sabato 30 giugno 2012

Il futuro della Lega

Il futuro della Lega sarebbe lui, Roberto Ernesto Maroni, candidato unico alla segreteria.


Lui che ha una condanna in Cassazione per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Lui che siede in parlamento da più di 20 anni. Lui che è stato tra i primi firmatari del decreto Biondi che salvava dal carcere i corrotti di Tangentopoli. Lui che è stato condannato dalla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo per i respingimenti in mare degli immigrati clandestini. Lui che "la 'ndrangheta non c'entra niente con la Lega".

Ecco lui, proprio lui, sarebbe il futuro di un partito plurindagato a livello sia nazionale sia regionale (vedi l'affaire del consiglio regionale lombardo). Poi dici che spopola Beppe Grillo.


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venerdì 29 giugno 2012

La logica delle cose /2

"Non capisco a cosa possa servire un'indagine che riguarda fatti avvenuti più di venti anni fa, che vede gli esecutori mafiosi tutti in carcere condannati all'ergastolo, mentre i politici coinvolti sono tutti morti"

FIRMATO: Gianfranco Miccichè
un passato di droga, un presente ben peggiore 


Ora gentile Miccichè, che già una volta ha detto "Falcone-Borsellino, che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell'aeroporto", ci spieghi:

Politici coinvolti in cosa? Ce lo può dire? 
Sono morti tutti? Quindi lei sa i nomi esatti. Ce li può indicare?
Non li sa? Allora vuol dire che ce n'è ancora qualcuno in vita? Si sarà sbagliato


Distintissimi saluti


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La logica delle cose

"Credo - dice il leader Pd - diventi sempre più evidente che il problema è costruire un patto tra le forze riformiste e democratico-costituzionali contro una destra risucchiata da tentazioni populistiche. È la logica delle cose che porta a un patto di questo genere".

E, per sapere, quale sarebbe la logica di un'allenza della fu sinistra italiana con l'Unione dei Cuffaro, dei Bonsignore, dei Sodano, dei Patriciello, dei Naro, dei Drago, dei Nara, tutta gente condannata per ogni tipo di reato. 

WilPD.





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Gli insulti dei poliziotti condannati alla famiglia Aldrovandi

Li postiamo senza commentarli (anche perchè si commentano da sè): 

Pagina 1: "Che faccia da culo che aveva sul tg una falsa e ipocrita… spero che i soldi che ha avuto ingiustamente possa non goderseli come vorrebbe… adesso non sto più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie…"; "Ma chi cazzo lo ha ammazzato informati e istruisciti prima di parlare altrimenti taci".


Pagina 2: "Vorrei solo ricordare che il fatto è successo a Ferrara (città rossa come la bandiera sovietica) ed è diventato un caso politico, se invece fosse successo in altre Città italiane, ci si sarebbe limitate a prendere i fatti per quello che sono"; "Vergognatevi tutti comunisti di merda"; "La madre, se avesse saputo fare la madre, non avrebbe allevato un 'cucciolo di maiale', ma un uomo".


Pagina 3: "Federico ha dato tanto alla sua famiglia dopo la morte... Due milioni di euro... Riposa in pace ragazzo... Sapendo che se i tuoi ti avessero aiutato... Tu saresti ancora vivo"; "Adesso intitoleranno un'altra sala a Montecitorio e la mamma diventerà deputata di qualche partito di merda"; "Sparano cazzate!" 



I quattro condannati sono Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. L'autore del commento sul "cucciolo di maiale" è un certo Bandoli Sergio, quello del commento sulla "mamma deputata" di un altrettanto certo Maurizio Punto A Capo.


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Darò ragione quando ci diranno che siamo mafiosi

Perchè se basta aver battuto la Germania in una partita di calcio per dire che l'Italia è rinata economicamente e per far precipitare il nostro giornalismo nel più becero sciovinismo, allora quando gli altri cavalcano gli stereotipi peggiori sugli italiani, io ricorderò questi momenti:

Corriere della Sera
Il Giornale

Libero
Tuttosport

la Repubblica, TGcom 24, ancora Libero, Blitz Quotidiano

Cosa c'entri poi lo spread con Balotelli non è dato saperlo. Nè si capisce perchè si debba ancora ribadire che questo ragazzo sia un "nuovo" italiano nero e non un italiano a tutti gli effetti. No perchè che sia nero, in effetti, non l'avevamo ancora notato. 

Non potevano mancare alla collezione la "culona inchiavabile" di Silvio (e basta!) riproposta da la Repubblica (sì perchè non basta che un deputato Pdl la ritiri fuori, il giornale di Ezio Mauro deve anche scattare una foto e postarla sul sito) o addirittura vaghe allusioni al nazismo (dopo 70 anni!)... 

Ma QUESTO è il giornalismo italiano? Beh, allora la prossima volta che ci daranno dei "mafiosi", gli darò ragione.


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mercoledì 27 giugno 2012

I giorni della vendemmia di M. Righi. Recensione

I giorni della vendemmia
di Marco Righi
con Lavinia Longhi, Marco D’Agostin, Gian Marco Tavani, Maurizio Tabani, Claudia Botti
80 min, Italia, 2010

È un buon esordio quello di Marco Righi. Il suo I giorni della vendemmia,  film che prima ha ottenuto riconoscimenti fuori dall’Italia e che ora viene presentato in giro per le piccole sale d’essai della penisola, si lascia guardare dall’inizio alla fine, pur mettendo a nudo numerose “ombre” comunque intervallate da impennate stilistiche e/o narrative degne di nota.

Si parte subito bene con una decina di minuti di riuscito affresco emiliano. L’opera è infatti ambientata nell’estate del 1984 in una casa della campagna reggiana (il regista è di San Polo d’Enza, provincia di Reggio Emilia) animata da una madre beghina, da un padre berlingueriano, una nonna silenziosa e arguta (il personaggio di contorno più riuscito) e un figlio sedicenne che ascolta dischi, fuma di nascosto e si masturba (rigorosamente in bagno, di spalle). Già dalle prime scene, caratterizzate da un’interessante dilatazione dei tempi narrativi, impariamo a conoscere i personaggi e soprattutto ad immedesimarci nel gracile adolescente Elia (Marco D’Agostin), la cui occupazione è quella di raccogliere l’uva dai filari di famiglia. (Attività quasi subito interrotta dall’arrivo della nonna che prima si fa dare un bacio e poi lo rimprovera dolcemente in dialetto reggiano: “Dam un bes” e, ancora, “Mo vienmi a trovare più spesso”. Chi non si è mai sentito dire queste parole?). Fin qui tutto bene. Anzi, considerando che il film è a budget irrisorio e girato in sole due settimane, il termine corretto da utilizzare sarebbe “sorprendente”: buoni i movimenti di macchina (soprattutto quelli che valorizzano gli ambienti in cui si muovono i personaggi), buona la recitazione, ottima la fotografia (Alessio Valori) e le musiche (Roberto Rabitti), buona la caratterizzazione e la valorizzazione dei personaggi.  Fortunatamente questo è il trend dell’intera pellicola, che però comincia a mettere a nudo i primi problemi di natura narrativa a partire dal momento in cui entra in scena Emilia (Lavinia Longhi), spudorata universitaria figlia di amici che si vuole procurare un po’ di soldi offrendo il proprio aiuto al padre di Elia per la vendemmia.

Bella e spudorata, Emilia non solo sconvolge la quotidianità dell’imberbe Elia, facendogli scoprire la tensione sessuale (nulla di più), ma anche l’intero film. Da qui, infatti, la struttura della sceneggiatura comincia a scricchiolare pericolosamente, pur non cadendo mai. Cos’è dunque che disattende le premesse del bell’inizio? Un dubbio, che si fa strada a partire dall’entrata in scena di Emilia, personaggio straripante, quasi sempre sopra le righe e poco armonizzato con il contesto in cui comincia a muoversi. Tutto dipende dalle sue battute, quasi sempre eccessive e per questo delineanti un personaggio che è quasi un “corpo estraneo” rispetto alla narrazione. È a causa sua che, quasi per uno strano effetto domino, comincia a sorgere il dubbio che quello che stiamo guardando, in realtà, non sia ambientato nel 1984. Il problema ora riguarda ciò che stiamo osservando, non più come ci viene proposto. Per stessa ammissione del regista le letture che lo hanno influenzato sono state quelle di Pier Vittorio Tondelli (il film si apre con una citazione tondelliana, il protagonista legge “Altri Libertini” e il fratello maggiore è una sorta di alter ego del reale PVT), Enrico Palandri e Gianni Celati. Tutti autori che hanno sì operato negli anni Ottanta ma che, soprattutto nelle loro prime opere, hanno raccontato gli ultimi anni del decennio precedente. Ed è proprio dagli anni Settanta che sembrano uscire questi personaggi: pur avendo una carica sessuale più reazionaria che rivoluzionaria, Emilia che “viene dalla città” sembra essere distante anni luce dalla cultura delle discoteche e dei locali in cui impazzava il new romantic, la new wave o il punk dei CCCP mirabilmente descritto da Tondelli nel suo “Weekend postmoderno”; Samuele (Gian Marco Tavani), fratello maggiore di Elia, sembra appena uscito dal ’77, con i suoi capelli lunghi, le canne (negli anni ottanta impazzava la coca. Chiedere ad Ellis che nel 1984 scriveva Less Than Zero) e un’identita gay troppo poco tormentata; infine una serie di tributi a pellicole di fine anni Settanta, come Novecento di Bertolucci (1976, per il tema della masturbazione e il contesto), Taxi Driver di Scorsese (1976, per il monologo del protagonista all’interno dell’auto),  ecc. Degli anni Ottanta resta solo un’azzeccatissima polo Lacoste indossata dal protagonista nel finale.

La sensazione è che Righi sia rimasto parzialmente vittima del suo slancio creativo. Quasi come se un’urgenza lo abbia spinto ad avere a tutti i costi una storia (certo, che funziona, e con qualche spunto simpatico e interessante) per poter dimostrare il prima possibile cosa avrebbe potuto fare con la macchina da presa. Peccato, perché con una sceneggiatura un po’ più attenta l’esordio sarebbe potuto essere notevole. Ora, la vera sfida è quella di parlare della campagna, la nostra magnifica campagna emiliana, magari quella che sta ai piedi delle colline dell’Appennino, con una storia maggiormente sobria e delicata, ambientata nella contemporaneità.

P.s. Come al solito finale stucchevole e scontato. Ma ormai è la prassi.

Voto: 6,5 su 10

(Film visionato il 26 giugno 2012)



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giovedì 21 giugno 2012

Avandi un Aldro

C'è dunque una parte di polizia che sbaglia, lo possiamo dire? C'è una parte di palizia, una piccola parte ma c'è, che picchia, che manganella, che uccide? Accanto a tanti poliziotti che fanno il proprio dovere, ci sono alcuni violenti, è così? E cosa può fare il cittadino per riconoscerli, per difendersi quando incappa in uno di loro?

 Aldrovandi è stato ammazzato, perchè secondo le parole del procuratore generale Gabriele Mazzotta, che sosteneva la parte dell'accusa, "in una sorta di delirio agendo come schegge impazzite, anziché come responsabili rappresentanti delle forze dell'ordine, gli agenti ritennero di trovarsi davanti a un mostro dalla forza smisurata che aveva solo tirato un calcio a vuoto, e lo hanno immobilizzato, percosso fino a farlo ricoprire di ematomi". Ecco, 4 anni fa Federico Aldrovandi, 18 anni, moriva così: pestato, picchiato, spezzato.

Spazio concesso alla notizia sui mass media nazionali? 0, zero, niet, nisba, nada. 

Condanna subita dai 4 agenti assassini (Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri)? TRE ANNI E SEI MESI per eccesso colposo della forza (non per omicidio, capito? Attenzione alle parole!), già ridotti di sei mesi per l'indulto. 

Come dire che picchiare a morte un fermato non costa poi chissà quale pena.

Avandi un Aldro (copyright del gioco di parole di Spinoza.it)


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martedì 12 giugno 2012

Retroazione

Se la legge anticorruzione dovesse passare e se con essa dovesse essere approvato anche il maxi-emendamento contenente l'articolo 10 sull'incandidabilità dei condannati in via definitiva (tre gradi di giudizio), ebbene noi crediamo gioco-forza che esso dovrebbe essere immediatamente attivo e retroattivo. Dovrebbe, cioè, causare l'immediata incompatibilità ed espulsione dal parlamento dei seguenti deputati-barra-senatori, e a mai più rivederci! (fonte: beppegrillo.it)

Bernardini Rita (deputato PD): Condannata nel 2008 a quattro mesi per cessione gratuita di marijuana, pena estinta per indulto.
Berruti Massimo Maria (deputato PDL): 8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanza.
Bonsignore Vito (europarlamentare PDL): condannato definitivamente a 2 anni per tentata concussione nello scandalo delle tangenti per il nuovo ospedale di Asti.
Borghezio Mario (europarlamentare Lega Nord): condannato in via definitiva per incendio aggravato da "finalità di discriminazione", per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa.
Bossi Umberto (deputato Lega Nord): condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont.
Camber Giulio (senatore PDL): 8 mesi definitivi per millantato credito.
Carra Enzo (deputato UDC): una condanna in via definitiva per false dichiarazioni al pubblico ministero. Per i giudici, Carra è un falso testimone che, con il suo «comportamento omertoso» e la sua «grave condotta antigiuridica», ha tentato di «assicurare l’impunità a colpevoli di corruzione, falso in bilancio e finanziamento illecito» nel caso Enimont. Parola del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, nonché della Cassazione, che l’hanno condannato prima a 2 anni e poi a 1 anno e 4 mesi (grazie allo sconto del rito abbreviato) di carcere.
Ciarrapico Giuseppe (senatore PDL): è stato condannato a 3 anni definitivi per il crack da 70 miliardi della Casina Valadier (ricettazione fallimentare) e ad altri 4 e mezzo per il crack Ambrosiano (bancarotta fraudolenta). In totale ha quattro condanne in via definitiva: oltre a ricettazione fallimentare e bacarotta fraudolenta, anche violazione della legge che tutela il lavoro minorile e finanziamento illecito ai partiti (fonte la Repubblica).
De Angelis Marcello (deputato PDL): condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come dirigente e portavoce del gruppo neofascista Terza Posizione.
Del Pennino Antonio Adolfo Maria (senatore Partito Repubblicano Italiano per il Gruppo Misto): due patteggiamenti. Nel luglio1994 ha patteggiato una pena di 2 mesi e 20 giorni (convertita nella sanzione di 4 milioni) nel processo per le tangenti Enimont. A ottobre 1994 altro patteggiamento: di una pena di 1 anno, 8 mesi e 20 giorni per tangenti relative alla Metropolitana milanese.
Dell’Utri Marcello (deputato PDL): condannato definitivamente a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia (reato per cui fu arrestato per 18 giorni nel maggio 1995 e poi patteggiò la pena in Cassazione).
Farina Renato (deputato PDL): Farina patteggia una pena di 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, l’imam egiziano rifugiato in Italia, sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 dalla Cia con l’aiuto del Sismi, trasportato nella base americana di Aviano e di lì deportato in Egitto, dove fu torturato per sette mesi.
La Malfa Giorgio (deputato Partito Repubblicano Italiano per il Gruppo Misto): condannato definitivamente a 6 mesi per il finanziamento illecito della maxitangente Enimont.
Lenher Giancarlo (deputato Popolo e Territorio, Noi Sud-Libertà ed Autonomia, Popolari d'Italia Domani-Pid, Movimento di Responsabilità Nazionale-Mrn, Azione Popolare, Alleanza Di Centro-Adc, Democrazia Cristiana): condannato per diffamazione aggravata.
Maroni Roberto (deputato Lega Nord, ex Ministro dell'Interno): condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano.
Nania Domenico (senatore PDL): arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra (fatti dell’ottobre ’69, sentenza emessa nel 1977 e divenuta definitiva nel 1980).
Naro Giuseppe (deputato UDC): condannato in primo grado a 3 anni e in Cassazione a 6 mesi definitivi di reclusione (erano 3 anni in primo grado) per abuso d’ufficio nel processo per l’acquisto con denaro pubblico di 462 ingrandimenti fotografici, alla modica cifra di 800 milioni di lire.
Papania Antonino (senatore PD): il 24 gennaio 2002 ha patteggiato davanti al gip di Palermo una pena di 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio.
Rutelli Francesco (senatore API): condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale.
Sciascia Salvatore (senatore PDL): condannato definitivamente a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza.
Tomassini Antonio (senatore PDL): medico chirurgo, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni di reclusione per falso.

Qui trovate l'elenco completo (forse non aggiornato: completatelo e correggetelo voi lettori) dei processati, indagati, prescritti o condannati in primo e/o secondo grado ma non ancora in terzo. Sono in totale OTTANTAQUATTRO. Una versione più estesa dell'elenco la trovate su impolitico.org


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Quando trasecolo

Mauro Moretti

indagato per la strage di Viareggio (a giorni potrebbe arrivare il rinvio a giudizio per lui e altri 37 coinvolti nell'inchiesta del procuratore capo di Viareggio Aldo Cicala);
indagato per favoreggiamento personale nell'ambito dell'inchiesta P4 (secondo i pm Curcio e Woodcock che conducono l'inchiesta napoletana ci furono "pressioni per insabbiare una denuncia contro l'amministratore di Trenitalia"), indagine in risposta alla quale ebbe a dire: "Trasecolo";

La foto che ha scatenato le polemiche
senza dimenticare la pubblicità dei "suoi" Frecciarossa, per la quale ad ogni carrozza corrispondeva in pratica una classe sociale (come dimenticarla?): e infatti nella carrozza "standard", la più economica, sedeva una famiglia di immigrati (qui le foto delle 4 "carrozze sociali", fonte Lettera43);

proprio lui che ieri ha detto che se le entrate per le Ferrovie dello Stato non aumenteranno, taglierà i treni locali e regionali, lasciando a terra migliaia di pendolari;

ecco, proprio lui, Mauro Moretti, non solo è italiano, ma è anche amministratore delegato di Trenitalia. 

Trasecolo.



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domenica 3 giugno 2012

Cosmopolis di D. Cronenberg. Recensione

Cosmopolis
di David Cronenberg
con Robert Pattinson, Juliette Binoche, Sarah Gadon, Paul Giamatti, Mathieu Almaric
Drammatico, 105 min., Canada, Francia, 2012

Non ho voglia di perdere troppo tempo nello scrivere di un film come questo. Mi limiterò pertanto ad argomentare, per punti, le ragioni di una disfatta partendo da una domanda che penso molti ammiratori del regista abbiano formulato durante e dopo la visione.

Cronenberg, cosa ti abbiamo fatto per meritarci questo?

Regia

Quasi due ore di campo/controcampo. Per il resto un’accozzaglia di scene, di cui almeno tre stucchevoli: l’esame della prostata a cui si sottopone l’ansimante protagonista e due scene di sesso fatte talmente male che la pornografia in confronto è più poetica. Mi chiedo perché DeLillo abbia affermato, in un’intervista concessa alla «Repubblica» circa due settimane fa, che la trasposizione del suo romanzo lo soddisfa. Spero stesse scherzando o che, almeno, l’abbia fatto per soldi.

Tema

Non voglio generalizzare e/o dire inesattezze ma, a logica, il tema trattato dal film (e quindi dal libro, v. riferimento alle dichiarazioni di DeLillo) mi sembra un tantino sorpassato. Critica al capitalismo? Ok, c’è. Ma qui siamo a livello di “fiumi di parole”, contro buoni trattamenti metaforici (e la metafora e i correlativi oggettivi al cinema sono tutto, più dei dialoghi) messi in scena ben prima rispetto a queste opere: per un romanzo Cosmopolis del 2003 c’è un American Psycho del 1991 (!); per un film Cosmopolis del 2012 c’è un Wall Street (1987), un Wall Street - Il denaro non dorme mai (2010) e uno Shame (2011) che, in modo più o meno diretto, mettono a nudo le contraddizioni socio-economiche del capitalismo sotto molteplici e ben più riusciti punti di vista.

Attori

Stendiamo un velo pietoso sulla prova di Pattinson, capace solo di smorfie vampiresche. La Binoche è la seconda vera delusione. Un’attrice di primo livello avrebbe rifiutato di girare una scena così inutile e imbarazzante.

P.s. Quatto persone hanno lasciato la sala (mezza deserta, del multiplex più importante di Parma) prima della fine del film. Due hanno trovato subito la via d’uscita. Gli altri, quasi intrappolati, hanno vagato per la sala tradendo visibili segnali d’insofferenza. Effetti del film.

Voto: 4 su 10 

(Film visionato il 2 giugno 2012)



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