domenica 22 luglio 2012

The Traumatics: dalla carta alla realtà

Gli estimatori di Jonathan Franzen avranno già riconosciuto nel titolo il nome della rockband inventata dalla scrittore americano nel suo ultimo romanzo, Libertà (Freedom), il cui frontman Richard Katz, leader carismatico e affascinante, finisce per tutta la vita a fare il terzo incomodo tra Walter e Patty, in un triangolo che poi, nella loro maturità, diventerà un quadrato. 

Ancora prima di comparire fisicamente sulla scena, Richard viene descritto per la prima volta da Eliza, l’amica del college di Patty, con parole enfatiche ed estasiate che riescono bene ad evocarne la forte carica sessuale, tratto distintivo che non lo abbandonerà mai nel corso del racconto: «Sai, è così grande che mi sembra di venire ribaltata da una stella di neutroni. Di venire cancellata da una gigantesca gomma da cancellare».
A poche righe di distanza segue la descrizione di Patty: «Richard somigliava tantissimo (cosa che nel corso degli anni fu notata e fatta oggetto di commenti da molte altre persone, oltre a Patty) al dittatore libico Muammar Gheddafi. Aveva gli stessi capelli neri, le stesse guance abbronzate e butterate, la stessa maschera sorridente e compiaciuta da uomo-forte-che-passa-in-rassegna-le-truppe-e-i-lanciarazzi, e dimostrava circa quindici anni più dell’amico».

Oltre alla presenza fisica, l’altro elemento che rende Richard molto popolare e desiderato dalle ragazze è il fatto di essere leader e fondatore dei Traumatics, un gruppo che conosce alterne fortune: «Lui e Herrera impiegarono tre anni a ricostituire i Traumatics, con la bionda, bella e problematica Molly Tremain come seconda voce, e a pubblicare il loro primo lp, Greetings from the Bottom of the Mine Shaft, con una casa discografica microscopica. Quando suonarono all’Entry di Minneapolis, Walter andò a vederli, ma alle dieci e mezza era già tornato a casa da Patty e dalla piccola Jessica, portandosi dietro sei copie del disco [...]. Il secondo disco della band, In Case You Hadn’t Noticed, venne notato tanto quanto il primo, ma il terzo, Reactionary Splendor, uscí per una casa discografica meno microscopica e venne citato in parecchie classifiche dei Migliori Dieci di fine anno».
Nel romanzo il nome di Katz comincia allora ad essere associato a quello di musicisti realmente esistenti, tra cui i Buzzcocks, di cui i Traumatics aprono un concerto, Michael Stipe, i Wilco e i Bright Eyes di Conor Oberst, alla cui esibizione Richard è letteralmente trascinato da un euforico Walter: «Oberst, con indosso uno smoking blu polvere, salì sul palco senza gli altri, si mise un’acustica a tracolla e mormorò due lunghe canzoni senza l’accompagnamento della band. Non era un pacco, era un autentico ragazzo prodigio, e quindi per Katz ancora più indigeribile. Il numero da Artista Profondo e Tormentato, l’autoindulgenza con cui spingeva le canzoni oltre i naturali limiti di sopportazione, gli ingegnosi crimini contro le convenzioni del pop: recitava la sincerità, e quando la recita minacciava di svelare la sincerità come falsa, recitava la sua sincera angoscia per la difficoltà di essere sincero. Poi venne fuori il resto del gruppo, comprese le giovani coriste, tre splendide Grazie in abito da vamp, e nel complesso fu un ottimo concerto: Katz non si abbassò a negarlo».
Se Franzen ricorre qui ad un meccanismo collaudato facendo convivere nel suo romanzo personaggi reali accanto ad altri assolutamente inventati, una ben più insolita fusione tra realtà e immaginazione si realizza quando sono i personaggi di carta a sfuggire dal controllo dell’autore e a diventare vivi, uscendo dalle pagine del romanzo e cominciando a condurre la propria esistenza nel mondo reale.
È quanto accaduto ai Traumatics i quali, appunto, ora esistono davvero, con tanto di pagina Facebook e Twitter, video su Youtube e due album all’attivo che riproducono fedelmente titoli, canzoni e testi presenti nel romanzo. Il titolo del primo album è infatti Insanely Happy, disponibile su iTunes da maggio dell’anno scorso e seguito, meno di un anno dopo, da Reactionary Splendor e dal recente Greetings from the Mine Shaft.
Il gruppo potrebbe avere tratto ispirazione da una “playlist di canzoni che Richard Katz potrebbe non odiare” compilata da Franzen durante una puntata dell’Oprah Winfrey Show.

Quello che stupisce, tuttavia, non è tanto o solo l’influenza esercitata dalla letteratura sulla realtà, un fenomeno di cui si potrebbero citare molti esempi, quanto piuttosto il livello di fusione raggiunto tra i due piani, una fusione pressoché totale.
Infatti, a due anni dalla nascita dei Traumatics, rimane del tutto ignota la reale identità degli artisti che si celano dietro questo nome, i quali non hanno mai suonato dal vivo, mentre testi e canzoni sono accreditate nientemeno che a Richard Katz e Jonathan Franzen e ovunque sul web si riportano come membri della band i personaggi inventati dallo scrittore, vale a dire, oltre a Katz, Herrera, Molly Tremain “and friends”.
E a rendere ancora più interessante la questione è che le tracce degli album non sono per niente male, anzi ricordano da vicino le sonorità - nonché la stessa voce - di Lou Reed.
Si può parlare di plagio? Forse. Ancora non si sa se Franzen abbia avallato il progetto o ne sia invece estraneo, anche se, almeno in una prima fase, è più probabile la seconda ipotesi.
Certamente negli ultimi anni la cultura si è trasformata profondamente, assumendo forme e sfumature inedite, fondate su una giustapposizione di piani e una interdipendenza tra prodotti e arti diverse.
Episodi del genere sono all’ordine del giorno in campi come la musica e il cinema, dove materiali originali vengono rielaborati e manipolati fino a diventare oggetti rinnovati, portatori di un nuovo significato. In questo processo la letteratura è invece un terreno ancora poco esplorato.
Nella maggioranza dei casi si rimane infatti nello stesso ambito di partenza, poiché la rielaborazione di prodotti testuali preesistenti dà vita ad altre creazioni letterarie: si pensi al caso degli spin-off di saghe famose, prodotti sempre su carta.

In ogni modo il mistero che avvolge i Traumatics potrebbe presto dissolversi, dato che essi stessi, attraverso la voce del fantomatico frontman Richard Katz hanno annunciato l’intenzione di intraprendere un tour mondiale (che li porterà anche in Italia), a patto di raccogliere attraverso donazioni volontarie almeno 5ooo dollari entro il 6 agosto, necessari per finanziare i concerti.
Staremo a vedere.
Anche se, fino ad ora, sono stati donati solo 70 dollari.


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2 commenti:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

ho letto di recente e amato molto libertà.
della band che è venuta fuori nella realtà non ne sapevo niente e... non sono affatto male! :)

L.Z. ha detto...

Infatti. Anche io quando li ho scoperti sono rimasta piacevolmente sorpresa perchè, al di là delle velleità commerciali, c'è della sostanza!

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