invece erano disposti a seppellirlo quanti mentre il tuo sangue non si era ancora asciugato, trattavano segretamente la resa dello Stato al potere mafioso alle nostre spalle e a nostra insaputa.
Abbiamo portato avanti la vostra costruzione di senso e la vostra forza è divenuta la nostra forza sorretta dal sostegno di migliaia di cittadini che in quei giorni tremendi riempirono le piazze, le vie, circondarono il palazzo di giustizia facendoci sentire che non eravamo soli.
E così Paolo, ci siamo spinti laddove voi eravate stati fermati e dove sareste certamente arrivati se non avessero prima smobilitato il pool antimafia, poi costretto Giovanni ad andar via da Palermo ed infine non vi avessero lasciato morire.
Abbiamo portato sul banco degli imputati e abbiamo processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei Servizi segreti e della Polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi di vertice dell’economia e della finanza e molti altri.
Uno stuolo di sepolcri imbiancati, un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole, che affollano i migliori salotti, che nelle chiese si battono il petto dopo avere partecipato a summit mafiosi. Un esercito di piccoli e grandi Don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano sarebbero stati nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato, uccidere i suoi rappresentanti e questo paese si sarebbe liberato dalla mafia da tanto tempo.
Ma, caro Paolo, tutto questo nelle pubbliche cerimonie viene rimosso come se si trattasse di uno spinoso affare di famiglia di cui è sconveniente parlare in pubblico. Così ai ragazzi che non erano ancora nati nel 1992 quando voi morivate, viene raccontata la favola che la mafia è solo quella delle estorsioni e del traffico di stupefacenti.
Si racconta che la mafia è costituita solo da una piccola minoranza di criminali, da personaggi come Riina e Provenzano. Si racconta che personaggi simili, ex villici che non sanno neppure esprimersi in un italiano corretto, da soli hanno tenuto sotto scacco per un secolo e mezzo la nostra terra e che essi da soli osarono sfidare lo Stato nel 1992 e nel 1993 ideando e attuando la strategia stragista di quegli anni. Ora sappiamo che questa non è tutta la verità.
E sappiamo che fosti proprio tu il primo a capire che dietro i carnefici delle stragi, dietro i tuoi assassini si celavano forze oscure e potenti. E per questo motivo ti sentisti tradito, e per questo motivo ti si gelò il cuore e ti sembrò che lo Stato, quello Stato che nel 1985 ti aveva salvato dalla morte portandoti nel carcere dell’Asinara, questa volta non era in grado di proteggerti, o, peggio, forse non voleva proteggerti.
Per questo dicesti a tua moglie Agnese: “Mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere, la mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno”. Quelle forze hanno continuato ad agire Paolo anche dopo la tua morte per cancellare le tracce della loro presenza. E per tenerci nascosta la verità, è stato fatto di tutto e di più.
Pochi minuti dopo l’esplosione in Via D’Amelio mentre tutti erano colti dal panico e il fumo oscurava la vista, hanno fatto sparire la tua agenda rossa perché sapevano che leggendo quelle pagine avremmo capito quel che tu avevi capito.
Hanno fatto sparire tutti i documenti che si trovavano nel covo di Salvatore Riina dopo la sua cattura. Hanno preferito che finissero nella mani dei mafiosi piuttosto che in quelle dei magistrati. Hanno ingannato i magistrati che indagavano sulla strage con falsi collaboratori ai quali hanno fatto dire menzogne. Ma nonostante siano ancora forti e potenti, cominciano ad avere paura.
Le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose, perché hanno capito che non ci fermeremo, perché sanno che è solo questione di tempo. Sanno che riusciremo a scoprire la verità. Sanno che uno di questi giorni alla porta dei loro lussuosi palazzi busserà lo Stato, il vero Stato quello al quale tu e Giovanni avete dedicato le vostre vite e la vostra morte.
E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà dinanzi alla Nazione.


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domenica 22 luglio 2012

The Traumatics: dalla carta alla realtà

Gli estimatori di Jonathan Franzen avranno già riconosciuto nel titolo il nome della rockband inventata dalla scrittore americano nel suo ultimo romanzo, Libertà (Freedom), il cui frontman Richard Katz, leader carismatico e affascinante, finisce per tutta la vita a fare il terzo incomodo tra Walter e Patty, in un triangolo che poi, nella loro maturità, diventerà un quadrato. 

Ancora prima di comparire fisicamente sulla scena, Richard viene descritto per la prima volta da Eliza, l’amica del college di Patty, con parole enfatiche ed estasiate che riescono bene ad evocarne la forte carica sessuale, tratto distintivo che non lo abbandonerà mai nel corso del racconto: «Sai, è così grande che mi sembra di venire ribaltata da una stella di neutroni. Di venire cancellata da una gigantesca gomma da cancellare».
A poche righe di distanza segue la descrizione di Patty: «Richard somigliava tantissimo (cosa che nel corso degli anni fu notata e fatta oggetto di commenti da molte altre persone, oltre a Patty) al dittatore libico Muammar Gheddafi. Aveva gli stessi capelli neri, le stesse guance abbronzate e butterate, la stessa maschera sorridente e compiaciuta da uomo-forte-che-passa-in-rassegna-le-truppe-e-i-lanciarazzi, e dimostrava circa quindici anni più dell’amico».

Oltre alla presenza fisica, l’altro elemento che rende Richard molto popolare e desiderato dalle ragazze è il fatto di essere leader e fondatore dei Traumatics, un gruppo che conosce alterne fortune: «Lui e Herrera impiegarono tre anni a ricostituire i Traumatics, con la bionda, bella e problematica Molly Tremain come seconda voce, e a pubblicare il loro primo lp, Greetings from the Bottom of the Mine Shaft, con una casa discografica microscopica. Quando suonarono all’Entry di Minneapolis, Walter andò a vederli, ma alle dieci e mezza era già tornato a casa da Patty e dalla piccola Jessica, portandosi dietro sei copie del disco [...]. Il secondo disco della band, In Case You Hadn’t Noticed, venne notato tanto quanto il primo, ma il terzo, Reactionary Splendor, uscí per una casa discografica meno microscopica e venne citato in parecchie classifiche dei Migliori Dieci di fine anno».
Nel romanzo il nome di Katz comincia allora ad essere associato a quello di musicisti realmente esistenti, tra cui i Buzzcocks, di cui i Traumatics aprono un concerto, Michael Stipe, i Wilco e i Bright Eyes di Conor Oberst, alla cui esibizione Richard è letteralmente trascinato da un euforico Walter: «Oberst, con indosso uno smoking blu polvere, salì sul palco senza gli altri, si mise un’acustica a tracolla e mormorò due lunghe canzoni senza l’accompagnamento della band. Non era un pacco, era un autentico ragazzo prodigio, e quindi per Katz ancora più indigeribile. Il numero da Artista Profondo e Tormentato, l’autoindulgenza con cui spingeva le canzoni oltre i naturali limiti di sopportazione, gli ingegnosi crimini contro le convenzioni del pop: recitava la sincerità, e quando la recita minacciava di svelare la sincerità come falsa, recitava la sua sincera angoscia per la difficoltà di essere sincero. Poi venne fuori il resto del gruppo, comprese le giovani coriste, tre splendide Grazie in abito da vamp, e nel complesso fu un ottimo concerto: Katz non si abbassò a negarlo».
Se Franzen ricorre qui ad un meccanismo collaudato facendo convivere nel suo romanzo personaggi reali accanto ad altri assolutamente inventati, una ben più insolita fusione tra realtà e immaginazione si realizza quando sono i personaggi di carta a sfuggire dal controllo dell’autore e a diventare vivi, uscendo dalle pagine del romanzo e cominciando a condurre la propria esistenza nel mondo reale.
È quanto accaduto ai Traumatics i quali, appunto, ora esistono davvero, con tanto di pagina Facebook e Twitter, video su Youtube e due album all’attivo che riproducono fedelmente titoli, canzoni e testi presenti nel romanzo. Il titolo del primo album è infatti Insanely Happy, disponibile su iTunes da maggio dell’anno scorso e seguito, meno di un anno dopo, da Reactionary Splendor e dal recente Greetings from the Mine Shaft.
Il gruppo potrebbe avere tratto ispirazione da una “playlist di canzoni che Richard Katz potrebbe non odiare” compilata da Franzen durante una puntata dell’Oprah Winfrey Show.

Quello che stupisce, tuttavia, non è tanto o solo l’influenza esercitata dalla letteratura sulla realtà, un fenomeno di cui si potrebbero citare molti esempi, quanto piuttosto il livello di fusione raggiunto tra i due piani, una fusione pressoché totale.
Infatti, a due anni dalla nascita dei Traumatics, rimane del tutto ignota la reale identità degli artisti che si celano dietro questo nome, i quali non hanno mai suonato dal vivo, mentre testi e canzoni sono accreditate nientemeno che a Richard Katz e Jonathan Franzen e ovunque sul web si riportano come membri della band i personaggi inventati dallo scrittore, vale a dire, oltre a Katz, Herrera, Molly Tremain “and friends”.
E a rendere ancora più interessante la questione è che le tracce degli album non sono per niente male, anzi ricordano da vicino le sonorità - nonché la stessa voce - di Lou Reed.
Si può parlare di plagio? Forse. Ancora non si sa se Franzen abbia avallato il progetto o ne sia invece estraneo, anche se, almeno in una prima fase, è più probabile la seconda ipotesi.
Certamente negli ultimi anni la cultura si è trasformata profondamente, assumendo forme e sfumature inedite, fondate su una giustapposizione di piani e una interdipendenza tra prodotti e arti diverse.
Episodi del genere sono all’ordine del giorno in campi come la musica e il cinema, dove materiali originali vengono rielaborati e manipolati fino a diventare oggetti rinnovati, portatori di un nuovo significato. In questo processo la letteratura è invece un terreno ancora poco esplorato.
Nella maggioranza dei casi si rimane infatti nello stesso ambito di partenza, poiché la rielaborazione di prodotti testuali preesistenti dà vita ad altre creazioni letterarie: si pensi al caso degli spin-off di saghe famose, prodotti sempre su carta.

In ogni modo il mistero che avvolge i Traumatics potrebbe presto dissolversi, dato che essi stessi, attraverso la voce del fantomatico frontman Richard Katz hanno annunciato l’intenzione di intraprendere un tour mondiale (che li porterà anche in Italia), a patto di raccogliere attraverso donazioni volontarie almeno 5ooo dollari entro il 6 agosto, necessari per finanziare i concerti.
Staremo a vedere.
Anche se, fino ad ora, sono stati donati solo 70 dollari.


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venerdì 20 luglio 2012

Paradiso amaro (The Descendants) di A. Payne. Recensione

Paradiso amaro (The Descendants)
di Alexander Payne
con George Clooney, Shailene Woodley, Amara Miller, Nick Crause
Drammatico, 115 min., USA, 2011

Sono due le cose che colpiscono di questo film. Da una parte le atmosfere create e quindi la regia, dall’altra la sceneggiatura. In quest’ultimo caso è rilevante constatare che benché gli sceneggiatori abbiano utilizzato un linguaggio (anche dei corpi) semplice e talvolta sopra le righe (soprattutto nei comportamenti degli adolescenti del film) la storia è interessante e per niente banale: una famiglia per varie ragioni disastrata ritrova sé stessa grazie ad una tragedia, in questo caso una madre morente e fedifraga che spinge tutti i personaggi a fare i conti in primis con loro stessi e successivamente con i loro consanguinei.

Come in Little Miss Sunshine (Jonathan Dayton e Valerie Faris, 2006) e I ragazzi stanno bene (The Kids Are Allright, 2010), la sobrietà della regia e la recitazione degli attori danno vita ad un quadro multiforme: tragico e simpatico allo stesso tempo, ma senza mai cadere nel grottesco, il film scorre senza mai un momento di difficoltà verso un finale ampiamente prevedibile, ma non per questo vuoto di significato. Sono poi le atmosfere dei luoghi in cui si muovono i personaggi  e il conseguente gioco di contrasti che si viene a creare tra le emozioni dei personaggi e i cambiamenti climatici e i colori delle Hawaii il vero valore aggiunto dell’opera, a rimarcare l’essenza di una vita che è gioia e dolore, amore e morte, una corsa disperata in mocassini su una strada bagnata.  

Voto: 7 su 10

(Film visionato il 17 luglio 2012)



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sabato 14 luglio 2012

Quasi amici - Intouchables di E. Toledano e O. Nakache

Quasi amici - Intouchables
di Eric Toledano e Olivier Nakache
con Francois Cluzet, Omar Sy, Anne Le Ny
Commedia, 112 min., Francia, 2011

Non voglio ripercorrere qui la storia narrata dalla pellicola (già ampiamente conosciuta anche da chi il film non l’ha visto), ma voglio sfruttare l’occasione per ricordare un assunto fondamentale del cinema.

Per chi ancora non lo sapesse, l’ingrediente fondamentale per fare una buona commedia è la morte. Il senso di morte deve attraversare tutta la pellicola, fungendo da spauracchio da irridere e sbeffeggiare con costanza e dedizione.

Quasi amici mette mirabilmente in scena questo assunto, ormai dimenticato dal cinema italiano, avvalendosi del piglio secco del racconto, del passaggio dalla comicità al dramma e, soprattutto, del “sempreverde” gioco di contrasti. In questo caso: handicap fisico/handicap sociale, ricchezza/povertà, voglia di morire nonostante la ricchezza/voglia di vivere nonostante la povertà, ironia/severità.

Qualcuno penserà che tutto questo sia banale. Lo è, ma funziona.

Voto: 8 su 10

(Film visionato il 7 luglio 2012)



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venerdì 13 luglio 2012

Voglio conoscere il titolista di Libero

Voglio conoscerlo, voglio sapere chi lo autorizza a uscirsene con questi titoli, così sottilmente ironici:


Ma non c'è un codice etico nel nostro mestiere? Una carta che funga da regolamento? Non esistono sanzioni, nè limiti?


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Critiche e coglioni


Il concetto di democrazia del signor Monti è: parli solo chi è d'accordo con noi. Infatti, in merito alle parole del presidente di Confindustria Squinzi, che si è espresso criticamente nei confronti del decreto sui tagli alla spesa pubblica (parlando addirittura di "macelleria sociale"), Monti molto democraticamente si è espresso così:


Ora cos'altro è questa affermazione se non la piena, e non so quanto inconsapevole, confessione che il nostro Stato gode ormai di una sovranità limitata per cui il libero esercizio del proprio diritto di espressione e di opinione deve essere condizionato dalle congiunture economiche che non dipendono da noi? Cos'altro è se non l'espressione di un'idea distorta di democrazia per cui può parlare solo chi si conforma alla massa?
Ma soprattutto qual è la differenza tra questa elegante forma di arroganza istituzionale e quella più triviale del B. che a suo tempo giudicò "coglione chi vota la sinistra"? A nostro parere, nessuna. Assolutamente nessuna.


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venerdì 6 luglio 2012

La 74esima

Oggi è stata ammazzata la 74esima donna dall'inizio del 2012. Maria Anastasi, 39 anni, madre di due figli e in attesa del terzo (era al nono mese di gravidanza), è stata uccisa e bruciata dal marito che la picchiava e la costringeva a vivere in casa con l'amante. Di seguito pubblichiamo l'elenco delle altre 73 vittime della violenza di un fidanzato, marito, padre, amico. Una strage che, come quella dei morti sul lavoro, non ha mai fine.
L'elenco è tratto dal Fatto Quotidiano dello scorso 26 giugno.

Lenuta Lazar, 31 anni
2 gennaio 2012
Prostituta romena, accoltellata a Chiesuol del Fosso (Fe). Il killer ha tentato il suicidio poi ha confessato.
Yuezhu Chen, 20 anni
3 gennaio 2012
Prostituta, strangolata a Milano da un egiziano, suo cliente abituale.
Antonella Riotino, 21 anni
6 gennaio 2012
È stata soffocata a Putignano (Ba) dal fidanzato 19enne geloso.
Antonia Azzolini, 66 anni
7 gennaio 2012
Uccisa dal marito in un hotel di Bari. L’uomo poi si è suicidato. Avevano problemi economici.
Fabiola Speranza, 45 anni
9 gennaio 2012
Dopo l’ennesima lite, il marito le ha sparato fino a scaricare la pistola. Era di Atripalda (Av).
Nunzia Rindinella, 78 anni Stefania Mighali, 39 anni Daniela, 8 anni
12 gennaio 2012
Pietro Fiorentino, 40 anni, non accettava la fine della storia con la moglie Stefania, così ha ucciso tutti: la donna, sua figlia Daniela, sua madre Nunzia e il cognato Hans, di 55 anni. L’uomo ha dato fuoco ai corpi poi si è suicidato. È accaduto a Trapani.
Rosetta Trovato, 38 anni
14 gennaio 2012
È stata strangolata dal marito a Scicli, nel Ragusano. L’uomo, un violento, la picchiava abitualmente.
Grazyna Tarkowska, 46 anni
14 gennaio 2012
Polacca, uccisa a Civitanova Marche (MC). A dicembre aveva subìto una prima aggressione dal marito al quale, però, non era stato revocato il porto d’armi.
Enzina Cappuccio, 34 anni
15 gennaio 2012
Madre di sei bambini, disabile, è stata uccisa a pugni dal marito a Marano (Na). L’uomo si è difeso: “Ero ubriaco”.
Sharna Gafur, 18 anni
15 gennaio 2012
Bengalese, strangolata con una sciarpa a Monza dal fidanzato geloso.
Maura Carta, 58 anni
24 gennaio 2012
Picchiata a morte a Mandas (Ca) dal figlio, depresso per la morte del fratello. Un anno prima lui era stato allontanato da casa.
Cristina Marian, 23 anni27 gennaio 2012
Ballerina ungherese di night, è stata trovata col cranio fracassato e un sacchetto in testa a Porto Potenza Picena (MC).
Leda Corbelli, 65 anni4 febbraio 2012
È morta a Novate Milanese (Mi) dopo due mesi di agonia: il 17 dicembre il convivente le aveva dato fuoco.
Domenica Menna, 24 anni4 febbraio 2012
Uccisa a Fognano (Pr) dall’ex fidanzato, una guardia giurata che non accettava la fine della loro relazione.
Elda Tiberio, 93 anni4 febbraio 2012
Picchiata a morte dal figlio 69enne a Lanciano (Ch). L’uomo ha problemi psichici.
Loveth Eward, 22 anni5 febbraio 2012
Prostituta nigeriana trovata morta tra la spazzatura non lontano dal Tribunale di Palermo.
Ave Ferraguti, 72 anni
5 febbraio 2012
Parmense, soffriva di una malattia degenerativa. Il marito non la sopportava più e l’ha strangolata.
Rosanna Siciliano, 37 anni7 febbraio 2012
“Papà ha ucciso la mamma e si è suicidato” ha detto la figlia undicenne al 118. Vivevano a Palermo.
Immigrata di colore, 25 anni8 febbraio 2012
Trovata strangolata nella sua auto nei pressi della stazione di Napoli. Le cronache non riportano neanche il suo nome.
Antonia Bianco, 43 anni13 febbraio 2012
Uccisa per strada dall’ex compagno a San Giuliano Milanese con una stilettata al cuore. “Mi ha picchiato ancora”, le sue ultime parole.
Nike Adekunle, 20 anni15 febbraio 2012
Prostituta nigeriana, bruciata viva a Palermo. Si era ribellata ai suoi aguzzini, voleva scappare a Roma col fidanzato.
Edyta Kozakiewicz, 39 anni15 febbraio 2012
Polacca, picchiata e soffocata a Modena dal convivente italiano. Trovata nuda in casa.
Tommasina Ugolotti, 77 anni17 febbraio 2012
Uccisa a Latiano (Br) dal figlio. I carabinieri erano intervenuti più volte in passato.
Wally Urbini, 88 anni22 febbraio 2012
Uccisa per rapina a Cesena dalla vicina di casa marocchina.
Fernanda Frati, 70 anni24 febbraio 2012
Accoltellata dal figlio con cui viveva a Maniago (Pn).
Elisabeth Sacchiano, 73 anni24 febbraio 2012
Soffocata dal marito 79enne a Siracusa. “Era depressa”, ha detto l’uomo.
Qiaoli Hu, 39 anni25 febbraio 2012
Cinese, accoltellata a Cavriana (Bs) da un ex dipendente che le aveva chiesto soldi.
Brunella Cock, 30 anni28 febbraio 2012
Trans trovata morta davanti al canile. Un uomo fermato mentre sotterra una pistola.
Patrizia Klear, 31 anni1 marzo 2012
Tedesca, sgozzata a Grottaminarda (Av). È stata trovata nel vialetto di casa dei suoceri.
Gabriella Lanza, 49 anni2 marzo 2012
Uccisa a Napoli dal marito, che poi si è sparato. All’origine del gesto, motivi economici.
Gabriella Falzoni, 51 anni4 marzo 2012
Il marito scopre un sms sul suo cellulare e la strangola. È accaduto a Roverbella (Mn).
Francesca Alleruzzo, 45 anni Chiara Matalone, 19 anni4 marzo 2012
Mario Albanese, un camionista originario del Barese, non accetta la fine del matrimonio e uccide a Brescia l’ex moglie, la figlia di lei e il fidanzato di quest’ultima.
Anna Cappilli, 81 anni5 marzo 2012
Picchiata e soffocata a Torino dal vicino di casa, che secondo la donna non pagava l’affitto.
Esmeralda Encalada, 49 anni5 marzo 2012
Ecuadoregna, uccisa a Piacenza dall’ex fidanzato, un muratore siciliano, che non accettava la fine della relazione.
Maria Diviccaro, 62 anni Maria Strafile, 65 anni15 marzo 2012
Trovate morte soffocate in casa a Barletta. La seconda era la badante della prima. L’omicidio sembra legato a questioni patrimoniali.
Rita Pullara, 64 anni19 marzo 2012
Soffocata dal marito a Caselle (To) per motivi legati alla gestione economica dei figli.
Concetta Milone, 77 anni19 marzo 2012
Uccisa dal marito a Mesagne (Br), convinto che “fosse posseduta dal demonio”.
Annamaria Pinto, 50 anni23 marzo 2012
Il marito, ex carabiniere, le ha sparato a Ladispoli (Rm). Ha detto che la donna era ossessionata dal diavolo.
Hane Gjelaj, 46 anni26 marzo 2012
Accoltellata per strada a Noale (Ve) dal marito disoccupato. Era lei a mantenere la famiglia.
Carmela Iamundi, 52 anni
26 marzo 2012
“Non ce l’ho fatta a puntare l’arma verso di me, così ho ucciso lei”, ha detto il marito. Successo a Prata Sannita (Ce).
Alfina Grande, 44 anni
28 marzo 2012
Precipitata dal balcone a Tori-no. Era tornata da poco con l’ex marito, che in passato aveva denunciato per maltrattamenti.
Camilla Auciello, 35 anni
2 aprile 2012
Presa a martellate dall’ex compagno a Baricella (Bo). Lui non accettava la fine della relazione.
Gianna Toni, 50 anni
12 aprile 2012
Colpita da due proiettili sparati dal compagno a Calenzano (Fi). L’uomo, che ha ferito di striscio una delle figlie, ha tentato il suicidio.
Giacomina Zanchetta, 67 anni
19 aprile 2012
Uccisa dal marito a Vittorio Veneto (Tv). “Prima o poi mi ammazza, ho i giorni contati”, aveva confidato alle amiche.
Tiziana Olivieri, 40 anni
20 aprile 2012
Il compagno, 26 anni, la strangola e dà fuoco alla casa. Poi è costretto a confessare.
Rosa Genovese, 26 anni
27 aprile 2012
Uccisa a Villapiana (Cs) dalla madre che ammazza pure il marito e tenta il suicidio.
Vanessa Scialfa, 20 anni
27 aprile 2012
Strangolata dal fidanzato che poi ha avvolto il corpo in un lenzuolo e lo ha gettato da un cavalcavia nell’Ennese.
Antonietta Giarrusso, 65 anni
30 aprile 2012
Uccisa con 27 fendenti fuori dal suo negozio di parrucche a Palermo.
Pierina Baudino, 82 anni
30 aprile 2012
Strangolata a Cuneo dal marito 76enne. Lei lo accusava di averla tradita.
Matilde Passa, 63 anni
2 maggio 2012
Uccisa dal marito che poi si è tolto la vita. L’uomo soffriva di depressione.
Carmela Russi, 36 anni
5 maggio 2012
Fermato a Santeramo (Ba) e poi scarcerato lo zio. L’omicidio forse legato all’eredità.
Rosa Amoroso, 80 anni5 maggio 2012
Uccisa insieme col marito ad Aci S. Antonio (Ct) dal figlio che poi si è suicidato.
Mariana Marku, 30 anni
6 maggio 2012
Albanese, lavorava in un night a Cese (Pg). Colpita alla testa forse da un cliente.
Giovanna Sfoglietta, 82 anni
6 maggio 2012
Paralizzata da 8 anni. Uccisa nel sonno dal marito a Pegli (Ge). L’uomo si è sparato.
Julissa Feliciano, 26 anni
6 maggio 2012
Dominicana, lo aveva denunciato sei volte per stalking : il suo ex fidanzato l’ha accoltellata a Vicenza. Il 17 maggio il pm chiede di sentirla per le denunce, ma lei è già morta.
Alessandra Cubeddo, 36 anni
7 maggio 2012
Uccisa a mani nude dal compagno, poliziotto in pensione a Villaricca (Na).
Donna dominicana, 31 anni13 maggio 2012
Uccisa a coltellate ad Alessandria dal convivente venezuelano. I vicini sentivano spesso le loro liti.
Maria Enza Anicito, 42 anni
17 maggio 2012
Si erano lasciati da poco. Lui l’ha uccisa per strada a Paternò (Ct) poi si è sparato in chiesa.
Kaur Balwinde, 27 anni
28 maggio 2012
Indiana, incinta di tre mesi, uccisa dal marito a Piacenza e poi gettata nel Po. “Vestiva troppo all’occidentale”.
Sabrina Blotti, 44 anni
31 maggio 2012
Uccisa a Cesena da un uomo con cui aveva avuto una breve storia e che poi aveva denunciato per stalking. L’uomo si è poi barricato nel duomo di Cervia e si è sparato.
Claudia Benca, 23 anni
1 giugno 2012
Sgozzata davanti al figlio di due anni dall’ex compagno. Lei lo aveva lasciato da poco.
Rosina Lavrencic, 60 anni
7 giugno 2012
Avrebbero dovuto sposarsi quattro giorni dopo. Lui l’ha uccisa a Staranzano (Go).
Marika Sjakste, 29 anni
11 giugno 2012
Modella lettone, sognava di fare la stilista in Italia. Aveva una relazione con un ricco notaio milanese, che però aveva anche una famiglia.
Alena Tyutyunikova
12 giugno 2012
Moldava, era la badante di un uomo di 71 anni che, invaghito di lei, l’ha uccisa a Campegine, nel Reggiano. L’anziano ha sparato anche a quello che credeva il compagno della donna.
Franca Lo Iacono, 61 anni17 giugno 2012
Trovata sgozzata in auto a Desio, nel Milanese. Era consuocera di un imprenditore ucciso il 14 novembre.
Erna Pirpamer, 32 anni19 giugno 2012
Parrucchiera di Merano (Ve). Uccisa dall’ex compagno tunisino, che non accettava di essere stato lasciato.
Jasvyr, 32 anni Jaspreet, 7 anni19 giugno 2012
Madre e figlia, uccise a Solofra (Av) dal marito che poi si è suicidato. Salva per miracolo un’altra figlia.
Raachida Lakhdimi, 37 anni21 giugno 2012
Marocchina, soffocata e nascosta in un sacco dell’immondizia a Consandolo (Fe). Il marito si è costituito in Francia.


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Province sì, province no

Le province le tagliano, non le tagliano? Stamattina le principali testate nazionali recitavano così:

La Repubblica ne cancella 60

Il Fatto Quotidiano non ci crede

Il Corrierone le taglia

Il Giornale le salva

La Stampa le dimezza


Immaginate cosa succederà da un punto di visto burocratico-costituzional-giudiziario se già solo nel dare l'annuncio della novità la confusione è questa. Brividi italici.



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giovedì 5 luglio 2012

La non sentenza sulla Diaz

Al termine di 10 anni di processo (non) è successo in pratica che: 

- i reati di lesioni gravi sono andati prescritti 
- l'unico reato che ha superato i termini di prescrizione e determinato le condanne è stato quello di falso aggravato (ovvero l'insieme di fandonie, accuse infondate e false prove accumulate per giustificare un pestaggio animalesco)

Lui (non) è Gianni De Gennaro
- i (non) condannati non faranno un giorno di galera perchè a loro tutela scatta l'indulto di Mastella del 2006
- i (non) condannati per 11 anni hanno continuato a percepire un regolare stipendio, alcuni hanno perfino fatto carriera
- i (non) responsabili politici di quel disastro organizzativo ne escono lindi e liberi
- Gianni De Gennaro, all'epoca (non) capo della polizia, è stato prosciolto già da tempo perchè nel 2001 non vedeva non sentiva non parlava non credeva non sapeva. E dopo la sentenza invece ha parlato eccome, esprimendo "solidarietà" (sì, avete letto bene) per i condannati

Ah ma i (non) colpevoli non faranno più i poliziotti, eh! L'hanno pagata cara! Le non condanne sono state di 4 anni per Giovanni Luperi, ex vice direttore dell'Ucigos, e Francesco Gratteri, capo del Dipartimento centrale anticrimine; di 5 anni per Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma; infine di 3 anni e 8 mesi per Gilberto Caldarozzi, attuale capo servizio centrale operativo (vice capo nel 2001) assolto in primo grado e condannato a 3 anni e 8 mesi in appello insieme a Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici (questi ultimi all’epoca dirigenti di diverse Squadre mobili), Spartaco Mortola (ex capo della Digos di genova), Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini. allesenfandelapatrì.


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