giovedì 31 maggio 2012

Chi li ha visti? [edit del 31 maggio]

A proposito dell'immobilismo assoluto dei tre supercommissari ai tagli agli sprechi, Bondi, Giavazzi e Amato, di cui non conosciamo nè tempi (prima erano due settimane, ora entro giugno) nè modalità di intervento (ne abbiamo parlato qui), un illuminante pezzo di Filippo Conti per Lettera43 ci racconta la "scomparsa" di Giavazzi, commissario per il Ministero dell'Economia e per quello dello Sviluppo Economico. Una scomparsa voluta, a quanto pare, dall'ex banchiere Passera, titolare del dicastero dello Sviluppo, il quale non accetta di vedersi scavalcare nel suo ruolo e nelle sue funzioni da un tecnico di nomina governativa. E così, allo stato attuale delle cose Giavazzi guadagna ma non lavora (o viene quantomeno ostacolato nell'esercizio delle sue manzioni). 
Ricordiamo che Giarda e Bondi hanno rispettivamente annunciato tagli per 100 e 4,5 miliardi di euro (ma non si sa quando) e che la leggina sui finanziamenti pubblici ai partiti ha partorito una gattopardesca soluzione che tutto cambia per non cambiare niente (sempre qui). 
 
Ma ecco alcuni passaggi dell'articolo di Conti: 

"L’ex amministratore delegato di Banca Intesa, infatti, non si è fatto commissariare dall’economista-editorialista del Corriere della Sera chiamato circa un mese da Mario Monti come consulente del governo, a titolo gratuito, «per fornire al presidente del Consiglio, al ministero dell’Economia e a quello dello Sviluppo analisi e raccomandazioni sul tema dei contributi pubblici alle imprese»."
[...]
"L’incarico a Giavazzi, però, aveva destato un certo scalpore. Perché l’economista, assieme ad Alberto Alesina, sulle colonne del quotidiano di via Solferino in questi mesi non ha risparmiato critiche all’esecutivo del Professore, bacchettandolo spesso per la mancanza di coraggio sulle riforme e per l’aumento smisurato della pressione fiscale.
IL «NEMICO» ALLEATO. Così quella nomina sembrava rispondere alla massima: se non puoi battere il tuo nemico, conviene fartelo alleato. E agli osservatori era sembrata una mossa per arruolare nell’esecutivo proprio uno dei maggiori critici. Tanto che qualcuno si è chiesto: ora cosa farà Giavazzi, smetterà di attaccare il governo?
L'ULTIMO AFFONDO DAL CORSERA. Così non è stato. Basti vedere l’editoriale del 3 maggio fortemente critico nei confronti proprio della spending review dal titolo emblematico, Buone intenzioni e acqua fresca, dove Giavazzi e Alesina sostenevano che «l’analisi e revisione della spesa pubblica ha partorito un timido topolino, un risultato quasi imbarazzante per il governo."
[...]
"Una volta archiviata l'ascia di guerra con Monti, chi ha però iniziato subito una lotta sotterranea con l’economista è stato il ministro Passera, che ha vissuto la nomina come un commissariamento da parte di Monti.
E questo era forse il secondo obiettivo del premier: mettere sotto tutela un ministro che finora, sul tema della crescita, non ha prodotto granché.

SCINTILLE TRA IL BANCHIERE E IL PROF. Così da quel momento i rapporti tra l’ex banchiere e il presidente del Consiglio si sono ulteriormente raffreddati, per non dire di peggio.
Il riordino degli incentivi pubblici alle imprese, infatti, è materia di Passera. Il quale non ha pensato nemmeno per un minuto di farsela scippare.
Così, come ha svelato anche il sito Il retroscena, il ministro si è dato da fare per isolare completamente l’economista e non fargli toccare palla. Il decreto sul riordino degli incentivi era già allo studio degli uffici di Passera: in questo mese è stato messo a punto e presentato a Monti e dovrebbe vedere presto la luce in Consiglio dei ministri, all’interno del decreto sviluppo.
GIAVAZZI, CHI L'HA VISTO? Tutto senza che Giavazzi sia mai stato consultato. Nei palazzi romani, infatti, l’economista non si è mai visto. «Passera non ha affatto gradito quella nomina, tanto che subito dopo ha avuto una telefonata piuttosto tempestosa con il premier. Ma forse era quello che gli ci voleva, perché da quel momento, forse sentendosi sotto osservazione, si è dato molto da fare. Ora però toccherà a Monti gestire una situazione paradossale che vede Passera e Giavazzi convivere come separati in casa», racconta a Lettera43.it un autorevole esponente del governo".

Resta dunque la domanda: cosa stanno facendo i tre commissari? Ci resta una sola consolazione: dei tre, solamente Bondi viene pagato dal Governo. Amato e Giavazzi, infatti, stanno offrendo la propria competenza a titolo gratuito

fonte: Lettera43


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sabato 26 maggio 2012

Chi li ha visti?


Qualcuno ha notizia del trio qui incastonato - Giuliano Amato, Enrico Bondi, Francesco Giavazzi - i supertecnici chiamati dalla presidenza del Consiglio per ideare i grandi tagli agli sprechi? Eppure la promessa era di presentare un piano dei tagli "entro 15 giorni". Era il 2 maggio e di giorni ne sono passati 24, e decine di migliaia di cittadini si sono prodigati nei suggerimenti attraverso l'iniziativa "segnalateci gli sprechi".
Nel frattempo Amato, il superesperto incaricato dei tagli al finanziamento pubblico ai partiti - lui che era uno dei leader del supercorrotto partito socialista craxiano e che viene da due anni alla Deutch Bank (perchè se non buttano un occhio sui cazzi nostri questi tedeschi non stanno bene) - ebbene, costui cos'ha ideato di concerto con la maggioranza ABC al potere? La seguente:

  • Per la categoria "Fatta la legge": i tagli al finanziamento pubblico ai partiti (che andrebbero abrogati, come da referendum popolare) ammonteranno al 50%.
  • Per la categoria "Trovato l'inganno": al contempo, però, è ridotta fino al 26% la detrazione fiscale per i privati che finanziano i partiti. In pratica i cittadini italiani spenderanno meno per i partiti ma incasseranno meno dalle tasse, che vengono aumentate in tutto e per tutto tranne che per i finanziamenti privati ai partiti. Un'ideona. Soprattutto se considerate che la tassazione per le imprese nella regione Lombardia supera il 68,5%: conviene investire su un politico piuttosto che sull'innovazione.


  • Non è finita: contestualmente all'approvazione di questo raggiro veniva bocciato un emendamento proposto dall'Idv e appoggiato anche dall'Fli di Fini che prevedeva l'interruzione dell’erogazione delle risorse pubbliche in presenza di eletti e candidati giudicati colpevoli anche con sentenze non definitive. Una vergogna perpetuatasi il giorno dopo le commemorazioni per il ventennale dell'attentato di Capaci. 
  • Infine, last but not least, viene creato l'ennesimo Ente con gli enne-ennesimi stipendi da foraggiare, ovvero una commissione di supertecnici (ennesimi) che vigileranno sulla trasparenza dei bilanci dei partiti: dove s'insinua il capolavoro, la pennellata dell'artista? Che questo compito era già proprio della Corte dei Conti mentre adesso questi (l'ho già detto ennesimi?) supergiuristi saranno sotto il controllo del Parlamento. Il solito meccanismo del controllato che è anche controllore.
E Bondi e Giavazzi? Da loro niente. E in questo caso non vale il detto che "nessuna nuova, buona nuova". O sì?


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Ce lo chiede l'Europa

"Ce lo chiede l'Europa" è il grande mantra della crisi. Ce lo chiede con insistenza e paternalistica alterigia, l'Europa ce lo chiede sapendo di ottenere, pretendendolo. "Ce lo chiede l'Europa" è l'alibi più perfetto mai costruito, la maschera delle ipocrisie più avvolgente. Ma poi lo chiede a chi, a noi? A me? A te? Come ce lo chiede? Con carta da bollo, con una cartolina, con una lettera, con un messaggio anonimo, una telefonata, un fax? Chi lo chiede? Perchè?

L'alibi però funziona a tratti, lampeggia come la luce arancione dei semafori quando segnala un incrocio pericoloso. Solo che quando è l'Europa a segnalare un incrocio, 
il pericolo non è oggettivo (quel tratto è pericoloso, siate prudenti) ma dipende dalla volontà (avete mai visto un segnale che indica un "possibile pericolo, fate voi"?). Per esempio, quando l'Europa ci chiede la TAV, si deve fare: "É arrivato il momento di fare un passo in avanti e di eseguire quest’opera”, disse un dì Monti Mario, "Altrimenti bisogna prendersi la responsabilità di lasciare lentamente la penisola italiana slittare in un tuffo nel Mediterraneo, in un distacco dall’Europa. Non credo che nessuno possa volere questo (che in linguaggio democratico significa che tu devi pensarla come me)”.

Quando invece l'Europa ratifica un trattato anticorruzione e chiede all'Italia di riceverlo, c'è chi fa ostruzionismo (PDL) e chi decide che in Italia il trattato europeo può essere approvato solo dopo sostanziali modifiche (PD): viene abolito il reato di concussione per induzione (ti induco a far qualcosa con le buone, te lo impongo con i gesti, con le allusioni) lasciando solo il reato di concussione per violenza e per minaccia e viene abolito il reato di concussione dell'incaricato di servizio pubblico, lasciando solo quella del pubblico ufficiale. Non solo. Avverte Di Pietro sul suo blog: "non si riesce in nessun modo a far passare tre norme che sarebbero la precondizione per combattere la corruzione: la non candidabilità dei condannati, la non possibilità di assumere incarichi di governo locale o centrale per i rinviati a giudizio e sopratutto l’incompatibilità tra il ruolo di parlamentare e altro ruolo. In Parlamento, attualmente, ci sono 150 tra avvocati e imputati: quando votano una legge non sai mai a quale processo stanno pensando".

Ecco, l'Europa ce lo ha chiesto così? Ha chiesto questo? Oppure, per saltare di palo in frasca, ha chiesto da anni una legge contro l'omofobia? In Italia, infatti, il reato di omofobia e transfobia non esiste. Anna Paola Concia, deputata in orbita Pd e lesbica dichiarata, ha presentato ben due disegni di legge contro l'omofobia: nell'ottobre del 2009 una prima "legge Concia" è stata abbattuta dai picconi di Pdl, Lega e Udc, mentre tra il maggio e il luglio del 2011 dagli stessi colpevoli è arrivata la seconda batosta parlamentare

Oggi il Parlamento Ue ha approvato a schiacciante maggioranza (430 sì contro 105 no) la risoluzione contro l'omofobia: questo significa che l'Europa ce lo sta chiedendo? Perchè si sa, quando l'Europa ce lo chiede si deve fare.
 


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venerdì 25 maggio 2012

Margin Call di J.C. Chandor. Recensione

Margin Call
di J. C. Chandor
con Kevin Spacey, Jeremy Irons, Paul Bettany, Zachary Quinto
Thriller, 109 min., Usa, 2011

Homo homini lupus. In un passato ormai remoto le persone dirimevano le questioni con la violenza. Poi è arrivato il denaro. E com’è andata a finire? Che nulla è cambiato: che i più forti (i ricchi) sono quelli che hanno più probabilità di sopravvivere.

Questo è ciò che ci insegna Margin Call, buona cronaca delle 24 ore che precedono il recente e catastrofico crollo della borsa di Wall Street. Tutto parte quando il capo dell’Ufficio Controllo Rischi di una banca d’investimenti viene licenziato su due piedi e, di conseguenza, obbligato a lasciare l’edificio. Prima di uscire egli riesce però a lasciare una chiavetta usb con una ricerca incompleta a un giovane collega, il quale scoprirà la sera stessa che il crollo del sistema è molto più vicino di quanto si possa immaginare.

Da questo momento il film si trasforma in una lunga girandola di riunioni di vertice in cui cominciano a “cadere teste” (di dipendenti e di manager utilizzati come capri espiatori) e si cercano soluzioni. Come andrà a finire lo sappiamo tutti: la società d’investimenti si libererà dei prodotti nocivi in fretta e furia mettendo in seria difficoltà i mercati e i risparmiatori.

Voto: 7 su 10

(Film visionato il 19 maggio 2012)



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mercoledì 23 maggio 2012

La verità, oggi

Mentre scrivo ricorrono le commemorazioni per il ventennale della Strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Oggi sappiamo che Cosa Nostra e la 'ndrangheta (fornitrice della carica di 500 kg di tritolo che squarciò quel tratto di autostrada) agirono nella zona grigia della connivenza, quella in cui si allungano tutt'oggi le ombre di servizi segreti deviati e di pezzi di Stato collusi. Con il presente post non si vuole evidentemente associare quella stagione stragistica all'attuale crisi politica, adombrando una responsabilità diretta dei politici attualmente in carica. Tuttavia, se a livello istituzionale qualcuno sapeva e non ha parlato e/o, ancor più gravemente, se qualcuno ha agito di concerto con l'opera mafiosa, ancor di più in questi momenti ci risulta intollerabile che in un qualunque luogo e in una qualunque sede istituzionale uomini politici direttamente o indirettamente coinvolti in una qualsiasi attività criminosa o criminogena (stanti i tre gradi di giudizio che la nostra Costituzione garantisce) continuino a presiedere alle loro funzioni e a scaldare i loro scranni. Lungi da me ritenere ingenuamente che basti auspicare qualcosa perchè questa si realizzi. Oggi come oggi, perfino promuovere la speranza di un cambiamento è diventato esercizio ambizioso e intricato. Ma che almeno se ne parli.  

Il presidente del Consiglio sig. dott. Mario Monti oggi ci viene a dire che "l'unica ragion di Stato è la verità", proprio lui che in virtù delle sue prerogative presidenziali (chi ne sa di diritto mi corregga se sbaglio) potrebbe far luce sui tanti misteri d'Italia scoperchiando il vaso di Pandora dei segreti di Stato. Sono ad esempio secretate dagli omissis le stragi di Portella della Ginestra, della stazione di Bologna, dell'Italicus e di Ustica, il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, il rapimento dell'imam Abu Omar, il caso Toni-De Palo, gli omicidi di Nino Agostino e Emanuele Piazza, perfino i lavori che B. ha fatto eseguire a Villa Certosa (eh??). Sono ancora avvolti nel mistero gli omicidi di Falcone e Borsellino, la stagione della trattativa e degli attentati del '93, la sparizione dell'agenda rossa, le stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, gli affari Calvi e Sindona, l'attentato a Mattei e tanti altri casi rossi di sangue. Quando mai ce l'hanno detta la verità su tutto questo?

Noi chiediamo con la testardaggine di chi vuol dir la propria e con l'urticante dubbio di chi dispera di ottenere un qualsivoglia riscontro che sia fatta giustizia di 66 anni di contraddizioni. Nel farlo non ci sentiamo di fare retorica complottista e non dimentichiamo che l'Italia è anche altro: ricordiamo però quello che ci sembra necessario perchè questo disgraziato e dissennato paese possa in futuro conoscere un grado di più limpida civiltà. Proprio nel mese corrente ricorre un altro anniversario, quello della prima strage dell'Italia repubblicana, che colpì la Sicilia in occasione della Festa dei lavoratori nel maggio del 1947. Ovviamente mi riferisco a Portella della Ginestra: ancora oggi ne conosciamo soltanto gli esecutori materiali e non i mandanti. Falcone è morto anche perchè tentava di far combaciare pochi dei milioni di tasselli che compongono il mosaico nero della nostra storia recente. 

Noi esortiamo ciascun cittadino a ricordare e a porsi e porre domande. Lo facciamo ingenuamente, alla luce delle ennesime e vane parole di commosso e posticcio ricordo che a larghe tese sono sparse ovunque e comunque su tutti i mezzi di comunicazione, parole pronunciate da una classe politica distante come mai prima d'ora dalla più vaga idea di coerenza e limpidezza.

Altrimenti a che serve commemorare, che speranza affidiamo ai ragazzi giunti a Palermo da ogni parte d'Italia?


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domenica 6 maggio 2012

Nomi e cognomi

Ecco i nomi e i cognomi dei 94 (NOVANTAQUATTRO) senatori che hanno VOTATO CONTRO i tagli alle pensioni d'oro (ne abbiamo parlato qui). Per intenderci, sono quelle pensioni iper-valutate che si sommano a stipendi clamorosi e a privilegi puri di natura pluridecennale: Giuliano Amato (tecnico governativo di recentissima nomina) tra pensione e stipendi guadagna 31mila euro mensili, Lamberto Dini 44mila, Carlo Azeglio Ciampi 53mila, il "divo" Andreotti 29mila.

Di seguito la lista, tra i quali si riconoscono alcuni grandi nomi della sinistra progressista che lotta al fianco dei lavoratori, come Anna Finocchiaro ("Forse abbiamo sbagliato ma ce l'ha chiesto il governo": questo è pensare con la propria testa!), Pietro Ichino, Ignazio Marino, Enzo Bianco, Tiziano Treu (autore del famoso "pacchetto" che, tra le altre leggi, ha contribuito a introdurre il precariato in Italia) oltre ai classici intramontabili quali Follini, Gasparri, Pisanu (uno che viene dalla presidenza dell'antimafia!), Achille Serra. Insomma, ci ha pensato un'eterogenea, assurda maggioranza composta da IVD, Lega Nord e Pdl (più sette parlamentari del Pd) a bocciare un emendamento del governo (sostenuto in gran parte proprio dal Pd dei lavoratori e degli ultimi) che voleva bloccare la cancellazione di una norma che accordava trattamenti previdenziali privilegiati ai super manager della pubblica amministrazione. Un emendamento che voleva salvare le pensioni d'oro dalla mannaia della riforma-Fornero che impone da quest'anno il sistema pensionistico di tipo contributivo. A quanto pare per il governo Monti i ricchi dovevano esserne esclusi, ma l'idea è stata fermata in tempo da 124 voti contrari. Ecco, invece, i 94 favorevoli alla norma che tutelava i ricchi: 

1) Marilena Adamo (Pd)
2) Benedetto Adragna (Pd)
3) Mauro Agostini (Pd)
4) Teresa Armato (Pd)
5) Giuseppe Astore (Gruppo Misto)
6) Emanuela Baio (Api)
7) Giuliano Barbolini (Pd)
8) Fiorenza Bassoli (Pd)
9) Mariangela Bastico (Pd)
10) Enzo Bianco (Pd)
11) Franca Biondelli (Pd)
12) Tamara Blazina (Pd)
13) Filippo Bubbico (Pd)
14) Antonello Cabras (Pd)
15) Anna Maria Carloni (Pd)
16) Maurizio Castro (Pdl)
17) Stefano Ceccanti (Pd)
18) Mario Ceruti (Pd)
19) Franca Chiaromonte (Pd)
20) Carlo Chiurazzi (Pd)
21) Lionello Cosentino (Pd)
22) Cesare Cursi (Pdl)
23) Mauro Cutrufo (Pdl)
24) Cristina De Luca (Terzo Polo)
25) Vincenzo De Luca (Pd)
26) Luigi De Sena (Pd)
27) Mauro Del Vecchio (Pd)
28) Silvia Della Monica (Pd)
29) Roberto Della Seta (Pd)
30) Ulisse Di Giacomo (Pdl)
31) Di Giovan Paolo Roberto (Pd)
32) Cecilia Donaggio (Pd)
33) Lucio D’Ubaldo (Pd)
34) Marco Filippi (Pd)
35) Anna Finocchiaro (Pd)
36) Anna Rita Fioroni (Pd)
37) Marco Follini (Pd)
38) Vittoria Franco (Pd)
39) Vincenzo Galioto (Pdl)
40) Guido Galperti (Pd)
41) Maria Pia Garavaglia (Pd)
42) Costantino Garraffa (Pd)
43) Maurizio Gasparri (Pdl)
44) Antonio Gentile (Pdl)
45) Rita Ghedini (Pd)
46) Giai Mirella (Gruppo Misto)
47) Basilio Giordano (Pdl)
48) Claudio Gustavino (Terzo Polo)
49) Pietro Ichino (Pd)
50) Cosimo Latronico (Pdl)
51) Giovanni Legnini (Pd)
52) Massimo Livi Bacci (Pd)
53) Andrea Marcucci (Pd)
54) Francesca Maria Marinaro (Pd)
55) Franco Marini (Pd)
56) Ignazio Marino (Pd)
57) Marino Mauro Maria (Pd)
58) Salvatore Mazzaracchio (Pdl)
59) Vidmer Mercatali (Pd)
60) Riccardo Milana (Terzo Polo)
61) Francesco Monaco (Pd)
62) Enrico M0rando (Pd)
63) Fabrizio Morri (Pd)
64) Achille Passoni (Pd)
65) Carlo Pegorer (Pd)
66) Flavio Pertoldi (Pd)
67) Lorenzo Piccioni (Pdl)
68) Leana Pignedoli (Pd)
69) Roberta Pinotti (Pd)
70) Beppe Pisanu (Pdl)
71) Donatella Poretti (Pd)
72) Raffaele Ranucci (Pd)
73) Giorgio Roilo (Pd)
74) Nicola Rossi (Pd)
75) Antonio Rusconi (Pd)
76) Gian Carlo Sangalli (Pd)
77) Francesco Sanna (Pd)
78) Giacomo Santini (Pdl)
79) Giuseppe Saro (Pdl)
80) Anna Maria Serafini (Pd)
81) Achille Serra (Terzo Polo)
82) Emilio Silvio Sircana (Pd)
83) Albertina Soliani (Pd)
84) Marco Stradiotto (Pd)
85) Antonino Strano (Pdl)
86) Salvatore Tomaselli (Pd)
87) Giorgio Tonini (Pd)
88) Achille Totaro (Pdl)
89) Tiziano Treu (Pd)
90) Simona Vicari (Pdl)
91) Luigi Vimercati (Pd)
92) Vincenzo Vita (Pd)
93) Walter Vitali (Pd)
94) Luigi Zanda (Pd)


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Sprechi

Vogliamo contribuire anche noi all'elenco degli sprechi che il nostro caro Governo ci ha chiesto di segnalare, inserendo sul sito governativo una serie di link su quanto è stato fatto (poco) e quanto si può/deve fare (relativamente molto, concretamente poco)?
  • In termini di "definizione del tetto massimo retributivo annuo dei manager pubblici", dicono ad esempio che "il tetto, pari alla retribuzione del Primo Presidente della Corte di Cassazione, che nell’anno 2011 è stata di Euro 304.951,95, riguarda tutti coloro che hanno un rapporto di lavoro (subordinato o autonomo) con le amministrazioni pubbliche statali, comprese le Autorità indipendenti". Ma 304.951,95 euro sono ben 25.412,6625 euro al mese al netto delle tasse. Più che un tetto è un soppalco. Si dovrebbe fare di più, ma non c'è la volontà
  • Dicono che "non è più consentita la cumulabilità tra retribuzioni. Chi svolge un secondo incarico, scegliendo di mantenere la retribuzione dell’amministrazione di provenienza, può percepire un incremento retributivo non superiore al 25%. Anche in questo caso il cumulo non consente di superare il tetto massimo individuato". E chi hanno assunto, infatti, per provvedere ai tagli ai finanziamenti pubblici ai partiti? Giuliano Amato, 22.044 euro di pensione Inpdap, 9.363 euro di stipendio parlamentare, presidente dell'enciclopedia Treccani, presidente dell’Advisory Board della Fondazione Italiani Europei, Senior Advisor della Deutsch Bank (ah, questi tedeschi...), presidente del comitato dei Garanti per i 150 anni dell'Unità d'Italia, presidente della Fondazione Ildebrando Imberciadori, presidente della Scuola Superiore di Sant'Anna, ma soprattutto vicesegretario e consulente economico del PSI di Bettino Craxi ai tempi delle tangenti (dello stesso Craxi fu sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e, in qualità di presidente del Consiglio nel 1992-1993, ideatore del prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti dei cittadini e promotore, insieme al suo Ministro della Giustizia Conso, del decreto salva-ladri che all'indomani di Tangentopoli depenalizzava il finanziamento illecito ai partiti, decreto giustamente stracciato da un indignato Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Ecco, a costui (1.034,8 euro al giorno fra stipendi e pensioni), viene affidato il taglio ai finanziamenti pubblici ai partiti, peraltro aboliti per referendum popolare nel 1993 (è sempre bene ricordarlo) e reintrodotti come "rimborsi" pochi mesi dopo.
  • Dicono che hanno tagliato addirittura del 13% le auto blu. Uao, com-pli-men-to-ni! Considerate che in Italia ce n'erano oltre 65mila mentre, secondo Mario Giordano, in tutta l'Inghilterra grossomodo meno di 200.
  • Dicono che devono tagliare (non sarebbe meglio evitarne del tutto l'acquisto?) 'sti benedetti 131 F-35. Per adesso, sono ancora là. In attesa.
  • Notizie positive: "Sempre al fine di perseguire il contenimento della spesa, Salva Italia ha previsto la riduzione del numero di componenti delle Autorità indipendenti. La riduzione ha riguardato: Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (da 8 a 4 componenti); Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (da 7 a 3); Autorità per l’energia elettrica e il gas (da 5 a 3); Autorità garante della concorrenza (da 5 a 3); CONSOB (da 5 a 3); Consiglio dell’ISVAP (da 6 a 3); Commissione per la vigilanza sui fondi pensione (da 5 a 3); CIVIT (da 5 a 3); Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali (da 9 a 5)"; "Il Governo ha dettato nuovi criteri per i voli di Stato Il risparmio di spese, a seguito della contrazione delle ore/volo pari al 92 per cento, comporta un risparmio, su base annua, di 23,5 milioni di euro". Certo, sono cifre irrisorie, ma tant'è.
  • Dicono che "con il decreto Salva Italia sono stati ridotti i costi degli apparati pubblici. In particolare sono stati soppressi: "L’INPDAP e l’ENPALS e le relative funzioni sono state attribuite all’INPS"; L’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia e Lucania (EIPLI). Tutte le funzioni sono state attribuite alle Regioni interessate; L’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua; L’Agenzia per la sicurezza nucleare; L’Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale; La Commissione Nazionale per la vigilanza sulle Risorse Idriche". Interessante soprattutto la soppressione dell'INPDAP (l'istituo di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica) e dell'ENPALS (l'ente di previdenza per i lavoratori dello spettacolo), perchè lì si nasconde la magagna delle ricongiunzioni onerose (a parte il pasticciaccio brutto degli esodati, ma questa è un'altra questione): per le ricongiunzioni e le gestioni separate i contribuenti si son visti recapitare dall'Inps cartelle esattoriali che viaggiano dai 50mila ai 600mila euro:
 


Sarebbe così difficile abrogare questi oneri (che in buona sostanza consistono nel far pagare per due volte e in misura salatissima lo stesso contributo), che la Fornero - ovviamente - definisce equi?

La guerra in Abissinia: la paghiamo ancora!
    • Il cosiddetto "risparmio" derivante dalla riformona della Protezione Civile deriva in realtà dall'ennesimo aumento delle accise sulla benzina, dunque a danno dei cittadini. Accise per le calamità che si aggiungono (ricordiamole) alle seguenti: 
    • 0,001 euro per la guerra di Abissinia del 1935; 
    • 0,007 euro per la crisi di Suez del 1956; 
    • 0,005 euro per il disastro del Vajont del 1963; 
    • 0,005 euro per l’alluvione di Firenze del 1966; 
    • 0,005 euro per il terremoto del Belice del 1968; 
    • 0,051 euro per il terremoto del Friuli del 1976; 
    • 0,039 euro per il terremoto dell’Irpinia del 1980; 
    • 0,106 euro per la missione in Libano del 1983; 
    • 0,011 euro per la missione in Bosnia del 1996; 
    • 0,020 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004; 
    • da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011; 
    • 0,040 euro per far fronte all'emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011; 
    • Dicono che hanno "abolito le giunte provinciali. Restano solo il Presidente e il Consiglio provinciale" e che è stato ridotto "il numero dei componenti del consiglio, le cui modalità di elezione (indiretta) sono demandate, alla stregua delle elezioni del Presidente della Provincia, ad una legge dello Stato". Occorre, dunque, una legge costituzionale, laddove tuttavia non c'è nè l'interesse nè probabilmente la maggioranza per poterla promulgare. E soprattutto le province non vanno "ridotte" ma abolite, perchè, semplicemente, non hanno senso. E con esse il proliferare dei comuni, soprattutto di certe municipalità montane che potrebbero benissimo essere accorpate.
    • A ben guardare, dunque, nonostante la buona volontà mostrata, anche nel tentativo di fare i tagli il ceppo su cui cala la scure del governo è ancora e sempre costituita dal collo della gente. Quello che conta è che essi possano continuare a prendere appunti su metodi vessativi sempre nuovi sulle loro agendine governative in pelle umana, come riportato da Libero: "Palazzo Madama ha pubblicato un bando per la fornitura di ben 5mila e 200 agende da tavolo e 16mila e 800 tascabili per 315 senatori. Conti alla mano, ogni eletto ne avrà a disposizione circa una settantina. Il costo? 950mila euro, più Iva. Ma non è tutto. A questo si aggiunge anche il bando triennale, concluso lo scorso dicembre, per confezionare le agende degli onorevoli seduti a Montecitorio: oltre 3 milioni di euro, più Iva per produrre 32mila e 800 agende per 630 deputati, ovvero 52 a testa. Ma nella serata di mercoledì arriva la precisazione dell’ufficio stampa della Camera sul numero di agendine realizzate che “per l’edizione 2012 sono state 21mila e non 32mila e 800 (allora sì che va bene! ndr), per una spesa complessiva, al netto dei ricavi delle vendite, pari a 107mila euro”. 
    • O, forse, si potrebbe chiedere ai lor signori senatori di non spendere più di 10 euro al giorno in fotocopie, se è vero com'è vero che "Palazzo Madama appalta il centro di riproduzione digitale della fornitura in noleggio di macchine digitali da ufficio multifunzione e relativa manutenzione e assistenza. Insomma, fotocopie e fotocopiatrici, stampanti, toner. Carta esclusa. La cifra prevista? Tre milioni e mezzo di euro per 60 mesi, cioè 700 mila euro all'anno. Il che significa poco meno di 60 mila euro al mese.  Nell'ultimo bilancio la spesa sfiorava i 10 milioni di euro nella quale però erano comprese tutte le dotazioni tecnologiche. Ora, in questo momento di tagli agli sprechi, magari i senatori potrebbero cedere almeno sulle fotocopie per le quali, al momento, ogni onorevole spende ben 10 euro al giorno (sempre senza carta). Facendo due conti si parla ogni anno di 20 milioni di pagine stampate in bianco e nero e 1 milione a colori (fonte: Lettera43).


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      giovedì 3 maggio 2012

      Una media di 3000 euro per cercare di diventare insegnanti. E io pago!


      In questi giorni le varie università italiane stanno pubblicando i bandi per l'iscrizione al già contestato e controverso TFA.
      TFA, questo sconosciuto. Ancora non sono noti i dettagli del suo svolgimento, che le polemiche continuano ad accendere la questione, questa volta in relazione ai costi, che cominciano finalmente a trapelare.
      A fronte di chi credeva - o meglio sperava - che lo Stato avrebbe certo attuato misure volte a favorire i giovani, ad incentivare la cultura, a salvaguardare il mondo della formazione e della scuola, si stima che nove mesi mesi di tirocinio costeranno circa 3000 (tremila!) euro, cifra totalmente a carico del tirocinante e pari, all'incirca, a oltre tre anni di anni di corsi universitari e al biennio di SSIS soppresso nel 2009.

      Alle tasse del corso, divise in due o tre rate, vanno poi aggiunti i minimo 100 euro dell'iscrizione al test d'accesso per ogni classe di concorso.
      La determinazione dei contributi precisi è prerogativa delle singole università, ma giusto per fare qualche esempio si parte da queste cifre, a cui andranno sommate eventuali ulteriori imposte:

      Bologna: 2500 euro

      Milano: 2500 euro

      Modena e Reggio Emilia: 2.514,62 euro

      L'Aquila: 3000 euro (+ 77, 47 euro di tassa regionale)

      Roma La Sapienza: 2500 euro (+ 14,42 di imposta di bollo)

      Roma Tre: 2500 euro

      Enna Kore: 2600 euro

      Calcolando che ci sono circa 20000 posti disponibili e ipotizzando che per ogni posto si candidino 10 persone, gli aspiranti insegnanti sborseranno in totale 2 milioni di euro, a cui si aggiungeranno i 60 MILIONI di euro pagati dai vincitori dei concorsi per l'accesso al tirocinio. Non male.
      E il tutto senza la sicurezza di ottenere alla fine un posto di lavoro.



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