martedì 27 marzo 2012

In ricordo di Antonio Tabucchi

«Con gran disappunto vidi che non ero solo, di fronte alle Tentazioni c'era un copista, con cavalletto e tela, che stava lavorando. Non so perchè ma mi dispiaceva di essere in compagnia, avrei voluto vedere quel quadro tutto solo, senza altri occhi che lo guardassero allo stesso tempo che i miei, senza la presenza leggermente fastidiosa di uno sconosciuto. Fu forse in conseguenza di questa sensazione di malessere che, invece di mettermi a guardare il quadro di fronte, lo aggirai e mi misi a guardare il retro del pannello laterale di sinistra, la scena di Cristo nell'Orto degli Ulivi. Cercai di concentrarmi su quella scena, forse nella speranza un po' assurda che l'uomo chiudesse il suo cavalletto e se ne andasse. Se vuole vedere il quadro deve spicciarsi, disse l'uomo dall'altra parte, il museo sta per chiudere. Io mi affaccia e cercai di sorridere. Ho il permesso di restare ancora un'ora, dissi, il guardiano è stato molto simpatico. I guardiani di questo museo sono tutti molto simpatici, disse l'uomo, non lo sa? Uscii da dietro il quadro e mi avvicinai a lui. Sta facendo una copia?, domandai stupidamente. Solo la copia di un particolare, rispose, come può vedere è soltanto un particolare, ho l'abitudine di copiare solo particolari. Guardai la tela che stava dipingendo e vidi che stava riproducendo un dettaglio del pannello laterale destro, nel quale si vedono un uomo grasso e una vecchia che viaggiano per il cielo a cavallo di un pesce. La tela che dipingeva era almeno due metri di larghezza per un metro di altezza, e le figure di Bosch, ingrandite a quelle dimensioni, producevano uno stranissimo effetto: erano una mostruosità che sottolineava la mostruosità della scena.
Ma che sta facendo?, chiesi con voce meravigliata, che sta facendo? Sto copiando un particolare, rispose lui, non lo vede da sè?, sto semplicemente copiando un particolare, sono un pittore copista e faccio copie di particolari. Non avevo mai visto un particolare di Bosch riprodotto a queste dimensioni, obiettai, è una mostruosità. Forse, rispose il Copista, ma c'è a chi gli piace. Senta, dissi io, scusi la curiosità ma non capisco, perchè fa una cosa del genere?, non ha senso. Il Copista posò il pennello e si pulì le mani con un panno. Mio caro amico, la vita è strana e nella vita capitano strane cose, inoltre questo quadro è strano di per sè e produce cose strane. Bevve un sorso d'acqua da una bottiglia che stava ai piedi del cavalletto e disse: oggi ho lavorato abbastanza, posso fare una pausa, conversare un po' con lei, lei è un esperto di questo quadro, è un critico? No, risposi, sono soltanto un amatore, conosco questo quadro da tanti anni, c'è stato un periodo che venivo a vederlo tutte le settimane, è un quadro che mi affascina molto. Sono dieci anni che me lo guardo questo quadro, disse il Copista, sono dieci anni che ci lavoro. [...] Conosco questo quadro come le mie tasche, disse lui, per esempio, vede quel che sto dipingendo adesso?, bene, fino ad ora i critici hanno detto che questo pesce è una cernia, ma questo pesce non è una cernia, permetta che glielo dica, questo pesce è una tinca. Una tinca?, chiesi, la tinca è un pesce d'acqua dolce, no? La tinca è un pesce d'acqua dolce, mi confermò lui, vive nei pantani e nei fossi, è un pesce che ama il fango, è il pesce più grasso che ho mangiato in vita mia, al mio paese si fa un riso con la tinca che è affogato nel grasso, ricorda un po' il riso con l'anguilla ma è molto più grasso, ci vuole un giorno intero per digerirlo. Il Copista fece una piccola pausa. E' a cavallo di quella tinca grassa che questi due personaggi vanno incontro al diavolo, non vede?, questi due stanno per avere un incontro diabolico, stanno per andare a fare porcherie chissà dove. Il Copista aprì una bottiglietta di trementina e cominciò a pulirsi le mani con cura. Bosch aveva un'immaginazione perversa, disse, questa immaginazione l'ha attribuita al povero Sant'Antonio, ma l'immaginazione è del pittore, era lui che pensava tutte queste brutte cose, è evidente, credo che Sant'Antonio non si sarebbe mai immaginato cose del genere, Sant'Antonio era una persona semplice».

Requiem, Antonio Tabucchi



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