venerdì 9 marzo 2012

Moneyball-L'arte di vincere di B. Miller. Recensione

L’arte di vincere
di Bennett Miller
con Brad Pitt, Jonah Hill, Robin Wright, Philip Seymour Hoffman
Drammatico, 126 min, USA, 2011

Gli Oakland Athletics sono una buona squadra di baseball che non può contare su importanti budget come quello a disposizione dei New York Yenkees. Al termine di una stagione sopra le aspettative il loro general manager Billy Beane (B. Pitt) viene addirittura costretto dalla società a cedere tre giocatori importanti e l’esigenza di rimpiazzarli è limitata dal bassissimo tesoretto a sua disposizione. È a questo punto che un incontro, quello con il neolaureato Peter Brand (J. Hill), lo mette in condizione di poter sovvertire questa problematica situazione. Brand, infatti, è un profondo conoscitore delle teorie di Bill James, secondo le quali non servono i soldi per vincere ma bastano solo i giusti giocatori con le giuste medie (di battuta, di ricezione, ecc.) nei giusti ruoli. Gli Oakland Athletics costruiti in base a calcoli economici e matematici riusciranno nell’impresa di vincere il loro girone e magari l’intero campionato?

Contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare Moneyball (questo il titolo originale) è un film che parla di baseball inquadrando il diamante di gioco il meno possibile. La narrazione si concentra sui “dietro le quinte” dell’ambiente, focalizzando l’attenzione sulla metafora sportiva che scandisce la vita del protagonista. Beane, interpretato da un ottimo Pitt, è un perdente che insegue un’utopia. La sua “asticella”, come lui la definisce, è la vittoria del campionato e ogni mezzo è lecito per superarla: dove non arrivano i soldi e la bravura dei giocatori può arrivare il calcolo (in questo caso matematico), la fantasia e la dedizione. L’insoddisfazione e la scaramanzia sono le sue compagne di vita (le motivazioni che ne stanno alla base sono descritte magistralmente), gli attacchi d’ira la sua valvola di sfogo, le limitate risorse il suo pungolo. Il più vincente dei perdenti ci aiuta, finalmente senza retorica, a ragionare non solo sul mondo dello sport (dove quasi sempre vince il più ricco) ma anche sull’esigenza di fare, prima o poi, i conti con se stessi.

Voto: 8 su 10

(Film visionato il 22 febbraio 2012)




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