mercoledì 29 giugno 2011

Billy Corgan e quell'accanimento terapeutico chiamato Smashing Pumpkins



Immagina per qualche istante di essere un fan storico degli Smashing Pumpkins.
Diciamo che ti sei avvicinato alla loro musica ai tempi di Mellon Collie and the Infinite Sadness. Sei un giovane adolescente e i tuoi genitori non capiscono i tuoi disagi e quindi ti chiudi nella tua stanza e pensi che forse nessuno ti capirà mai. Gli Smashing Pumpkins ti fanno letteralmente sentire "in love with my sadness", capiscono il tuo lato più rabbioso, capiscono la tua dolcezza più nascosta, capiscono il tuo essere incompreso dalla famiglia, dagli amici. Hai comprato Gish e soprattutto hai comprato Siamese Dream e ti accorgi che questo disco è il vero capolavoro delle Zucche. Inizi ad amare Billy Corgan perché è lui la meravigliosa personalità che sta dietro a queste canzoni intrise di rabbia e leggerezza, di amore dolente e urgenza comunicativa. Allora hai accolto con eccitata mestizia l'arrivo di Adore, l'aspetto più cupo e gotico del tuo gruppo preferito dovuto ai lutti di Corgan, all'allontanamento di Jimmy, ai problemi con la droga. Sai che musicalmente è un passo azzardato e che molti non lo capiranno, ma tu invece sì, ami quel disco perché lo puoi capire. Accogli con rinnovata gioia l'uscita di Machina e Machina II, torna Jimmy alla batteria e pensi che sono tornati gli Smashing arrabbiati di sempre. In realtà ti accorgi delle differenze rispetto ai primi tempi, ora tutte le note sono coperte di riverberi e sacralità, una sorta di rock religioso. Molti non lo capiranno, ma tu sì.
Con tristezza leggi del loro scioglimenti ma pensi che in fondo è giusto che si chiuda il ciclo.
Accogli con stupore l'arrivo degli Zwan, un gruppo sprizzante di felicità e power pop, niente più tristezza ma solo fede e gioia di vivere. Molti li disprezzano ma tu no, compri l'album dicendoti che potrebbero diventare i tuoi nuovi idoli.
Accetti anche lo scioglimento degli Zwan e deglutisci anche il debutto solistico di Corgan, The future Embrace, pensi che molti non lo capiranno e, sebbene nemmeno tu capisca che senso abbia, lo accetti e dai fiducia a quel genio di Corgan che si deve solo riscaldare.
Apprendi con entusiasmo che Billy e Jimmy vogliono riformare gli Smashing ma al posto di Darcy e James ci suono due perfetti sconosciuti. Mandi giù. Ascolti Zeitgeist e ti dici "Stupendo", poi ci ripensi, "Bello", poi ci ripensi, "Carino", poi ci ripensi, "Ascoltabile", poi rifletti bene e ci ripensi, "Terribile". Ma sai che Billy ha bisogno di fiducia e ci vuole solo un po' di tempo.
Apprende che Jimmy se n'è andato perché le nuove canzoni gli paiono tremende e Billy si circonda di ragazzini sconosciuti. Vende mp3 inascoltabili al chilo. Vuole fare un album immenso di mp3 (Teargarden by Kaleidyscope) al cui interno ce n'è un altro Oceania pubblicizzato da uno dei peggiori singoli che si siano ascoltati negli ultimi anni, Owata. Qualcuno su Youtube si diverte a immaginare che sia la sigla di My Little Pony.

"Adesso basta! - dici tu - ora è una questione di rispetto. Posso sopportare i cambiamenti di Adore, le peculiarità di Machina, la sdolcinatezza degli Zwan, l'orrore anni 80 di Future embrace, la mediocrità banale e hardrock di Zeitgeist ma ora basta! Billy, non puoi inquinare il nome Smashing Pumpkins con queste mediocrità musicali che nulla hanno a che fare con la tua (nostra) storica band, non inquinare quel nome con una band di cui James, Jimmy, Darcy non fanno parte (sì, cara primadonna, gli Smashing non eri solo tu), non inquinare con quelle canzoni le emozioni che ho provato per una vita, non inquinare l'amore per la mia band preferita, non rovinarmi i ricordi dell'adolescenza. Almeno abbi il coraggio di cambiare nome definitivamente in My Little Pony!"

Forse stai esagerando un po'. Ma ti si può capire.


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lunedì 27 giugno 2011

I Cani: un album fin troppo "sorprendente"?


Recensione a getto di coscienza:

Ha tutte le carte in regola per essere un artista. Valeva per Ciampi e così vale anche per il signor Cani, un ragazzo di Roma il cui debutto Il sorprendente album d'esordio dei Cani non fa altro che far parlare di sé. "Hai sentito i cani?" mi dicono gli amici, "Hai sentito i cani?" chiedo io ad altri amici. Tutti vogliamo parlare dei Cani, ma prima di esprimere un giudizio chiediamo sempre "E cosa ne pensi?": aspettiamo un giudizio positivo dell'altro prima di esporci troppo con il nostro.
Perché non possiamo dire in piena libertà che Il sorprendente album d'esordio dei Cani è un bel disco? E se non piace, perché usare per forza violenza e spietatezza nel giudicarlo (tra i commenti degli utenti di Rockit si può leggere "bella cacata").
In un'intervista al Mucchio, il signor Cani parla della sua immagine "faceless" che forse potrebbe aver irritato una parte di pubblico. Eppure sembra non dare fastidio agli ascoltatori dei Tre Allegri Ragazzi Morti o ai lettori del collettivo Wu Ming questa necessità di nascondersi dietro l'anonimato.
Allora qual è il punto? Il punto è che appena accendi quell'accidente di lettore mp3 senti una musica che ami e che riconosci in un qualche modo come "tua". Tu che hai ascoltato anni di post punk, di Cure, di Smiths e di quella trafila di gruppi geniali (passando pure in mezzo a un po' di Camerini e trash italiano) resti subito affascinato, anche troppo velocemente, dai suoni 80s di questo disco. Tu, che se dovessi fare un disco lo faresti suonare proprio così.
Inoltre il signor Cani annota sul suo libro-disco tutta la realtà dell'Italia contemporanea filtrandola con i suoi occhi di ragazzo (più che di artistoide). Non lo fa con la spocchia di chi vuole fare un disco generazionale, ma alla fine un serie di giudizi sulle persone li snocciola lo stesso. Sui pariolini diciotteni, sulle veline, sulle coppiette, sulle p.r., sulle bariste, sui musicisti, su Vasco Brondi e su tutto ciò che anche noi, con i nostri occhi, vediamo tutti i giorni.
E allora questo ti dà un po' fastidio perché avverti che è stato creato uno spartiacque immenso: da una parte c'è il mondo misero e meschino, dall'altra il signor Cani che lo vede e che si accorge del "giuoco" come fanno gli inetti di Pirandello. E tu da che parte stai? Ti rassereni pensando che stai dalla parte del signor Cani, che anche tu vedi il mondo come lo vede lui e ne ridi amaramente. Ecco, ora che ci hai pensato stai già meglio.
Però forse dovresti pensare che dalla parte del mondo misero e meschino ci sei dentro anche tu fino al collo, così come c'è dentro la "poeticità" (sic.) di Vasco Brondi e c'è dentro a piedi pari anche il signor Cani. Smettiamola di farci questi problemi. La musica a volte può anche scuoterci, farci vergognare dello stato in cui viviamo e sarebbe piuttosto stupido prendersela proprio con un ragazzo di Roma di cui nemmeno sappiamo il nome.
No, signori. Il sorprendente album d'esordio dei Cani è un bel disco. E' troppo comodo negarlo.


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giovedì 23 giugno 2011

Tamara de Lempicka in mostra al Vittoriano

Rimangono ancora pochi giorni per ammirare le opere della conturbante artista polacca icona del periodo De'co e delle istanze moderniste degli anni Venti e Trenta.

Fino al 10 luglio nel complesso romano del Vittoriano è possibile infatti assistere alla retrospettiva "Tamara de Lempicka: la regina del moderno", preziosa esposizione di 120 opere provenienti da tutto il mondo, che rendono giustizia al genio artistico di una donna che seppe coniugare disciplina e sensualità, estro e forme plastiche.

La mostra, curata da Gioia Mori, si presenta come un'irrinunciabile occasione per approfondire il profilo culturale della Lempicka al di là delle vicende personali che, tra provocazione e scandalo, finirono spesso per mettere in secondo piano la sua arte.

Il percorso espositivo ripercorre l'evoluzione stilistica della pittrice già a partire dai primi Anni '20, animati dall'incontro con Picasso e con il Futurismo, dalla vicinanza a Marinetti e a Prampolini. Permette inoltre di rivedere il malinconico Portrait de Madame P., che si credeva perduto ed è invece riemerso dopo ricerche in collezioni di mezzo mondo. E ancora, ritratti della figlia Kizette, di protagonisti, uomini e donne, del jet set, e in ogni opera torna fortissima la tensione al contrasto.
Da una parte la formazione antico-rinascimentale e l'influenza di maestri come Botticelli, Michelangelo, Carpaccio, dall'altra la passione per il moderno, declinato nella lucentezza e plasticità di nudi scolpiti come statue, freddi e raffinati, quasi inanimati, fissati in una dimensione di atemporalità e aspazialità che li fa apparire come moderne statue greche.

Concludono l'esposizione cinquanta fotografie e due film degli anni Trenta in cui la pittrice è protagonista, oltre a 13 dipinti di artisti polacchi che frequentò in Francia e a Varsavia.


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venerdì 17 giugno 2011

I migliori album degli anni '50 secondo Ogni Maledetto Post

Stilare una classifica musicale è sempre divertente ma è anche un'operazione difficile, parziale e soggettiva. Dunque ben vengano correzioni, aggiunte e suggerimenti da tutti. In questa classifica troverete solo musica leggera (la classica meriterebbe un post a parte) e ho preferito tenere in considerazione solo i dischi originali e non le raccolte o i "greatest hits" postumi.


1 - Kind Of Blue (Miles Davis, 1959)
1 Miles Davis fece registrare il disco senza fare nemmeno una prova e senza preavvisare i musicisti, a quanto pare serviva per ottenere da loro la massima concentrazione. 2 Davis diede indicazioni vaghe su come sarebbero dovute essere le canzoni, il resto era da improvvisare. 3 I pezzi furono registrati una volta sola (buona la prima). Questi sono alcuni indizi che possono farvi capire la genesi del disco più influente e più venduto nella storia del jazz. La cosa sconvolgente è che questi cinque pezzi non solo sono diventati uno standard per tutti i jazzisti di sempre ma hanno anche contaminato per sempre gli altri generi. Il primo posto è assicurato.
2 - Elvis Presley (Elvis Presley, 1956)
“Puoi bruciare la mia casa, rubare la mia macchina / Bere il mio liquore / Puoi fare ogni cosa che vuoi / Ma sta lontana dalle mie scarpe di pelle scamosciata blu”. Questa è una vera rivoluzione culturale. Non che il Re abbia inventato qualcosa di nuovo con questo album (che tra l’altro si tratta di un eterogeneo collage di varie registrazioni), i maestri del jump blues avevano già inventato il rock, ma a causa del colore della loro pelle non erano destinati a diventare una stella come il camionista di Memphis. Eppure la rivoluzione l’ha fatta lui: chitarre acidule e sporche, testi ammiccanti e strafottenti, irresistibili pezzi rock e ballate malinconiche da far innamorare qualsiasi ragazzina sotto il palco.


3 - The Genius of Ray Charles (Ray Charles, 1959)

Non era di certo sconosciuto questo pianista amatissimo dai bianchi (l'unico pubblico che allora "contava"). Lui, l'inventore del Gospel, un po' blues, un po' R&B, a volte jazz. Ray non stava di certo a fare differenze tra queste inutili etichette. Per lui i generi erano stati inventati per poter essere mescolati, stravolti, plasmati a piacimento e questo disco ne è un'ottima prova. In studio si era avvalso dei migliori musicisti in circolazione (presi da Duke Ellington e Count Basie). La voce riesce a modulare un canto riconoscibilissimo, a volte come rotto dal pianto, a volte urlante che riesce incredibilemente a rispecchiare le pieghe dell'animo dell'uomo moderno.

4 - The “Chirping” Crickets (The Crickets, 1957)

Contemporaneamente alla nascita dei cliché del rocker alla Elvis (il bello e maledetto tutto stay-off-of-my-blue-suede-shoes) nasce anche un modello più pacato, ironico, con una voce divertente e un paio di occhiali in celluloide. È Buddy Holly, e sicuramente quella estetica è la rivoluzione meno importante che abbia fatto. Morto in un incidente aereo a 22 anni, il giovane Buddy ha contribuito a dare un enorme contributo ai primi vagiti rock, ha influenzato i Beatles (a partire dal nome), i Rolling Stones, i Beach Boys e qualche altro centinaio di artisti. Ha inventato il canto a singhiozzo (senti questo video, 0:44) e ha contribuito alla creazione di nuovi metodi di incisione. Ripeto, è morto a 22 anni.

5 - Here's Little Richard (Little Richard, 1957)

Qualcuno di voi forse non l'ha nemmeno sentito nominare, al limite il titolo Tutti Frutti può ricordare qualcosa. Ma sicuramente il suo primo disco rientra nella top 10 per lo spirito selvaggio, strafottente e provocante con cui il piccolo Richard plasma il carattere del nascente rock'n'roll. Siamo negli anni '50 e lui si trucca come una diva decadente dimenticandosi di celare la sua omosessualità, la sua voce esplode in urla bestiali, le sue esibizioni sono animalesche, violenta il pianoforte come fosse uno strumento rock e lo suona con i piedi. Successivamente il diavolo tornò all'ovile della cristianità producendo dischi gospel, ma questo resta un'esplosione insuperata.

6 - Go Bo Diddley (Bo Diddley, 1959)

Il Rolling Stones parla di una influenza sul rock'n'roll "inestimabile". Altri lo chiamano "creatore del rock'n'roll". Sicuramente non ha valore l'apporto (o la riscoperta) delle ritmiche africane all'interno del nuovo genere americano. Mutuato forse dall'hambone (tecnica per simulare i ritmi del continente nero con la percussione di una mano sulla coscia), Bo inventa il cosiddetto ritmo "Diddley beat" da allora usato in milioni di canzoni (vedere il video sopra). La sua chitarra suonava piena di riverberi (in questo video da 0:56), strane distorsioni, effetti non convenzionali che davano alla sua musica un tocco ancora una volta esotico. Imbracciava la "twang machine", una strana chitarra dal corpo rettangolare, e il "diddley bow", uno strumento monocorde di origine africana. Si dice che abbia anche inventato i primi rudimenti del rap, insomma ha esplorato mondi inimmaginabili per allora. "Sono io che ho aperto un sacco di porte, ma sono rimasto con il pomello in mano", avrebbe detto.
7 - In The Wee Small Hours (Frank Sinatra, 1955)

Niente balletti, niente swing ma un uomo solo nel mezzo della notte, con una mano in tasca e l’altra che regge l’ennesima sigaretta. È la solitudine di una città notturna la cornice perfetta e suggestiva di In The Wee Small Hours. È la malinconia dovuta alla separazione con Ava Gardner e alle difficoltà della carriera di una voce che sembrava già affievolirsi. Grazie ai mesti arrangiamenti di Nelson Riddle, In The Wee Small Hours è stato forse il primo concept album della storia e sicuramente in disco più autentico di Sinatra.
8 - Time Out (The Dave Brubeck Quartet, 1959)

I tempi dispari fanno irruzione con prepotenza all'interno della musica leggere grazie a Dave Brubeck. Take five è in 5/4, Blue Rondo à la Turk in 9/8, Three to get ready 3/4. Anche la musica classica (a partire da Mozart) ha qui un importante spazio. Ma nonostante queste attente e preziose sofisticazioni, Time Out resta tutt'oggi uno dei dischi jazz più alti e allo stesso tempo più accessibili anche ai profani. Forse è per questo che sin dai suoi esordi è stato disprezzato. Spesso si preferisce inserire tra i migliori dischi degli anni '50 Brilliant Corners di Thelonious Monk, stupefacente capolavoro del jazz molto amato dai musicisti addetti ai lavori ma non universalmente fruibile come Time Out.
9 - Lady In Satin (Billie Holiday, 1958)

E' questo il testamento di una delle più grandi cantati di tutti i tempi. Una miglior vita l'avrebbe attesa da lì a poco, una vita finalmente senza lo spettro dell'eroina, senza brucianti amori e senza quella rassegnata mestizia che ricopre il suo ultimo capolavoro (il più riuscito, secondo lei). Per alcuni potrà sembrare uno strategico ritratto di un'artista finita ma a mio avviso resta un disco fenomenale. Questa volta è un esercito di archi ad accompagnare la sua voce roca e drammaticamente invecchiata, dando così al disco un andamento satinato e cinematografico che sottolinea ancora di più la ruvidezza della sua voce. I testi sono d'amore, come si usava nel jazz, ma qui si parla in modo innovativo di amori disperati, amori cercati solo per dimenticarne altri, rassegnazioni d'amore. Glad to be unhappy è il titolo che meglio raccoglie lo spirito del disco.
10 - After School Session (Chuck Berry, 1958)

Nel 55 esce una tripletta inarrestabile del rock: Chuck Berry, Bo Diddley e Screamin’ Jay Hawkins. Senza perdere tempo nel discutere su chi abbia inventato il rock, diciamo che Berry ha sicuramente portato il genere alla sua perfezione e lo arricchisce di espedienti che si cristallizzeranno nella storia: chitarra elettrica in primo piano, canzoni brevi, testi autoprodotti, assoli tipici che trasformano la scala pentatonica in un topos del genere. È il primo nero a manipolare materiale bianco come il country e l'hillibilly e ciò sembra essere molto apprezzato dai bianchi stessi. I testi parlano di adolescenza, di amori, di avventure sessuali e soprattutto di pure divertimento, concetto piuttosto scandaloso in un'America conservatrice come quella di allora.

E se non dovessero essere sufficienti 10 dischi per conoscere gli anni '50...
11 - Brilliant Corners (Thelonious Monk, 1957)
12 - This Is Fats (Fats Domino, 1956)
13 - The Atomic Mr. Basie (Count Basie, 1957)
14 - Tragic Songs Of Life (The Louvin Brothers, 1956)
15 - The Wildest (Louis Prima, 1956)


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martedì 7 giugno 2011

Aggiornamento sul quarto quesito

La Consulta ha votato all'unanimità il definitivo via libera: il referendum sul nucleare si farà regolarmente. Il ricorso del governo è stato respinto

Restano i dubbi sul quesito e sugli esiti della consultazione referendaria, dubbi che non erano solo nostri. Oggi il Fatto Quotidianonell'articolo di Mario Portanova, si è fatto portavoce di questa domanda, che circola soprattutto nella rete: "chi vota sì cancella la moratoria, e quindi dà il via libera a nuove centrali? E per di più impedisce al governo di fare un piano energetico che tenga conto delle rinnovabili? Ottiene insomma il risultato esattamente opposto a quello per cui ha deciso di andare a votare?". 

Ecco alcuni dei pareri (discordanti) ascoltati dall'articolista:  

Alberto Lucarelli, promotore del referendum e costituzionalista: “Lo spirito del comitato promotore prevale sull’aspetto formalistico. La Cassazione ha riconosciuto che quella del governo era una ‘leggina’ a carattere sospensivo”.

Lorenza Carlassare di Libertà e Giustizia, associazione che sostiene tutti i quattro referendum del 12 e 13 giugno: “E’ un dubbio che non mi porrei. Anzi, con l’intervento della Cassazione il quesito è ancora più chiaro. Caso mai il vero problema è quello degli italiani all’estero, ai quali sono state recapitate le schede vecchie”. 

Augusto Barbera, costituzionalista ed ex-parlamentare del Pci-Pds: "Il quesito sul nucleare riformulato dalla Cassazione non sta in piedi perché tutte le norme che prevedevano procedure e tempi per l’installazione di centrali nucleari sono state abrogate dal decreto Omnibus”, ha affermato in un’intervista su Avvenire di ieri. “Ipotizzo che la Cassazione si sia basata sulle intenzioni del governo. Però in questi casi si procede in base alle norme scritte e approvate dalle Camere, non in base a dichiarazioni d’intenti”. In più la corte ha voluto far sapere di aver adottato la decisione a maggioranza, una cosa senza precedenti, secondo Barbera.

In linea di massima resta l'idea che anche dopo il referendum, pur essendo questo un istituto abrogativo, bisognerà continuare a vigilare sull'operato del governo, che potrebbe scovare i margini legislativi per muoversi in direzione opposta al volere popolare (come sempre, aggiungerei). 
I quesiti referendari con i rispettivi colori delle schede
Tuttavia, il quesito posto dalla scheda grigia, quella sul nucleare, "non ammette equivoci: Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare. L’articolo 5 del decreto governativo non contiene affatto una rinuncia, anzi, dice la Cassazione, “detta regole aventi la forza e l’efficacia di una legge che apre nell’immediato al nucleare. Si sospende qualcosa che si intende fare, non qualcosa a cui si è rinunciato definitivamente.

QUINDI? VOTARE, E VOTARE SÌ


ps: come detto, la fonte dell'articolo è il Fatto Quotidiano


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domenica 5 giugno 2011

Mafiosità positiva

Elio Belcastro
Elio Belcastro, l'uomo che vedete qui a fianco, deputato calabrese della maggioranza di governo per contro della formazione Noi Sud (da non confondere con Forza del Sud, il partito di Miccichè), ieri ha rilasciato un'interessante intervista ad Antonello Caporale, giornalista di Repubblica

Dice giustamente che "noi meridionali siamo stufi, veramente e completamente e sinceramente" (Grande! Sì, siamo stufi!).

Dice che "o il governo ci dà i soldi (Giusto! vogliamo i soldi!) o ce ne andiamo!" (Alt, aspetta, cosa stai blandamente ammettendo? Che il tuo credo politico si basa sui soldi? No, dai, sei una bandiera del Sud! Difendi gli interessi della tua terra! Abbiamo bisogno di coerenza al Meridione, noi che siamo la terra dell'incoerenza, dell'oblio, della contraddizione! Avrò capito male).

Dice, perentorio: "La fiscalità di vantaggio al sud tu B. la dai sì o no?" (Ecco, bravo! Deciso, fai vedere cosa valiamo, cazzo!). Dice, arrabbiato: "Ma a noi ci trattano da servi" (Dillo! Di' le cose come stanno! Noi non ci facciamo mettere i piedi in testa da nessuno! Da nessuno!).

Dice, da uomo libero che liberamente pensa: "Però De Magistris non ha la faccia da servo. E anche se come magistrato non l’ho proprio apprezzato, mi sembra l’uomo che fa per noi" (Ma come? Da uno che ce l'ha a morte coi giudici, che definisce i giudici psicopatici e antropologicamente diversi dagli altri esseri umani, vorresti passare nelle mani di un ex-magistrato? Ma che salto è? Riprenditi, Elio!) 

Dice, finalmente illuminato e illuminante: "Dobbiamo essere meno cedevoli e servili. E mostrarci con una punta di mafiosità positiva" (Ah, quindi c'è una mafiosità positiva e una negativa? Direi che non si è ripreso...). 

Caporale lo guarda perplesso e gli fa: "Lei è calabrese, e quella parola non dovrebbe dirla" (Ma perchè, se sei valdostano o friulano puoi parlare di "mafiosità positiva"? Bah).

Allora lui dice, fatale e definitivo : "Mafia nel senso che dobbiamo tutelare i nostri interessi. La gente ha fame e deve mangiare" (Ecco, ecco finalmente! Allora al Sud Italia se vuoi mangiare e vuoi tutelare i tuoi interessi, devi essere mafioso! Mafioso positivamente, eh, sia chiaro. Ecco, le idee! Le idee sono quelle che possono cambiare Noi del Sud! Le idee di Belcastro camminano sulle nostre gambe! Sono quelle di Belcastro, giusto? Non mi ricordo più... Eppure lo sapevo...).


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Lo scippo referendario e i dubbi sul quesito nucleare

Dichiarazioni, smentite e contro-smentite, decreti legislativi, sentenze della Cassazione: il quarto quesito referendario, quello sul nucleare, genera ogni giorno sempre maggiori dubbi. In teoria nei giorni 12 e 13 giugno gli italiani dovranno dire se sono favorevoli o meno al ritorno al nucleare. In pratica, il loro voto è stato forse svuotato di significato.

Wikipedia, l'enciclopedia online fatta dagli utenti, spesso tanto pasticciona e imprecisa, espone stavolta con puntualità le tappe della vicenda e i termini della questione. RIproponiamo tutto qui di seguito, fermo restando che il nostro NO al ritorno al nucleare è fermo e deciso. Ma la questione è particolarmente ingarbugliata e merita più di una riflessione. 

La normativa sulla ripresa dell'energia nucleare in Italia è contenuta nella legge n. 99/2009 e nel decreto legislativo n. 31/2010. Il testo del quesito referendario su cui sono state raccolte le firme faceva quindi riferimento a tale normativa (qui la vecchia versione del quesito)

Nel mese di marzo, nel corso della campagna referendaria e a seguito del disastro nucleare di Fukushima, in Giappone, il governo ha emanato il decreto legge n.34/2011, il cui articolo 5 ("Sospensione dell'efficacia di disposizioni del decreto legislativo numero 31 del 2010") include una moratoria di un anno sull'avvio del programma nucleare: in pratica un decreto ad disastrum.
In seguito, grazie all'introduzione di un emendamento al decreto omnibus 2011, convertito in legge il 26 maggio, il governo Berlusconi IV intende modificare ulteriormente la normativa vigente, ovvero il precedente decreto di marzo.
L'emendamento, abrogando diverse disposizioni, fra cui quelle relative alla realizzazione di nuove centrali nucleari, concede al governo di tornare eventualmente in seguito sulla questione dell'uso dell'energia nucleare in Italia una volta acquisite "nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea", attraverso l'adozione, entro dodici mesi, di una "strategia energetica nazionale" che non nomina né esclude, quindi, l'eventuale ricorso all'energia nucleare stessa: un vero e proprio imbroglio che consente a B.&Co. di "aggirare" il quesito referendario. 

In base all'art. 39 della legge 352/1970 sui referendum, "se prima della data dello svolgimento del referendum, la legge, o l'atto avente forza di legge, o le singole disposizioni di essi cui il referendum si riferisce, siano stati abrogati, l'Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative di voto in merito non avranno più corso".
L'intento del governo, come spudoratamente dichiarato da B., era quello di non permettere lo svolgimento del referendum sul nucleare, poiché influenzato dai recenti avvenimenti in Giappone: "Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire. Abbiamo introdotto questa moratoria responsabilmente (che faccia di bronzo!), per far sì che dopo un anno o due si possa tornare a discutere con un'opinione pubblica consapevole. Siamo convinti che il nucleare sia un destino ineluttabile".


Il 1º giugno 2011 l'ufficio centrale della Cassazione ha tuttavia stabilito che - pur alla luce dell'emendamento presentato dal governo - il referendum sul nucleare debba essere comunque svolto e che debba essere relativo al testo normativo risultante dalla modifica operata dal decreto omnibus. La Cassazione ha trasferito il quesito abrogativo sulle disposizioni di cui all'articolo 5 comma 1 e 8 dl 31/03/2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75. (qui la nuova versione del quesito); tenendo conto dell'abrogazione parziale contenuta nel decreto omnibus, la Corte ha stabilito che il referendum concernerà le ultime disposizioni legislative ancora in vigore. Nelle motivazioni addottate a maggioranza dall'ufficio referendum della Corte di Cassazione, appare come le nuove norme sono in "manifesta contraddizione con le dichiarate abrogazioni" e come si "dà luogo a una flessibile politica dell'energia che include e non esclude anche nei tempi più prossimi la produzione a mezzo di energia nucleare". Il comma 1 dell'articolo 5 "apre nell'immediato al nucleare (solo apparentemente cancellato)".

Lo stesso 1° giugno 2011 il governo Berlusconi IV ha dato mandato all'avvocatura dello Stato di intervenire all'udienza del 7 giugno della Corte costituzionale sull'ammissibilità del nuovo quesito, al fine di "evidenziare l'inammissibilità della consultazione", poiché il referendum "avrebbe a questo punto un oggetto del tutto difforme rispetto al quesito in base al quale sono state raccolte le firme", e perché non sarebbe di tipo abrogativo, ma consultivo o propositivo.
Giovanni Guzzetta
A questo punto, però, sorgono dubbi sull'efficacia reale di un sì o di un no. Il costituzionalista Giovanni Guzzetta spiega bene quale enorme contraddizione abbia originato questo clamoroso groviglio legislativo (illegittimamente creato dal Governo): 

"Il risultato finale di una eventuale abrogazione è tutto da vedere. Le disposizioni su cui gli elettori si pronunzieranno sono due: la prima prevede che ''al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche (...) sui profili relativi alla sicurezza nucleare (...) non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare''. La seconda disposizione prevede che ''entro dodici mesi (...) il governo (...) adotta la Strategia energetica nazionale'' (relativa cioe' a tutte le possibili fonti di approvvigionamento energetico). 

La doppia negazione produce un'affermazione. E poichè il referendum si chiama abrogativo perchè il corpo elettorale vuole negare una scelta del legislatore, che succede se ad essere negata è una negazione? Che succede cioè se io abrogo una norma che stabilisce che non si procede nel programma nucleare italiano?, e come si può conciliare il fatto che in occasione di uno stesso referendum (si tratta del medesimo quesito) l'elettore voglia l'abrogazione del programma energetico per qualsiasi fonte di energia e, nello stesso momento, che si proceda nel programma nucleare? 

Le soluzioni sono due: o si ritiene che le due affermazioni contraddittorie si elidano (e dunque l'effetto innovativo è nullo - e in quel caso il referendum è inutile) oppure, se una ha portata più generale dell'altra, si applica il principio di specialità. Vale a dire, la norma speciale deroga a quella generale. Il risultato nel nostro caso: si abroga l'intera politica energetica del governo, tranne quella nucleare, che rimane l'unica praticabile!

Forse ha ragione B., i referendum sono "inutili"? Peccato che a tentare di renderli inutili ci provino soltanto lui e la sua banda! 
Come ci si può continuamente appellare ai cittadini e poi privarli del diritto di decidere? 
Andiamo alle urne e diciamo comunque la nostra: la voce referendaria, pur se mutilata, rimane sempre la nostra voce. 

VOTARE, E VOTARE SÌ!


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sabato 4 giugno 2011

Tutti gli insulti del Presidente (e compagnia cantante)

"Via le Br dalle procure" (Roberto Lassini, candidato al consiglio comunale di Milano nelle liste del Pdl nonchè presidente dell'associazione Dalla parte della democrazia).
L'iniziativa di Lassini, oltre a fargli prendere vari cazziatoni un po' da tutti, non è stata apprezzata neanche dal popolo milanese: alle amministrative ha ottenuto 872 voti. Davvero pochi.

"Fuori dalle palle" (manifesto apparso a Roma "a cura" del Movimento per Roma e rivolto a La Russa e Bossi, simboli della maggioranza), forse una risposta al "fora da i ball" pronunciato a marzo da Bossi a proposito della questione dei profughi a Lampedusa?

"Pisapia vicino ad ambienti terroristici" (Letizia Moratti, 12 maggio).

"Ho capito finalmente perchè la Iervolino è sempre incazzata. Perchè quando si sveglia la mattina e si guarda allo specchio, si rovina la giornata" (Silvio B., 13 maggio).

"Pisapia è matto" (Umberto Bossi, 19 maggio).
"Con Pisapia zingari e comunisti" (Silvio B., 20 maggio).

Il 22 maggio Umberto Bossi risponde a Formigoni, che aveva detto che a Milano i ministeri non servono, con una pernacchia.

"Milano alla sinistra sarà una zingaropoli islamica" (ancora B., 23 maggio).
"Chi vota a sinistra è senza cervello" (sempre B., due giorni dopo, ospite della trasmissione televisiva Porta a Porta).

"Chi vota Pisapia è un pirla" (Mario Borghezio, 26 maggio)

En passant, sempre Borghezio definisce Mladic, il boia di Srebrenica, "un vero patriota" (27 maggio)

"La vittoria della sinistra a Napoli e Milano è una grande, enorme stronzata. Cose da pazzi" (Editoriale del direttore del Giornale Sallusti, 31 maggio). 


N.B.: questo post ha parlato di politica italiana. 


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