sabato 26 maggio 2012

Ce lo chiede l'Europa

"Ce lo chiede l'Europa" è il grande mantra della crisi. Ce lo chiede con insistenza e paternalistica alterigia, l'Europa ce lo chiede sapendo di ottenere, pretendendolo. "Ce lo chiede l'Europa" è l'alibi più perfetto mai costruito, la maschera delle ipocrisie più avvolgente. Ma poi lo chiede a chi, a noi? A me? A te? Come ce lo chiede? Con carta da bollo, con una cartolina, con una lettera, con un messaggio anonimo, una telefonata, un fax? Chi lo chiede? Perchè?

L'alibi però funziona a tratti, lampeggia come la luce arancione dei semafori quando segnala un incrocio pericoloso. Solo che quando è l'Europa a segnalare un incrocio, 
il pericolo non è oggettivo (quel tratto è pericoloso, siate prudenti) ma dipende dalla volontà (avete mai visto un segnale che indica un "possibile pericolo, fate voi"?). Per esempio, quando l'Europa ci chiede la TAV, si deve fare: "É arrivato il momento di fare un passo in avanti e di eseguire quest’opera”, disse un dì Monti Mario, "Altrimenti bisogna prendersi la responsabilità di lasciare lentamente la penisola italiana slittare in un tuffo nel Mediterraneo, in un distacco dall’Europa. Non credo che nessuno possa volere questo (che in linguaggio democratico significa che tu devi pensarla come me)”.

Quando invece l'Europa ratifica un trattato anticorruzione e chiede all'Italia di riceverlo, c'è chi fa ostruzionismo (PDL) e chi decide che in Italia il trattato europeo può essere approvato solo dopo sostanziali modifiche (PD): viene abolito il reato di concussione per induzione (ti induco a far qualcosa con le buone, te lo impongo con i gesti, con le allusioni) lasciando solo il reato di concussione per violenza e per minaccia e viene abolito il reato di concussione dell'incaricato di servizio pubblico, lasciando solo quella del pubblico ufficiale. Non solo. Avverte Di Pietro sul suo blog: "non si riesce in nessun modo a far passare tre norme che sarebbero la precondizione per combattere la corruzione: la non candidabilità dei condannati, la non possibilità di assumere incarichi di governo locale o centrale per i rinviati a giudizio e sopratutto l’incompatibilità tra il ruolo di parlamentare e altro ruolo. In Parlamento, attualmente, ci sono 150 tra avvocati e imputati: quando votano una legge non sai mai a quale processo stanno pensando".

Ecco, l'Europa ce lo ha chiesto così? Ha chiesto questo? Oppure, per saltare di palo in frasca, ha chiesto da anni una legge contro l'omofobia? In Italia, infatti, il reato di omofobia e transfobia non esiste. Anna Paola Concia, deputata in orbita Pd e lesbica dichiarata, ha presentato ben due disegni di legge contro l'omofobia: nell'ottobre del 2009 una prima "legge Concia" è stata abbattuta dai picconi di Pdl, Lega e Udc, mentre tra il maggio e il luglio del 2011 dagli stessi colpevoli è arrivata la seconda batosta parlamentare

Oggi il Parlamento Ue ha approvato a schiacciante maggioranza (430 sì contro 105 no) la risoluzione contro l'omofobia: questo significa che l'Europa ce lo sta chiedendo? Perchè si sa, quando l'Europa ce lo chiede si deve fare.
 


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