sabato 14 gennaio 2012

Addio Luisito Bianchi. Ultimo grande cantore della Resistenza


Si è spento giovedì scorso all’età di 85 anni lo scrittore Luisito Bianchi, autore del capolavoro La messa dell’uomo disarmato e di altre opere minori.
Prete-operaio e partigiano, uomo ribelle, non convenzionale, sacerdote straordinario e fuori da ogni schema.
Profeta di un cristianesimo povero e radicale, da lunghi anni era cappellano all’abbazia milanese di Viboldone, dopo avere compiuto vari lavori, anche al di fuori dell’ambito ecclesiastico.

Nato nel 1927 in una famiglia contadina di Vescovato, in provincia di Cremona, frequenta il seminario, si laurea alla Cattolica, poi viene ordinato sacerdote nel 1950.
Ben presto però comincia a sentire che l'incarico sacerdotale, così come è concepito dalla gerarchia ecclesiastica, non fa per lui.
Don Luisito preferisce immergersi nel mondo, essere utile agli altri senza beneficiare dello stipendio curiale: «Non volevo essere pagato come sacerdote, […] trovo scandaloso lo stipendio per i preti. Iniziai allora una ricerca sulle Scritture e sulla storia che mi portò a decidere di lavorare per guadagnarmi da vivere».

Lavora allora come operaio turnista, benzinaio, inserviente in ospedale, infermiere, insegnante, traduttore.
Ma è l’esperienza in fabbrica, svolta per ben tre anni, quella che lo segna di più: da questa nascono i romanzi Come un atomo sulla bilancia (1972), Sfilacciature di fabbrica (1970) e la raccolta di diari scritti negli anni da operaio, intitolata I miei amici, edita nel 2008 da Sironi, lo stesso editore che nel 2003 ha colto la sfida pubblicando il romanzo autoprodotto di un autore sconosciuto, un prete per giunta, un romanzo che nessuno voleva pubblicare e che da anni, dal 1989, circolava in forma autofinanziata passando di mano in mano, da amico in amico, diffondendosi attraverso il passaparola.

Questo è La messa dell'uomo disarmato, un romanzo sulla Resistenza che è anche, e più di tutto, un romanzo sulla vita e i suoi semplici, essenziali valori. Un romanzo che incessantemente, dalla prima all’ultima delle quasi novecento pagine che lo compongono, va alla strenua e disperata ricerca della Parola che informa di sé ogni cosa e nella quale, a dispetto di quanto ci si aspetterebbe da un prete, non si intravede il dogma della religione, bensì la purezza e lo splendore dello spirito umano.

«Tutto doveva essere ascoltato. Una parola inesauribile richiede un ascolto incessante; e la parola era dappertutto, penetrava ovunque: nell'avvenimento, con la rapidità folgorante del lampo, nella tessitura dei gesti quotidiani, violenta come un terremoto o suadente come la brezza».


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