martedì 18 dicembre 2012

Moonrise Kingdom di W. Anderson. Recensione

Moonrise Kingdom
di Wes Anderson
con Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Tilda Swinton
Drammatico, 94 min., Usa, 2012

Carrello laterale iniziale, inquadrature simmetriche, jump cut che giustifica sviluppi narrativi altrimenti improbabili, ralenti, colori pastello, e “i cattivi non sono cattivi e i nemici non sono nemici e anche i buoni non sono buoni”. Con Moonrise Kingdom la poetica di Wes Anderson raggiunge la sua piena maturità tecnica e stilistica e dà vita ad una riflessione sulla (pre)adolescenza che mette a nudo i limiti dell’età adulta: la fuga d’amore tra due ragazzini “diversi”, “emarginati”, vuole essere il pretesto per parlare dell’innocenza in un sentimento, quello d’amore, che negli adulti si perde, inevitabilmente.

A metà tra favola e fiaba in immagini, il film (“tutto tenerezza e finali agrodolci”) evidenzia una leggera frizione tra lo stile assolutamente personale del regista, che a livello visivo propone effettivamente qualcosa di nuovo ed inconfondibile, ed una mancanza di originalità a livello di trama. Certo, ci sono delicate metafore come quella dei buchi nelle orecchie della protagonista femminile (allusione alla perdita della verginità) e tributi alla tradizione cinematografica più raffinata, ma poi non bastano vestiti bizzarri, giradischi e un gattino nella cesta di vimini per confondere le acque e vendere come nuovo qualcosa di obiettivamente già visto.

Voto: 7 ½ su 10

(Film visionato il 14 dicembre 2012)


Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

domenica 9 dicembre 2012

Killer Joe di W. Friedkin. Recensione

Killer Joe
di William Friedkin
con Matthew McConaughey, Emile Hirsch, Juno Temple, Gina Gershon
Drammatico 103 min., Usa, 2011

Guardando questo film una sola parola può venire in mente allo spettatore. Questa parola è “cattivo”. Il film di Friedkin è molto cattivo e, considerato il regista, non poteva essere altrimenti. Già con Il braccio violento della legge (1971), L’esorcista (1973) e Vivere e morire a Los Angeles (1985) Friedkin aveva definito il suo stile: la contrapposizione tra fiction (personaggi e situazioni inventate) e ambientazioni documentaristiche dava vita ad una frizione che faceva scattare il meccanismo della verosimiglianza.

In quest’ultima opera l’operazione viene perfezionata e ciò che viene messo in scena acquista forza proprio grazie a questo assottigliamento dei limiti tra finzione e realtà. In questo caso abbiamo una famiglia disastrata della periferia di Dallas che si impantana in una storiaccia che esplode in un finale di inaudita violenza fisica e verbale. Ma quel che più colpisce è la splendida atmosfera che il regista è riuscito a creare, aiutato da un’ottima prova degli interpreti (tutti credibili, tutti nella parte) e da un’ambientazione più che azzeccata. Tutto merito di Friedkin, dunque, che ha sfruttato una sceneggiatura di Tracy Letts da molti definita “alla Tarantino” e l’ha fatta dipanare in una di quelle periferie americane talmente disastrate che poco si possono discostare dalla realtà.

E qui, infatti, tutti cercano di fregare tutti, ma quando qualcuno cerca di fregare “Killer” Joe Cooper, assoldato da un ragazzo con debiti di droga per uccidere la madre e riscuotere l’assicurazione sulla vita, si scatena il putiferio. I personaggi vengono progressivamente risucchiati agli inferi e devono fare i conti con la legge del contrappasso: la lussuriosa viene umiliata attraverso una coscia di pollo fritto; l’ignavo trova una morte subdola, più subdola della sua vita; il delinquente/barattiere cade vittima della propria stoltezza.

In tutto questo “Killer” Joe non funge, come si potrebbe pensare, da semplice delinquente corrotto, bensì da giustiziere postmoderno che accelera e perfeziona il processo di espiazione.

Voto: 7 ½ su 10

(Film visionato il 5 dicembre 2012)



Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

martedì 4 dicembre 2012

Il sospetto di T. Vinterberg. Recensione

Il sospetto
di Thomas Vinterberg
con Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Susse Wold, Annika Wedderkoop
Drammatico, 115 min., Danimarca, 2012

In una piccola cittadina di uno stato nordico le case e le strade sono sempre pulite, i bambini possono scorrazzare senza paure e tutti sono amici da sempre dacché si conoscono dalla nascita. In questo paese c’è Lucas, insegnante divorziato che ha trovato da lavorare in un asilo e che cerca in tutti i modi di ricostruirsi una vita con l’obiettivo di ottenere l’affidamento del figlio Marcus. Lucas è un uomo affascinante e divertente, soprattutto per i bambini dell’asilo. Tra questi c’è Klara, figlia del suo migliore amico, che lo vede come un punto di riferimento paterno, sino a provare per lui un sentimento che si declina in un regalino e un bacio rubato dato sulla bocca. Lucas mette subito le cose in chiaro: per una bambina di quell’età, regali e baci sono da riservare ai coetanei. È a questo punto che Klara metterà in moto la sua tremenda vendetta, una piccola bugia che darà il via ad un crescendo di accuse che vedranno Lucas incolpato di pedofilia e rifiutato da (quasi) tutta la società.

Lontano dai dettami di Dogma 95 e dalla loro declinazione in Festen (1998), l’ultima opera di Vinterberg si qualifica per un impianto stilistico e narrativo assolutamente classico. Basti pensare alla caratterizzazione dei personaggi: sottili occhiali neri ricordano allo spettatore che Lucas (l’ottimo Mikkelsen) è un uomo di cultura, mentre il suo fisico proporzionato lo rende affascinante (anche agli occhi di una bambina); Klara è una biondina da spot pubblicitario, bella e intraprendente quanto basta per farla spiccare rispetto agli altri infanti del film. La morbosità nello spettatore è presto attivata. Ma il regista mette in atto qualcosa di sorprendente. Benché si sappia fin dall’inizio che Lucas è innocente (diversamente da Il dubbio di J. P. Shanley, 2008), l’interesse per la vicenda rimane alto. Le due domande che permettono questo sono: fin dove si spingerà la società nell’emarginare e nel torturare fisicamente e psicologicamente Lucas (non a caso il titolo originale è Jagten, “caccia” in danese)? Quando la società scoprirà, se lo scoprirà, che Lucas è innocente lo riabiliterà?

Vinterberg ci fa capire che siamo sì pensanti, ma pur sempre degli animali. Vigono dunque l’atavico istinto di conservazione di sé e della prole nonché la legge del branco. Anche nel 2012.

Voto: 8 su 10

(Film visionato l’1 dicembre 2012)



Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

giovedì 15 novembre 2012

Fatti

Non dimentichiamo i fatti. A volte basta un'immagine.

Formigoni


Leggete nel riquadro. Il FORtwitterone, il FORmaglione, FORcomplimenti, e poi il FORcaffè, le FORnews. C'è anche la FORsciarpa. Dove sono i fatti (ad esempio le dimissioni)? Perchè i lombardi lo hanno eletto, come i siciliani hanno eletto Lombardo e Cuffaro? Ma soprattutto a quando la FORmobile e il costume da pipistrello?

Israele:

Ma davvero l'Occidente è ancora convinto che Israele "si difenda" e basta? Quando anche Roberto Saviano, certamente non noto per le sue posizioni filo-palestinesi, si augura che "abbia termine l’aggressione israeliana a Gaza, cessino i bombardamenti e Israele la smetta con le provocazioni" (e chiamiamole provocazioni). Lo chiedo a Obama, a Monti e a chi per loro. Per la cronaca, l’uomo della foto è Jihad Misharawi, giornalista della Bbc che vive a Gaza. Un razzo israeliano è precipitato sulla sua abitazione e ha ucciso suo figlio Omar.

Grillo insulta tutti:  


Gli altri invece no. Santanchè "Fini traditore"; Gasparri "Troppi imbecilli alimentano il caos" (nella sua testa?); Crosetto "Attorno ad Alfano tanti coglioni"; Biancofiore "Gli sfascisti". Sono gli insulti proferiti dai politici nel volgere di pochi giorni. E nell'elenco non ci sono leghisti, altrimenti non basterebbe un blog. 


Diversamente figli (da nonleggerlo.com), ovvero come il Fatto quotidiano ha trattato la cocaina della figlia di Grillo e il saluto fascista del figlio di Alemanno:



La figlia di Grillo viene (giustamente) difesa perchè "in fondo sono solo 0,4 grammi di coca e comunque non vive col padre da anni".  Giustamente, lo ripeto, la cocaina di lei non c'entra niente con Beppe Grillo.
Il figlio di Alemanno diventa invece "e chi sennò": in questo caso dunque la colpa si trasmette sul padre, sindaco di Roma. Le colpe dei figli cadono sui padri a ideologie alterne.  

Election Day:   

Scusate, forse mi sono perso qualcosa. C'è una legge, il dl 98 del 6 luglio 2011, che all'art. 7 dice:
"A decorrere dal 2012 le consultazioni elettorali per le elezioni dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, dei consigli comunali, provinciali e regionali, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, si svolgono, compatibilmente con quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, in un’unica data nell’arco dell’anno". 
Cioè l'election day va fatto per legge. Ora, se una sentenza della Consulta impone le elezioni regionali in Molise, Lombardia e Lazio a 90 giorni dalla fine dei rispettivi governi, si anticipino le elezioni politiche nazionali, no? Così per una volta si rispetteranno le leggi in questo paese. 

Esodati
Ma è possibile che una tecnica non sappia contare gli esodati a non so più quanti mesi dalla riforma?


Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

martedì 13 novembre 2012

Skyfall di S. Mendes. Recensione

Skyfall
di Sam Mendes
con Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes
Azione, 145 min., UK, Usa, 2012

Una pallottola buca il torace dell’agente segreto più famoso al mondo mettendo in luce tutta la sua vulnerabilità e svelando la “dichiarazione di poetica” del regista. Lo 007 di Mendes non è invulnerabile. Lo 007 di Mendes non è l’uomo-automa dei capitoli precedenti. Peccato che l’opera non sviluppi il proponimento, presentandoci una versione di Bond che determina una frizione tra quello che dovrebbe essere (e che tale rimane) e quello che è.

Ne esce così, se è possibile, una versione di 007 ancora più artefatta delle precedenti le quali, in confronto, conservavano una loro coerenza di fondo. Doveva essere un Bond più umano, dunque, ma sin dalle prime scene si intuisce che la musica è la stessa. Pensiamo ad esempio che ad inizio pellicola il protagonista rischia la morte ma viene immediatamente salvato da… una morettona che gli si concede (eh certo, lui è Bond!). Come se non bastasse ritroviamo spesso l’agente interpretato da un Daniel Craig pompato più che mai e impeccabilmente vestito, anche nelle (poche) scene d’azione, sempre più bloccato in pose plastiche che accentuano la volontà di non recidere il cordone ombelicale con la tradizione. Tradizione rappresentata anche da prodotti che hanno fatto la storia della serie (Martini e Aston Martin su tutti). Qui la lista viene riproposta e ampliata, per un’indigestione di marchi che rasenta l’indecenza. Durante la visione vengono citati, più o meno esplicitamente: Bmw, Volkswagen Beatle, Omega Seamaster, Range Rover, Audi e via dicendo, per una colossale operazione di product placement che si dipana lungo tutto il film. E se bambole e marchi trendy abbondano, lo stesso non si può dire delle scene d’azione, ridotte all’osso e comunque debitrici nei confronti di altre pellicole ben più memorabili di questa.

L’orizzonte filmico al quale Mendes si ispira è presto ricostruito: Apocalypse Now (F. F. Coppola, 1979), Cane di paglia (S. Peckimpah, 1971) e Il cavaliere oscuro (C. Nolan, 2008). Soprattutto quest’ultimo viene riproposto in maniera massiccia: Bond sembra Bruce Wayne ma non ne ha il tormento (non è sufficiente una dipendenza da alcol per farlo sembrare più umano); Bardem è Joker, con la stessa voglia di vendetta  e la medesima menomazione facciale; Londra è una Gotham City sì più luminosa ma ugualmente sfregiata e in balia delle forze oscure.

Usciti dal cinema ho esposto queste ragioni alla mia ragazza. La risposta, pragmatica e puntuale, è stata:  «Ma 007 è così. È un figo, c’ha le gnocche… Non è che si può innovare più di tanto». Ho pensato che in fondo avesse ragione. Nulla però mi vieta di continuare a pensare che ciò che ho visto rimane una pacchianata nemmeno troppo di classe.

Voto: 7 su 10 

(Film visionato il 10 novembre 2012)



Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

martedì 6 novembre 2012

Cuccuruccucu Crocetta

“Non chiamatemi assessore, la parola mi offende, mi basta Franco. Non voglio avere a che fare con i politici e lavorerò gratis, per sentirmi libero ”. Così si presentò il 6 novembre 2012 il nuovo assessore alla Cultura della Regione Sicilia, Franco Battiato, poeta prima che cantante, nominato dal neo presidente Rosario Crocetta. Il plauso alla scelta effettuata dall’ex sindaco di Gela sarebbe naturale, come naturale e unanime è stato il consenso giunto da politici di tutta Italia (anche del Parlamento nazionale: ma che c’entrano?). 


Eppure…

Eppure c’è qualcosa che non va. Nulla da dire sulla statura del maestro Franco. Che però un mese fa fu tra i primi firmatari del manifesto degli intellettuali in favore di Claudio Fava, candidato alla Presidenza siciliana per Sel, FdS e Idv. Già questo disturba un po'. "Ma che me ne frega", il suo commento. "Queste sono cose da politici, chiedete a Crocetta. Se nella mia casa discografica c'è uno del Pdl non lo faccio suonare?".

Innanzitutto non si capisce quale sia l'impegno di Battiato, che scende in campo "parzialmente, perchè non posso e non voglio cambiare mestiere. L'unico progetto che ho è quello di trovare uno spazio per mettere in contatto la Sicilia con il resto del mondo attraverso degli eventi particolari". E qui nasce il primo inghippo. Perchè, aldilà della vaghezza dei propositi, per diradare la quale ci affidiamo al suo genio che avrà già macchinato qualcosa, desta perplessità la necessità, sentita da Crocetta, di assumere un assessore a tempo parziale. Come se la cultura, e nel caso quella siciliana, potesse vivere, anzi sopravvivere, di tempi parziali. 

C'è un aspetto, in particolare, che suona paradossale: Battiato è assessore "alla Cultura". Ma nel portale della Regione Sicilia il dipartimento non è previsto. C'è l'assessorato ai Beni culturali e all'identità siciliana, che non sembra essere la delega assegnatagli. E c'è, con compiti attinenti all'arte di Battiato, l'assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo. Quello di Battiato sembra invece un assessorato a metà tra i due guadi. 

Non sembri questione di sottigliezze linguistiche. Perchè, se "Franco" si occuperà di Cultura come "organizzatore di eventi a tempo parziale", in pratica un p.r. intellettuale, non potrà certo prestare la dovuta attenzione ai beni culturali siciliani. Si contano a centinaia i monumenti, gli edifici storici, le chiese medievali che in Sicilia crollano o sono in procinto di. Ci vuole un impegno 25 ore su 24. Altro che "parziale".   

Se, invece, non sarà "Franco" a occuparsi dei beni culturali, chi sarà? Un altro assessore ad hoc? Ma questo assurdo controsenso porterebbe a separare i "beni culturali" dalla "cultura" incanalandoli in due diversi dipartimenti.

La speranza è che "Franco" non faccia la fine di Roberto Vecchioni, che da presidente del Forum delle Culture presso il Comune di Napoli durò poche settimane, travolto dalle polemiche sul suo compenso e dalle squallide manfrine dei giochi di potere. E che quella di Crocetta Rosario non sia stata soltanto la classica mossa del "nome" priva di concreta progettualità.  


[edit]: in serata, al programma Otto e mezzo di La7, condotto da Lilli Gruber, è arrivata la precisazione: "non sono assessore alla Cultura, ma al Turismo e Spettacolo. Fare l’assessore alla Cultura significherebbe una frequenza a Palermo che non sarei in grado di assicurare perché devo fare delle tournée, invece con l’assessorato al Turismo e Spettacolo posso fare le stesse cose della Cultura ma con più libertà". Così ha già più senso. Resta il balletto tra un assessorato e l'altro per capire quale gli permettesse di avere "più tempo libero". E resta il dubbio se anche il Turismo sia un settore cui dedicare un tempo parziale. Staremo a vedere. 


Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

venerdì 2 novembre 2012

Amour di M. Haneke. Recensione

Amour
di Michael Haneke
con Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert
Drammatico, Francia, Austria, Germania, 125 min., 2012




Voto: 10 su 10

(Film visionato l'1 novembre 2012)







Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

mercoledì 31 ottobre 2012

Due o tre cose sul voto in Sicilia


1) Ha vinto Rosario Crocetta, "fu" comunista, omosessuale dichiarato (e in Sicilia, e in Italia, non è facile), ex coraggioso sindaco antimafia di Gela (idem), attualmente europarlamentare (a proposito, si dimetta celermente dall'incarico). Persona colta e onesta, si è circondato di partiti inaffidabili e "puzzolenti": il Pd che ha sostenuto il peggior governo di sempre, quello Lombardo, indagato per mafia e responsabile dell'ulteriore collasso della Sicilia. E l'Udc degli indagati e di Nino Dina, fedelissimo di Cuffaro, per la cui giunta fu presidente della Commissione Sanità, che assegnava i soldi alle strutture sanitarie, compresa Villa Santa Teresa del mafioso Michele Aiello. 


Dice lui... Sarà...

2) A proposito di Udc: sommando la sua percentuale di voto (10,8 %) e il 5,95 % del Pid-Cantiere Popolare (composto, tra gli altri, dagli ex cuffariani incalliti Saverio Romano, a luglio assolto in primo grado per concorso esterno a Cosa Nostra, e Rudy Maira, assolto anni fa per concorso esterno e ora indagato per associazione a delinquere) arriviamo al risultato del 16,75%. Sarebbe stato il primo partito. In Sicilia Cuffaro regna ancora. 

3) Il Pd ha vinto (contenti loro). Però nel 2008 Anna Finocchiaro perse le elezioni che portarono a Palazzo d'Orleans Raffaele Lombardo con 505.922 voti. Domenica 28 ottobre Crocetta ha vinto con 245.058 per il suo partito e 112.312 per la sua lista (che non è il partito, trattandosi di voto "per la persona"). Per il Pd si tratta di una flessione di 260.864 voti. Chiamatela vittoria.

4) Questo straccio di vittoria, talmente è risicata, non ha dato a Crocetta la maggioranza assoluta. Servivano 46 deputati (su 90 dell'Assemblea siciliana), ne avrà 38, più il presidente della Regione 39. Significa che per ogni votazione dovrà elemosinare 7 sì. Glieli darà il Pdl? Non credo. Glieli darà il Movimento 5 Stelle? Non credo. A chi li chiederà, dato che la sinistra (Sel, Federazione della Sinistra, Verdi, ma anche Idv) non è entrata in parlamento? Temo al Grande Sud di Miccichè e, manco a dirlo, all'Mpa (oggi Pds) di Lombardo. In Sicilia anche Lombardo regna ancora. Le elezioni le ha vinte lui. 

n.b.: Crocetta si dice convinto di ottenere la maggioranza di volta in volta sui singoli provvedimenti. Mi pare tutto troppo precario.

5) Il M5S è la prima forza politica dell'isola. Lo hanno votato 269.072 siciliani, il 14,83 % degli aventi diritto. Nel 2008 erano stati poco più di 46 mila (1,73%). Sommando M5S e astensionismo record (52,58 %), ha rifiutato i partiti il 67,41 % degli aventi diritto. Praticamente 7 elettori su 10. Un massacro. 

6) Nel bagno di sangue sono caduti Pdl e i partiti che non hanno superato lo sbarramento del 5 %: Sel, FdS, Idv, Fli. Il Pdl è passato dai 901.503 voti (33,32 %) del 2008 a 232.159, che significano il 12,79 %. Venti punti percentuale in meno. Anche in questo caso secondo me non conta la lista "Musumeci Presidente", voto alla persona. Tracollo della sinistra "alternativa", che per la seconda volta consecutiva non entra all'Ars: ma la cosiddetta Sinistra Arcobelano ottenne 131.476 voti, mentre l'alleanza FdS, Sel e Verdi è bastata per appena 55.432 preferenze. Un risultato deludente, sul quale pesa come un macigno la clamorosa esclusione del candidato presidente, Claudio Fava, sostituito in tutta fretta da Giovanna Marano, per aver trasferito la residenza in Sicilia con 5 giorni di ritardo. Che figura! 
Fuori, a sorpresa, restano anche Fli e Idv. Paradossale la vicenda del partito di Di Pietro, che a Palermo vanta un sindaco come Leoluca Orlando che al ballottaggio delle amministrative di maggio stracciò col 73 % l'avversario del Pd Fabrizio Ferrandelli. Il democratico ora è deputato, chissà che un giorno non si troveranno a scontrarsi su qualche provvedimento regionale che riguardi Palermo... Tra l'altro l'Idv in Sicilia è leggermente cresciuta, passando dai 49.807 voti del 2008 (1,85 %) ai 65.344 (3,6 %) di oggi.

7) Eterni ritorni: Francesco Scoma e Santi Formica (Pdl) e Michele Cimino (Grande Sud) affronteranno la loro quinta legislatura, mentre si tratta della quarta per Francesco Cascio e Salvino Caputo (Pdl), Giovanni Ardizzone, Nino Dina, Lino Leanza e Raffaele Nicotra (Udc), Antonello Cracolici, Giuseppe Laccoto e Filippo Panarello (Pd), Roberto Di Mauro (Pds-Mpa), Riccardo Savona (Grande Sud). E tanti sono al terzo mandato. Se stiamo come stiamo, una buona fetta di responsabilità è loro.

8) Un bel dato arriva dal numero di donne elette: ben 15, il più alto di sempre. Il record precedente, di appena cinque deputate (tutte del Partito Comunista), risaliva all'ottava legislatura: anni 1976-1981. Una generazione fa.

9) Ultima amarissima nota: Caputo Salvino, Cascio Francesco, D'Asero Nino, Dina Nino, Di Giacinto Giovanni, Di Mauro Roberto, Fazio Girolamo, Federico Giuseppe, Forzese Marco, Gennuso Pippo, Gianni Pippo, Nicotra Raffaele Giuseppe, Picciolo Giuseppe, Sorbello Pippo. Sono i nomi dei deputati entrati all'Ars con guai giudiziari sulle spalle, passati o presenti, pesanti o leggeri, in corso o definitivi. Chi ben comincia...

10) Un pronostico: e se fosse stato un voto inutile? Se Crocetta non tiene, non avendo la maggioranza assoluta? Ma soprattutto spaventa lo scoglio del patto di stabilità: dal Quotidiano di Sicilia del 31 ottobre, infatti, sappiamo che "entro il 30 aprile 2013 l'Ars deve approvare il bilancio preventivo 2013 (come vuole la legge regionale di stabilità) per un valore complessivo di 16,3 miliardi di euro. Altrimenti a maggio ci saranno i tre commissari di Stato (articolo 8 dello Statuto siciliano e articoli 81, 120 e 126 della Costituzione)". Degna conclusione di questi anni.


Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...