lunedì 30 aprile 2012

L'edizione 2012 del Salone Internazionale del Libro


Tra pochi giorni avrà inizio la venticinquesima edizione del Salone del Libro di Torino, una delle più grandi e più attese kermesse letterarie in ambito italiano.
Dal 10 al 14 maggio il Lingotto ospiterà incontri con autori, scrittori emergenti, editori e appassionati di libri.
Sono circa 1.200 gli espositori presenti, chi con proprio stand, chi all'interno di spazi collettivi e istituzionali. Oltre cinquanta i nuovi espositori che debuttano al Lingotto Fiere, grazie alla crescita sempre maggiore dei progetti speciali: 23 nuove realtà sono infatti presenti all'Incubatore e 25 in Dimensione Musica. Delle 71 case editrici presenti all'Incubatore nelle ultime due edizioni, 24 hanno un proprio spazio al Salone 2012.

Quest’anno i due ospiti d’onore saranno Spagna e Romania, mentre il tema conduttore dell’evento sarà dedicato alla primavera digitale e dunque alle innovazioni che le nuove tecnologie, attraverso tablet, computer ultrasottili, smartphone, blog e social media stanno portando nella scrittura, nella sua diffusione e fruizione.
In questo ambito si inserisce il debutto al Salone di quattro grandi player internazionali come Amazon, Nokia, Sony e Trekstor.
Uno spazio sarà anche dedicato a Torino, città in continua evoluzione, col progetto “La Città Visibile. Torino 1988-2012”, una mostra con i venticinque oggetti-simbolo della Torino di questi anni: dai loghi del Salone alla sentenza Thyssen, dall'Mp3 al motore Common rail, dalla torcia olimpica alle Superga tricolori, i venticinque oggetti-simbolo della Torino dell'ultimo quarto di secolo, esposti e raccontati ognuno dalle parole di uno scrittore.

Nel Padiglione 5 torna poi il Bookstock Village, il progetto del Salone per i giovani lettori sostenuto dalla Compagnia di San Paolo: come lo scorso anno il programma per i giovani 14-20 anni è curato dallo scrittore Andrea Bajani, che ha lavorato assieme ai ragazzi degli istituti superiori torinesi e di un liceo di Bucarest per mettere a punto i temi. Eros Miari ha curato il programma per i più piccoli. E un blog gestito dagli stessi ragazzi in collaborazione con La Stampa racconterà in tempo reale fatti, eventi, impressioni. Novità assoluta, il DigiLab dove i ragazzi impareranno l'editoria digitale su tablet messi a loro disposizione.



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domenica 15 aprile 2012

A Simple Life di A. Hui. Recensione

A Simple Life
di Ann Hui
con Andy Lau, Deanie Ip, Wang Fuli, Quin Hailu
Drammatico, 117 min., Hong Kong, 2011

Da sessant’anni, e per ben quattro generazioni, Ah Tao è l’amah (la domestica) di una famiglia di Hong Kong. Eccellente cuoca e provetta “padrona di casa”, Ah Tao ritrova Roger, figlio primogenito del padrone ormai defunto, dopo il ritorno di quest’ultimo dagli Usa. L’infarto subito dalla domestica farà in modo che Roger possa ripagare la sua “madrina” di tutto quello che negli anni lei ha fatto per lui, in un crescendo di reciproco affetto e riconoscenza.

Ann Hui colpisce con una storia sorprendente, profonda, delicata, complessa nella definizione della galleria dei personaggi che popolano l’opera e nella costruzione delle scene. Ogni movimento, e con esso ogni espressione (anche la meno percettibile), viene valorizzato dalla macchina da presa, tratteggiando e riempiendo di significato una realtà sociale che non è più solo quella dell’oriente, ma che si caratterizza per un alto grado di universalità.

Questo haiku in immagini ci fa dunque tornare alla mente Departures (Yojiro Takita, 2008), altro film capolavoro che come questo ha il merito di dimostrare come la vicinanza della morte possa servire a ritrovare la dolcezza e la pienezza di una vita trascorsa nell’affetto delle persone care.

Voto: 9 su 10 

(Film visionato l’11 aprile 2012)





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lunedì 9 aprile 2012

Cesare deve morire di P. e V. Taviani. Recensione

Cesare deve morire
di Paolo e Vittorio Taviani
Docu-Fiction, Italia, 2012

Il “Giulio Cesare” di Shakespeare diventa il pretesto per riflettere sulla condizione dei carcerati e sui motivi che li hanno privati della libertà. Ignoranza, sete di potere (che nella contemporaneità è sete di denaro) e vendetta sono i temi che avvicinano la rappresentazione del drammaturgo inglese alla vita di chi la mette in scena, abbattendo la barriera della finzione e spingendoci a credere che congiure e delitti si stiano realmente svolgendo nel carcere di Rebibbia.

La regia è ottima, la recitazione sorprendente, come pure l’intuizione del parallelismo. Peccato per quei momenti retorici (gli inutili commenti delle guardie, alcune considerazioni degli attori sulla loro vita) che spezzano la tensione narrativa (la compenetrazione tra passato e presente, tra recitazione e vita vera) e banalizzano il nobile intento dei fratelli Taviani: l’arte libera la mente di chi è imprigionato, ma aggrava la sua condizione di recluso poiché lo spinge a riflettere sui propri errori.
Memorabili le presentazioni dei reclusi al casting iniziale.

Voto: 7,5 su 10

(Film visionato il 24 marzo 2012)




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venerdì 6 aprile 2012

Alcuni documenti di interesse pubblico

CASO BELSITO - SCANDALO LEGA NORD

Il decreto della Procura di Milano
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RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO

Il parere di Marco Travaglio a Servizio Pubblico con tutte le contraddizioni sul tema della Fornero e del governo Monti




Le spiegazioni (e chiamiamole così) di Elsa Fornero alla trasmissione Report:
 
 


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martedì 3 aprile 2012

Le 15 nuove lettere private di "Papa" Hemingway

Una piccola collezione di lettere finora sconosciute scritte da Ernest Hemingway sono state da poco acquisite dalla John F. Kennedy Presidential Library and Museum di Boston.
Si tratta di 15 missive, 12 delle quali inedite, indirizzate all'amico veneziano Gianfranco Ivancich negli anni precedenti il suicidio dello scrittore nel 1961.

I due si erano conosciuti in un bar a Venezia nel 1949 e avevano legato immediatamente, nonostante i vent'anni di differenza, avendo in comune il fatto di avere entrambi sofferto di ferite alle gambe durante la guerra.
Quando Ivancich trovò lavoro a Cuba, fu ospitato da Hemingway nella sua villa e, nel 1950, la visita di Adriana, sorella di Gianfranco, ispirò con ogni probabilità allo scrittore una fase di intenso fervore artistico che culminò nella composizione di Il vecchio e il mare.

Scritte
sia a mano che a macchina, le lettere che i due amici si scambiarono permettono di illuminare i pensieri e i sentimenti provati da Hemingway nel corso degli ultimi anni della sua vita.
Ad esempio nel febbraio 1953 Hemingway espresse all'amico tutto il suo dolore per avere dovuto sparare all'amato gatto Willie, dopo che questo era stato investito da una macchina: "Certainly missed you. Miss Uncle Willie. Have had to shoot people but never anyone I knew and loved for eleven years. Nor anyone that purred with two broken legs."
E in riferimento ad un gruppo di turisti senza cuore che proprio in quel giorno vennero a fargli visita: "I still had the rifle and I explained to them they had come at a bad time and to please understand and go away. But the rich Cadillac psycho said, 'We have come at a most interesting time. Just in time to see the great Hemingway cry because he has to kill a cat.'"

In aprile Hemingway, ripresosi parzialmente dal trauma vissuto, racconta a Ivancich il viaggio compiuto a Paraiso con la moglie Mary: "It was much better weather than last year and there were many more fish [...]. We caught an average of 20 good fish a day; many beautiful big yellow tails and pargos. Not as many groupers (cherna) as last year. I trained hard and got in fine shape; no belly and indio tostado color. Mary was in wonderful shape too and very happy. She caught the most fish and that made her even happier. Fishing in the Tin Kid is certainly lots of exercise. I always think of you and the big marlin of last year."

L'affetto nutrito da Hemingway per l'amico e sua sorella Adriana emerge con forza dalle lettere, non di rado firmate con il nomignolo "Papa" o "Mr. Papa", che significa "papà", ma anche "nonno".
Nel 1956 scriveva: "We miss you very much and it is lonesome to have somebody around as you were and have them like a brother and have them go away. Now I have no brother and no good drinking friend nor hard-working banana grower. Everybody remembers you with so much affection and sends very best wishes."

Insieme alle lettere, cedute da Ivancich stesso, la Kennedy Library ha ottenuto anche un manoscritto della fiaba di Hemingway Il toro fedele, scritta per Gherardo Scapinelli, giovane nipote dell’amico.
Il tutto andrà a integrare la Ernest Hemingway Collection già esistente nella biblioteca.


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