venerdì 22 aprile 2011

Habemus Papam. Recensione

Habemus Papam
di Nanni Moretti
con Michel Piccoli, Nanni Moretti, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Franco Graziosi
Drammatico, 104 min., Italia, Francia, 2011 

Morte di Papa Giovanni Paolo II. I cardinali si riuniscono in Conclave ed eleggono il nuovo pontefice. Nessuno vuole diventare Papa. Tutti avvertono il peso insopportabile della responsabilità che ne consegue. Diventa Papa il cardinal Melville (Michel Piccoli) che, appena prima di affacciarsi dal balcone per la benedizione ai fedeli, cade in preda ad una crisi esistenziale e si rifiuta di iniziare il suo pontificato

Il neoeletto Papa non riesce dunque a reggere una situazione da lui non voluta. Non tanto quella di essere diventato pontefice, quanto quella di avere consacrato tutta la sua vita alla religione. Egli voleva fare l’attore (o quantomeno lavorare in teatro) e allora, per trovare sollievo dagli attacchi di panico, si rifugia nei teatrini della Capitale. Ristabilisce così un corroborante dialogo col mondo esterno, unica realtà effettiva. Intanto i cardinali, scossi da questo inaspettato comportamento, passano le giornate come bambini, giocando a carte o a pallavolo nella loro prigione dorata. Fuori il mondo si interroga: per quale motivo il pontefice non si rivela? Il vaticanista di turno, intervistato dal Tg3, prova a spiegare la situazione con giri di parole ed ellissi incomprensibili. Salvo poi arrendersi, sconfitto, all’evidenza con uno “Scusate, sto improvvisando” che ricorda molto certe omelie domenicali. 

Moretti vorrebbe far sorridere sfruttando la forza di situazioni caricaturali, non comiche. Talvolta ci riesce. La sceneggiatura però non è più brillante come quelle dei suoi film precedenti. Forse perché in questa sua ultima opera la disillusione prevale sulla poeticità delle situazioni. I temi trattati sono molteplici e tutti importanti (l’interpretazione delle Scritture, il Vaticano come Stato, i vescovi, la scienza contrapposta alla religione, ecc…), ma spesso già visti in ambito cinematografico. (Il tema della religione incapace di dare risposte concrete ai fedeli è già stato mirabilmente trattato da Lourdes). 

Si obbietterà che il film parla prevalentemente di una crisi d’identità strettamente correlata al senso di responsabilità e che il Vaticano è solo il contesto, il palcoscenico della vicenda. Ebbene, Moretti ha dimostrato che un palcoscenico di questo tipo risulta essere certamente troppo ingombrante ed impegnativo. Non si può parlare di una crisi d’identità in Vaticano senza fare i conti con questo luogo enigmatico e chi lo rappresenta. Inutile dire che, sotto questo punto di vista, le aspettative del pubblico rimangono inevitabilmente deluse. 

Voto: 7 su 10 

(Film visionato il 20 aprile 2011)




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domenica 17 aprile 2011

A cosa serve essere giovani?

La "riforma Meloni", ddl approvato due giorni fa in sede di Consiglio dei Ministri, prevede l'abbassamento dell'età minima dell'elettorato passivo, ossia di quei cittadini che possono essere votati ed eletti: basterà la maggiore età per entrare alla Camera e i 25 anni per essere eletti al Senato. Una proposta interessante e sicuramente lodevole, perchè il nostro è un Parlamento tra i più vecchi del mondo. Bossi ha 69 anni, Matteoli 70, B. 74, Napolitano 85, Andreotti 91La parte dei "giovani" la fanno Schifani con 60 anni e Fini con 58, e poi Tremonti, Castelli e La Russa con 63.

È qui che bisogna intervenire: come possono decidere del futuro di un paese 80enni che, quando va male, sono collusi e indagati (o condannati in via definitiva, come nel caso di Bossi)? La grande riforma costituzionale del Parlamento italiano dovrebbe essere il divieto (quanto meno) ai condannati in terzo grado di avere l'onore di essere chiamati "candidati" (dal latino candidatus, aggettivo partecipiale che sta per "vestito di bianco", con riferimento alla toga di seta bianca indossata dagli aspiranti ad una carica dello Stato, indicante pudica e onesta moralità) e "onorevoli". Perchè loro se ne fregano. Basti pensare che per le amministrative napoletane prossime venture il Pdl presenta un candidato sotto processo (Gianni Lettieri, truffa) e il Pd un indagato (Mario Morcone, appalti). E del resto, al momento attuale nel nostro parlamento (la iniziale minuscola è voluta) SI CONTANO NOVANTAQUATTRO tra inquisiti e condannati in primo, secondo o terzo grado, trasversali ai partiti ed equamente distribuiti fra Camera e Senato (qui trovate "la lista dei ricercati"). 

Il "libro-denuncia" di Travaglio&Gomez, uscito nel 2006. Cos'è cambiato in 5 anni?
A cosa serve, dinanzi a ciò, essere giovani? Se una rivoluzione morale non investe la dirigenza politica del nostro martoriato Paese, a niente. E questi malviventi continueranno a stare lì fino agli 80 anni, andando in pensione a 50, a 45, dopo pochi anni di contributi. Ne bastano 5 con i culi deformi incollati sui seggi per avere accesso a una pensione che superi i 3 mila euro. Una grande inchiesta dell'Espresso ha calcolato che gli ex-parlamentari che hanno acquisito il diritto alla "pensione d'oro" superano i 2 mila: 1377 ex-deputati e 861 ex-senatori, elenco (qui lo trovate completo) nel quale non sono compresi gli oltre mille vitalizi di reversibilità pagati ai familiari dei parlamentari scomparsi

Una bella idea, quella della Ministra della Gioventù Giorgia Meloni. Peccato che le sia venuta in Italia.


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sabato 16 aprile 2011

Il processo lungo

La dominazione mediatico-affabulatoria di B. si palesa in tutta la sua evidenza e tragicità quando questo Nerone invasato e affetto da priapismo è libero di fare e disfare tutto e il contrario di tutto, senza che nessuno se ne avveda. 

IL PROCESSO LUNGO
Anzi, a passare è l'immagine (ma solo l'immagine, legata al presenzialismo televisivo della "Raiset") di un presidente iperattivo e freneticamente al servizio del suo Paese. In realtà, non passa giorno in cui non distolga l'attenzione della platea nazionale dalle malefatte sue e della masnada di bravi al suo servizio, paventando l'ormai stantio pericolo comunista con il solito disco rotto contro giornalisti di sinistra, giudici di sinistra e, categoria di recente aggiunta ai suoi strali, insegnanti di sinistra.

A dimostrazione che la farsa del "garantire ai cittadini una giustizia più celere" è esattamente l'ultimo dei suoi pensieri, ecco che in Senato è spuntata la norma "ingolfa-processi". Un emendamento alla riforma del "processo breve", proposto dal capogruppo Pdl in commissione Giustizia Franco Mugnaiconsente alla difesa di presentare elenchi "infiniti" di testimoni, prolungando i procedimenti a tempo indeterminato, fino all'inevitabile prescrizione. Ecco, dunque, una ridicola contraddizione con l'intento dichiarato (e in realtà mai auspicato) dell'accelerazione dei tempi dei processi.

Come potete vedere, la giustizia equa fa male
Nonchè l'ennesima conferma che il regime democratico italiano è gravemente compromesso. L'Italia, ormai, è una democrazia parziale. Ma siccome non potevano arrivare fino al punto di far saltare i processi della strage di Viareggio o di quella della Thyssen-Krupp (proprio di questi giorni è la sentenza di primo grado), o quelli sugli scandali finanziari Parmalat e Cirio, hanno almeno ritirato la "norma transitoria", inserita nella riforma, sui processi in corso. Ci hanno provato, non è andata. Dunque, salvo nuove sorprese al Senato, "il processo breve non verrà applicato ai processi in corso, altrimenti si vedrebbero cancellati dalla storia della giustizia capitoli come quelli della Cirio, Antonveneta, Enelpower, Thyssen, Eternit e lo scandalo rifiuti della Regione Campania. Ma non solo. Si sarebbero trasformati in una bolla di sapone anche tutti i principali processi per i crimini ambientali da quello dell'Ilva di Taranto a quello per la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici a Bussi sul Tirino (Pescara). E come in una roulette, sarebbero stati depotenziati, per la prescrizione dei reati con pene inferiori ai dieci anni, i processi della "Clinica degli orrori", la Santa Rita di Milano, o il processo sui dossieraggi illeciti di Giuliano Tavaroli. Salvati quelli in corso, però, i guai restano per i processi futuri".

E adesso? Adesso sotto con "la riforma della giustizia" (legittimo impedimento, riforma Csm e separazione delle carriere, dei cui disastri vi abbiamo già parlato)  e "la legge-bavaglio sulle interecettazioni".  
Alberto Asor Rosa
Quale la soluzione? È davvero auspicabile la "prova di forza" istituzionale proposta da Asor Rosa, in cui protagoniste dovrebbero essere le forze dell'ordine, coordinate dalle figure garanti (supponiamo il Presidente della Repubblica e quelli di Camera e Senato) in un'azione coercitiva che "scenda dall'alto" e fermi questa "lobby affaristico-delinquenziale"? Forse no. In ogni caso, il discorso richiede una riflessione più approfondita. L'emergenza è grave, ognuno si senta responsabile e chiamato, per quel che può, a dare il proprio contributo.


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Una ne fanno...

Impossibile "obliare" una pianista parlamentare...
8 aprile: 
una deputata della Lega, Carolina Lussana, ha presentato per la seconda volta una proposta di legge (qui il testo completo del primo tentativo, compiuto nel maggio 2009) sul "diritto all'oblio", che spetterebbe a un politico condannato in terzo grado: il diritto di far rimuovere dalla Rete le sentenze dei propri processi, al fine di "farle dimenticare". 
Una legge del genere, infatti, impedirebbe di mantenere su Internet, decorso un certo periodo di tempo, informazioni su persone che hanno subito condanne. L'obiettivo è tutelare i santoni del suo "partito" (le virgolette sono volute) Bossi e Borghezio, entrambi condannati in sede di Corte di Cassazione, e dunque in via definitiva. 

11 aprile
il tesoriere del Pd Ugo Sposetti ha presentato una proposta bipartisan per raddoppiare il finanziamento ai partiti. 58 i deputati di maggioranza e opposizione che l'hanno sottoscritta. 
IL VALORE del denaro
Dall'ANSA: "la proposta, inserita all'ordine del giorno della commissione Affari Costituzionali della Camera, mira a rivedere il meccanismo di rimborsi elettorali previsto dalla legge e potrebbe portare nelle casse dei partiti, secondo alcune stime, altri 185 milioni di euro". Contraria soltanto l'Idv, anche se inizialmente un deputato Idv, Augusto Di Stanislao, aveva apposto (per poi ritirarla) la propria firma. Come se già non spendessero ogni anno 7 milioni e 144 mila euro (e spicci) per misteriose "forniture di servizi", affidati all'agenzia immobiliare "Romeo gestioni S.p.A", più volte denunciata dal Codacons per la gestione delle case popolari capitoline, case nelle quali cade acqua dal soffitto. O come se già non spendessero ogni anno 3 milioni e 613 mila euro per viaggiare gratis con Trenitalia e Alitalia (quest'ultima salvata dal fallimento col denaro dei contribuenti, come racconta bene Sergio Rizzo nel suo Rapaci). Alcuni nomi dei firmatari dell'opposizione (a parole): Andrea Orlando, Alberto Losacco, Antonello Giacomelli, Giovanni Lolli, Giorgio Merlo, Erminio Quartiani, Matteo Colaninno, Gianni Cuperlo e Antonio Luongo. Que viva la oposiciòn!

13 aprile: 
approvata la "riforma della giustizia" elaborata nel suo calderone da Diabolino Alfano, con l'emendamento di Maurizio Paniz sulla prescrizione breve. La riforma passa alla Camera con 314 voti a favore e 296 contrari su 610 votanti.  Ora l'ultimo esame (l'ultima speranza) al Senato.

Walter Galbiati, in un articolo apparso su la Repubblica.it, ne spiega in modo chiaro e conciso gli effetti:  

Maurizio Paniz
"La prescrizione, che colpisce secondo l'Anm 150 mila processi l'anno (e con la riforma questa cifra rischia di raddoppiare), oggi si calcola aggiungendo alla pena massima un ulteriore quarto, per cui se la pena è di otto anni, più un quarto diventa 10 anni. Con il nuovo testo, invece di un quarto si deve aggiungere un sesto. Il che significa che per quei reati la cui prescrizione è già breve, lo sconto sarà minimo, mentre aumenterà per quei reati la cui pena è maggiore. Sconto che ovviamente verrà concesso a tutti gli incensurati dall'entrata in vigore del testo. Ne beneficeranno quindi dallo stupratore, preso per la prima volta, che con gli aggravanti può arrivare fino a 10 anni, al rapinatore che usa le armi (fino a 20 anni), ma anche il bancarottiere (fino a 15 anni) o chi turba i mercati finanziari (12 anni).

Il processo breve, invece, rischia di passare, sotto le mentite spoglie di una necessità europea, come la più grande depenalizzazione della storia italiana. Per molti esperti non sarebbe nient'altro che un nuovo colpo di spugna su quelli che si classificano come i reati dei colletti bianchi, in genere puniti con pene inferiori ai dieci anni. Si tratta di truffe, corruzioni, reati ambientali, tutti i reati societari, come il falso in bilancio e il falso in prospetto, quelli tributari, diventati tanto di moda con lo scudo fiscale, la bancarotta preferenziale, la corruzione, l'appropriazione indebita. Si salvano l'aggiotaggio e l'insider trading perché le pene previste superano i dieci anni.

Il processo breve, infatti, si applica quando in dibattimento vengono trattati reati con pene inferiori ai dieci anni. In questi casi il giudizio di primo grado deve arrivare entro tre anni, l'appello entro due e l'eventuale ricorso in Cassazione entro 18 mesi. "Impossibile" dicono in coro magistrati e avvocati, che ogni giorno bazzicano le aule dei Tribunali. Il principale ostacolo alla realizzazione di questi processi sono i tempi ristretti: è difficilissimo, partendo dalla richiesta di rinvio a giudizio, fissare l'udienza preliminare, svolgerla e concludere il dibattimento entro tre anni. A volte passano diversi mesi dal solo rinvio a giudizio alla prima udienza. A Milano, per condannare Calisto Tanzi in primo grado per aggiotaggio, ci sono voluti più di tre anni, da settembre 2005 a dicembre 2008, mentre il parallelo processo alle banche partito nel 2006 arriverà a giudizio non prima di aprile di quest'anno".


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venerdì 15 aprile 2011

64° Festival di Cannes. Film in concorso e qualche anticipazione


Nel corso della cerimonia d’apertura del prossimo Festival di Cannes (il 64°, dal 11-22 maggio), Bernardo Bertolucci riceverà la palma d’oro alla carriera dal presidente della giuria Robert De Niro, da lui diretto 35 anni fa in Novecento. Un premio che ha avuto pochi precedenti, ma che da quest’anno diventerà un appuntamento fisso sulla Croisette. Per Bernardo arriva così il secondo riconoscimento alla carriera dopo il Leone d’oro ricevuto quattro anni fa a Venezia.

Per quel che riguarda la gara, ecco invece di seguito alcuni tra i 19 titoli selezionati:
- Habemus Papam di Nanni Moretti (da stasera al cinema),
- This Must Be the Place di Paolo Sorrentino (road movie con Sean Penn divo rock fuori servizio, in viaggio alla ricerca del nazista che fece uccidere suo padre),
- La Piel Que Habito di Pedro Almodovar (horror anatomico),
Le Havre di Aki Kaurismaki (disperazione declinata tra malattia ed emarginazione),
- The Tree Of Life di Terence Malick (educazione coercitiva),
- House of Tolerance di Bernard Bonello,
- Pater di Alain Cavalier,
- Footnote di Joseph Cedar,
- Melancholia di Lars von Trier,
- Once Upon a Time in Anatolia di Nuri Blige Ceylan,
- Boy With a Bike dei fratelli Dardenne,
- Hanezu No Tsuk di Naomi Kawase,
- The Source di Radu Mihaileanu.

Intanto, da Venezia, arrivano indiscrezioni sui primi titoli della prossima Mostra: Cosmopolis di Cronenberg, Carnage di Polanski, Faust di Sokurov, Dark Horse di Solondz.


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mercoledì 13 aprile 2011

Waines - Sto (o come perdersi dentro un disco)


La ricerca disperata di un disco di energia pura dopo anni di indie rock annacquato sta portando i suoi frutti. Faccio tre nomi un po' a caso: Teatro degli orrori, Red worm's farm e Fratelli Calafuria (tra l'altro questi sono appena usciti con l'ultimo disco Musica rovinata). Si aggiungono anche i Waines con delle modalità completamente nuove. Se vi dicessi "è un disco con ritmi ballabili e riff distorti che spaccano" abbandonereste subito questa lettura. E avreste ragione perché di formule così se ne sono sentite tante e quasi tutte prescindibili. Ma in Sto c'è qualcosa d'altro o meglio c'è qualcosa d'altrove. Dove sono stati questi tre ragazzi siciliani, cos'hanno ascoltato mai da produrre un suono così americano, anzi stiamo sul vago, internazionale? Sembra che abbiano assorbito più o meno volontariamente (e più o meno indirettamente) la lezione psichedelica e melodica degli MGMT e che l'abbiano trascinata ancora di più negli inferi del blues.
Forse non mi spiego bene: quando accendi il lettore mp3 e ti ascolti per strada Sto non c'è pericolo che ti scappi la parola "carino". Percorri qualche chilometro di strada senza renderti conto di dove stai andando perché lo spazio mentale che affronti è quello della distorsione sintetica della chitarra, i tuoi piedi si muovono a tempo di quella macchina per danzare che è la batteria. E' un disco in cui perdersi, come in tutti i bei dischi. E' eccitante smarrirsi nei meandri di questi suoni, soffermarsi su questa melodia, svoltare a quell'effetto, accelerare dopo questo suono. E' musica di una certa tridimensionalità, come tutti i dischi che ci invitano ad entrare, ci invitano ad andare alla deriva nelle loro foreste e nelle loro città musicali.


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Lu Xiaobo inedito: "La filosofia del porco e altri saggi"

Sfogliando qualche pagina degli scritti raccolti nel volume appena pubblicato dall’editore francese Gallimard è possibile percepire il senso di minaccia rappresentato per il regime comunista cinese dal dissidente premio Nobel nel 2010.

Interdetto alla pubblicazione dopo gli avvenimenti di piazza Tian’anmen, attaccato dalla propaganda dittatoriale e condannato a undici anni di carcere, Liu Xiaobo per molto tempo ha dovuto accontentarsi di un pubblico molto ristretto, per lo più straniero.Nonostante Internet, che egli definisce “un dono di Dio”, la maggioranza dei cinesi non lo conosceva affatto, identificandolo con l’immagine distorta e grossolanamente deformata trasmessa dal regime.

Ma bisogna credere che i suoi sforzi di “sovvertire il sistema della menzogna in verità” - questo è il titolo di un suo saggio - siano andati a segno, se è vero che le manipolazioni storiche, la distorsione delle informazioni, o i ritocchi alla memoria ufficiale di un popolo non riescono a resistere ad un’analisi che spazza via ogni costruzione astratta per spingersi all’interno della stessa società contemporanea, indagandone difetti e criticità.
Questo è ciò che fa lo scrittore cinese nella sua tesi di dottorato Estetica e libertà dell’uomo, discussa nel giugno 1988 e pubblicata dalla casa editrice universitaria nel settembre dello stesso anno.
E questa linea viene seguita anche negli altri saggi ora raccolti da Gallimard. che coprono un lasso di tempo che va da prima dei fatti di Tien’anmen sino ai mesi che precedono il suo arresto, nel 2008.

Un individuo senza memoria è un legume – proclama in un discorso del 2006 – e non avere memoria per una nazione è una forma di suicidio spirituale. Se dopo ogni catastrofe i sopravvissuti non sono in grado di pensare al disastro, sono corpi inutili. E ammettendo che essi gioiscano della felicità dello scampato pericolo, essi non gioiscono che della felicità del porco nel suo porcile”.
Il dissidente che si è sempre rifiutato di rientrare nei ranghi è impietoso contro coloro che hanno accettato il patto di stabilità del Partito comunista, e ancora di più contro quei “militanti clandestini” che ripetono i discorsi ufficiali e fanno carriera, “ma vi assicurano in privato che essi minano il sistema dall’interno e cercano di rovesciarlo”.

Ciononostante, come scrive Jean-Philippe Béja nell’introduzione al libro, Liu Xiaobo non è “il leader di un movimento di massa che si lancerà all’assalto della fortezza del Partito comunista. Del resto non ne ha mai avuto l’intenzione. Ma egli rappresenta senza alcun dubbio una corrente di opinione che, benché non possa esprimersi pubblicamente, non per questo attraversa in misura minore l’insieme della società cinese”.

"La philosophie du porc et autres essais
", Liu Xiaobo, Introduzione e traduzione di Jean-Philippe Béja, prefazione di Václav Havel, 528 pagine, 26,00 €



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lunedì 11 aprile 2011

David di Donatello 2011. Tutte le nomination

Sono passati 150 dall’unità d’Italia e il cinema italiano sembra chiedersi: Italia finalmente unita o Italia ancora divisa?
E' questo l’interrogativo che sta alla base delle candidature dei David di Donatello 2010-2011, dato che da una parte Noi credevamo di Mario Martone ha ottenuto ben 13 candidature, mentre dall’altra Benvenuti al Sud ne può annoverare ben 10. Tra i film che hanno ricevuto più nomination figurano anche (entrambi con 8 candidature) La nostra vita di Daniele Lucchetti e Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo. Infine Una vita tranquilla, di Claudio Cupellini con Toni Servillo, ha ottenuto 4 candidature.

MIGLIOR FILM
“BASILICATA COAST TO COAST”
“BENVENUTI AL SUD”
“NOI CREDEVAMO”
LA NOSTRA VITA’”
“UNA VITA TRANQUILLA”

MIGLIOR REGISTA
Marco BELLOCCHIO
“Sorelle mai”
Saverio COSTANZO
“La solitudine dei numeri primi”
Claudio CUPELLINI
“Una vita tranquilla”
Michelangelo FRAMMARTINO
“Le quattro volte”
Paolo GENOVESE
“Immaturi”
Daniele LUCHETTI
“La nostra vita”
Mario MARTONE
“Noi credevamo”
Luca MINIERO
“Benvenuti al Sud

MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE
Aureliano AMADEI
“20 Sigarette”
Massimiliano BRUNO
“Nessuno mi può giudicare”
Edoardo LEO
“Diciotto anni dopo”
Rocco PAPALEO
“Basilicata coast to coast”
Paola RANDI
“Into Paradiso”

MIGLIOR SCENEGGIATURA
Rocco PAPALEO, Valter LUPO
“Basilicata coast to coast”
Paolo GENOVESE
“Immaturi”
Mario MARTONE, Giancarlo DE CATALDO
“Noi credevamo”
Sandro PETRAGLIA, Stefano RULLI, Daniele LUCHETTI
“La nostra vita”
Filippo GRAVINO, Guido IUCULANO, Claudio CUPELLINI
“Una vita tranquilla”

MIGLIOR PRODUTTORE
Tilde CORSI, Gianni ROMOLI, Claudio BONIVENTO
“20 Sigarette”
Isabella COCUZZA e Arturo PAGLIA per Paco Cinematografica, Mark LOMBARDO per Eagle Pictures, Elisabetta OLMI per Ipotesi Cinema
“Basilicata coast to coast”
MEDUSA in collaborazione con Cattleya
“Benvenuti al Sud”
Angelo BARBAGALLO per Bibi Film Tv, Isaria Productions con la collaborazione di RAI Cinema
“Gianni e le donne”
Carlo DEGLI ESPOSTI con Conchita AIROLDI e Giorgio MAGLIULO
“Noi credevamo”
Gregorio PAONESSA e Marta DONZELLI perVivo Film (Italia), Susanne MARIAN e Philippe BOBER per Essential Filmproduktion (Germania),Gabriella MANFRE’ per Invisibile Film (Italia), Elda GUIDINETTI e Andres PFAEFFLI per Ventura Film (Svizzera)
“Le quattro volte”

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Paola CORTELLESI
“Nessuno mi può giudicare”
Sarah FELBERBAUM
“Il gioiellino”
Angela FINOCCHIARO
“Benvenuti al Sud”
Isabella RAGONESE
“La nostra vita”
Alba ROHRWACHER
“La solitudine dei numeri primi”

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Antonio ALBANESE
“Qualunquemente”
Claudio BISIO
“Benvenuti al Sud”
Elio GERMANO
“La nostra vita”
Vinicio MARCHIONI
“20 Sigarette”
Kim ROSSI STUART
“Vallanzasca gli angeli del male”

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Barbora BOBULOVA
“La bellezza del somaro”
Valeria DE FRANCISCIS BENDONI
“Gianni e le donne”
Anna FOGLIETTA
“Nessuno mi può giudicare”
Valentina LODOVINI
“Benvenuti al Sud”
Claudia POTENZA
“Basilicata coast to coast”

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Giuseppe BATTISTON
“La passione”
Raoul BOVA
” La nostra vita”
Francesco DI LEVA
“Una vita tranquilla”
Rocco PAPALEO
“Nessuno mi può giudicare”
Alessandro SIANI
“Benvenuti al Sud”

MIGLIOR DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Vittorio OMODEI ZORINI
“20 Sigarette”
Luca BIGAZZI
“Il gioiellino”
Renato BERTA
“Noi credevamo”
Fabio CIANCHETTI
“La solitudine dei numeri primi”
Arnaldo CATINARI
“Vallanzasca gli angeli del male”

MIGLIOR MUSICISTA
Rita MARCOTULLI, Rocco PAPALEO
“Basilicata coast to coast”
Umberto SCIPIONE
“Benvenuti al Sud”
Teho TEARDO
“Il gioiellino”
Fausto MESOLELLA
“Into Paradiso”
Hubert WESTKEMPER
“Noi credevamo”

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
MENTRE DORMI testi di Gimmi CANTUCCI e Max GAZZE’ musica e interpretazione di Max GAZZE’
“Basilicata coast to coast”
L’AMORE NON HA RELIGIONE musica, testi, interpretazione di Luca MEDICI
“Che bella giornata”
IMMATURI musica, testi, interpretazione di Alex BRITTI
“Immaturi”
CAPOCOTTA DREAMIN’ musica di Maurizio FILARDO testi ed interpretazione di Massimiliano BRUNO e Marco CONIDI
“Nessuno mi può giudicare”
QUALUNQUEMENTE musica di Peppe VOLTARELLI, Salvatore DE SIENA,Amerigo SIRIANNI, testi di Peppe VOLTARELLI, Antonio ALBANESE, Piero GUERRERA, interpretata da Antonio ALBANESE
“Qualunquemente”

MIGLIOR SCENOGRAFO
Francesco FRIGERI
“Amici miei come tutto ebbe inizio”
Paola COMENCINI
“Benvenuti al Sud”
Paki MEDURI
“Into Paradiso”
Emita FRIGATO
“Noi credevamo”
Tonino ZERA
“Vallanzasca gli angeli del male”

MIGLIOR COSTUMISTA
Alfonsina LETTIERI
“Amici miei come tutto ebbe inizio ”
Nanà CECCHI
“Christine Cristina”
Francesca SARTORI
“La passione”
Ursula PATZAK
“Noi credevamo”
Roberto CHIOCCHI
“Vallanzasca gli angeli del male”

MIGLIOR TRUCCATORE
Vincenzo MASTRANTONIO
“Amici miei come tutto ebbe inizio”
Lorella DE ROSSI
“Gorbaciof”
Vittorio SODANO
“Noi credevamo”
Gianfranco MECACCI
“La passione”
Francesco NARDI, Matteo SILVI
“Vallanzasca gli angeli del male”

MIGLIOR ACCONCIATORE
Ferdinando MEROLLA
“Amici miei come tutto ebbe inizio”
Mauro TAMAGNINI
“Christine Cristina”
Aldo SIGNORETTI
“Noi credevamo”
Teresa DI SERIO
“Qualunquemente”
Massimo GATTABRUSI
“La solitudine dei numeri primi”
Claudia PALLOTTI, Teresa DI SERIO
“Vallanzasca gli angeli del male”

MIGLIOR MONTATORE
Alessio DOGLIONE
“20 sigarette”
Jacopo QUADRI
“Noi credevamo”
Mirco GARRONE
“La nostra vita”
Francesca CALVELLI
“Sorelle mai”
Consuelo CATUCCI
“Vallanzasca gli angeli del male”

MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA
Mario IAQUONE
“20 sigarette”
Francesco LIOTARD
“Basilicata coast to coast”
Gaetano CARITO, Maricetta LOMBARDO
“Noi credevamo”
Bruno PUPPARO
“La nostra vita”
Paolo BENVENUTI, Simone Paolo OLIVERO
“Le quattro volte”

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI
REBEL ALLIANCE
“20 sigarette”
CANECANE
“Amici miei come tutto ebbe inizio”
RESET VFX
“Christine Cristina”
Paola TRISOGLIO e Stefano MARINONI per VISUALOGIE, Paola RANDI, Daniele STIRPE JOST
” Into Paradiso”
Gianmario CATANIA, Corrado VIRGILI
“Winxclub 3D - magica avventura ”

MIGLIOR FILM DELL’UNIONE EUROPEA
“ANOTHER YEAR”
di Mike LEIGH (BIM)
“IL DISCORSO DEL RE”
di Tom HOOPER (Eagle Pictures)
“IN UN MONDO MIGLIORE ”
di Susanne BIER (Teodora Film)
“IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI”
di Juan José CAMPANELLA (Lucky Red)
“UOMINI DI DIO”
di Xavier BEAUVOIS (Lucky Red)
MIGLIOR FILM STRANIERO“IL CIGNO NERO”
di Darren ARONOFSKY (20th Century Fox)
LA DONNA CHE CANTA ”
di Denis VILLENEUVE (Lucky Red)
“HEREAFTER”
di Clint EASTWOOD (Warner Bros)
“INCEPTION”
di Christopher NOLAN (Warner Bros)
“THE SOCIAL NETWORK”
di David FINCHER (Sony Pictures)

MIGLIOR DOCUMENTARIO DI LUNGOMETRAGGIO
“E’ STATO MORTO UN RAGAZZO. Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia”
di Filippo Vendemmiati
“RITRATTO DI MIO PADRE”
di Maria Sole Tognazzi
“THIS IS MY LAND…HEBRON”
di Giulia Amati e Stephen Natanson
“L’ULTIMO GATTOPARDO: RITRATTO DI GOFFREDO LOMBARD ”
di Giuseppe Tornatore
“WARD 54″
di Monica Maggioni

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
“CAFFE’ CAPO”
di Andrea Zaccariello
“IO SONO QUI”
di Mario Piredda
“JODY DELLE GIOSTRE”
di Adriano Sforzi
“SALVATORE”
di Bruno e Fabrizio Urso
“STAND BY ME”
di Giuseppe Marco Albano

DAVID GIOVANI
“20 SIGARETTE”
di Aureliano Amadei
“BENVENUTI AL SUD”
di Luca Miniero
“NOI CREDEVAMO”
di Mario Martone
“UN ALTRO MONDO”
di Silvio Muccino
“VALLANZASCA GLI ANGELI DEL MALE”
di Michele Placido


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domenica 3 aprile 2011

Libia, Costa d'Avorio e un centinaio di motivi

Cosa c'entra la Libia con la Costa d'Avorio? C'entra, perchè anche nella Costa d'Avorio ci sono ribelli e c'è una sanguinaria rivoluzione, anche nella Costa d'Avorio si spara e muoiono civili. Finora più di 800 cittadini ivoriani uccisi a Duekouè nella sola giornata di martedì (29 marzo). 

Sarko tiratore!
Ma di questa guerra nessuno dice niente, perchè? E perchè nessuna comunità internazionale vuole intervenire in difesa dei diritti umani millantati da quel buffone di Sarkozy per giustificare bombe e distruzioni? Con quale faccia Sarkozy parla di diritti umani dopo aver stretto con un dittatore ogni sorta di sordido accordo che contenesse la parola "denaro"? Ecco, "forse" il motivo è questo. 

Laurent Gbagbo
Forse, il buon Sarkò non ha stretto nessun accordo con Laurent Gbagbo, il presidente uscente ivoriano nonchè l'obiettivo del golpe militare attuato dal suo sfidante, Alassane Ouattara. Per la cronaca, Laurent Gbagbo è "accusato dal suo antagonista Alassane Ouattara e dalla comunità internazionale di aver manipolato a suo favore l'esito delle elezioni del novembre scorso". Da qui la reazione armata della fazione di miliziani fedele a Ouattara.
E l'Italia? Abbiate fede, anche l'Italia ha i suoi buoni motivi per i quali "Libia sì, Costa d'Avorio no". Volete sapere quali sono, e perchè la guerra andava prevenuta anni fa, invece di giustifarla come inevitabile adesso? Ecco l'elenco dei "buoni motivi" italiani (tutti i dati sono tratti da Peacereporter e dal Sole 24ore)...

  1. La Banca centrale libica (Cbl) e il fondo sovrano Lybian Investment Authority (Lia) possiedono il 6,5 per cento dei titoli Unicredit, il che rende Tripoli  il principale azionista dell'istituto di credito. La vice presidenza di Unicredit è occupata da Farhat Bengdara, presidente della Cbl.
  2. La finanziaria Lafico possiede il 14,8% della Retelit (società controllata dalla Telecom Italia attiva nel WiMax), il 7,5% della Juventus e il 21,7% della ditta Olcese.
  3. L`importanza che il paese nordafricano riveste per l`Italia è dimostrata anche dalla presenza stabile in Libia di oltre 100 imprese, prevalentemente collegate al settore petrolifero e alle infrastrutture, ai settori della meccanica, dei prodotti e della tecnologia per le costruzioni. Tra le altre c'è Iveco (gruppo Fiat) presente con una società mista ed un impianto di assemblaggio di veicoli industriali. Nel settore delle costruzioni si distinguono Impregilo (che ha firmato contratti per il valore di un miliardo di euro), Bonatti, Garboli-Conicos, Maltauro, Ferretti Group. Altri settori sono quelli delle centrali termiche, (Enel power), impiantistica (Tecnimont, Techint, Snam Progetti, Edison, Ava, Cosmi, Chimec, Technip). Telecom è presente anche con Prysmian Cables (ex Pirelli Cavi). 
  4. Nel 2008 inoltre i libici hanno formalizzato un'intesa con il ministero dell'Economia italiano che dovrebbe permettere a Tripoli di aumentare le partecipazioni in Eni (di cui già possiedono lo 0,7% del capitale) inizialmente al 5%, poi all'8%, fino a un massimo del 10%. Per Gheddafi partecipare alle decisioni della società di San Donato Milanese è importante, considerato che l'Eni da decenni estrae petrolio in Libia ed è una delle principali major petrolifere presenti nel paese: dai giacimenti petroliferi libici dipende il 12,5 per cento della produzione totale del gruppo e l'ad Paolo Scaroni ha recentemente annunciato investimenti per 25 miliardi di euro 
  5. Il fondo Lia ha partecipazioni nel capitale di Finmeccanica pari al 2 per cento.
  6. Nell'ultimo biennio - anche a seguito del "Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia" firmato a Bengasi nell'agosto del 2008 dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal leader della Rivoluzione, Mu'ammar El Gheddafi - che le esportazioni di armamenti italiani verso le coste libiche hanno preso slancio. L'articolo 20 del Trattato prevede infatti "un forte ed ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari", nonché lo sviluppo della "collaborazione nel settore della Difesa tra le rispettive Forze Armate". Si è cominciato quindi con 93 milioni di euro nel 2008 e proseguito nel 2009 con quasi 112 milioni di euro che fanno oggi dell'Italia il principale fornitore europeo - e probabilmente mondiale - di armi al colonnello Gheddafi. Il totale supera i 205 milioni di euro, che ricoprono più di un terzo (il 34,5%) di tutte le autorizzazioni rilasciate dall'UE (circa 595 milioni di euro).
  7. Tra gli altri paesi europei che nel recente biennio hanno dato il via libera all'esportazione di armi agli apparati militari di Gheddafi, figurano la Francia (143 milioni di euro), la piccola Malta (quasi 80 milioni di euro), la Germania (57 milioni), il Regno Unito (53 milioni) e il Portogallo (21 milioni).
"Silvio, fai venire anche me coi libici!"
E ci fermiamo qui, perchè non vogliamo farvi venire il mal di testa con troppi numeri. Questi, del resto, non necessitano di ulteriori considerazioni, parlano già da soli. 
Allearsi con un macellaio guerrafondaio e poi vendere la favola della missione di soccorso democratico ai poveri libici è veramente e soltanto un'ignobile vigliaccata.


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NOI SIAMO CONTRO LA GUERRA IN LIBIA

Perchè, è chiaro, di guerra si tratta. Oggi, a quanto pare, ci sono stati i primi, inevitabili (direi attesi) morti civili. Noi di Ogni maledetto post siamo contro la guerra, perchè la guerra non è mai una soluzione. Bisognava pensarci prima, prima di baciare le mani a Gheddafi, prima che il Raìs entrasse nel consiglio di amministrazione della Juventus, quotata in borsa. 

Ancora oggi è possibile agire in un modo diverso, attraverso altre vie. Giovanni Paolo II ebbe modo di dire il suo "NO alla guerra!", perchè "la guerra non è mai una fatalità; essa è sempre una sconfitta dell’umanità. Il diritto internazionale, il dialogo leale, la solidarietà fra Stati, l’esercizio nobile della diplomazia, sono mezzi degni dell’uomo e delle Nazioni per risolvere i loro contenziosi. Dico questo pensando a coloro che ripongono ancora la loro fiducia nell’arma nucleare e ai troppi conflitti che tengono ancora in ostaggio nostri fratelli in umanità".

E, nel caso specifico della Libia, perchè le nostre idee non siano tacciate di retorica populistica, ecco le ragioni concrete del nostro "NO!", affidate alle parole di Cecilia Strada, figlia di Gino (il sito di riferimento è Peacereporter):

"...poi ogni tanto rimango di sasso, davanti a domande come "ma allora voi difendete il dittatore Gheddafi?". No! Noi non saremo a Roma per "difendere Gheddafi": lo accusavamo di essere un criminale quando il nostro Governo era ancora impegnato a baciargli le mani e riempirlo di soldi, e ovviamente non abbiamo cambiato idea.

Noi saremo a Roma per dire che bisogna uscire dalla logica della guerra.
Saremo a Roma per tutti i cittadini del mondo che subiscono la repressione, la violenza e la negazione dei diritti nell'indifferenza generale - come la Libia, fino a un mese fa, come tanti, troppi altri Paesi.
Saremo a Roma per dire che l'unico modo per costruire la pace è praticare i diritti umani.

Saremo a Roma per chiedere che tutti mettano giù le armi, a partire ovviamente da Gheddafi, e si riapra la strada diplomatica.
Saremo a Roma per chiedere ai "volenterosi" di spiegarci come sono armati i missili che usiamo in Libia: dobbiamo aspettarci un'altra Bosnia, un'altra Quirra?
Saremo a Roma per dire che riempire i dittatori di armi è il modo migliore per renderli assassini - e chi è che gliele vende? ah già, gli stessi che ora lo combattono.
Saremo a Roma per chiedere "e domani, cosa succederà, quando i volenterosi se ne saranno andati, ma la popolazione sarà ancora lì?" Dobbiamo aspettarci un altro Afghanistan, un altro Iraq?
Saremo a Roma con, stampata in testa, la prima pagina dei giornali di qualche settimana fa: "Comincia la guerra, le borse volano".Saremo a Roma per dire che, al di là delle ipocrisie, delle convenienze del momento e delle fragili alleanze, l'unico modo per costruire la pace è smettere di preparare le guerre.
Per non trovarci più a dire "A questo punto, non restano che le bombe"
  

Queste parole Cecilia Strada le ha pronunciate l'altroieri, alla vigilia della manifestazione di Roma del movimento pacifista, alla quale ieri hanno partecipato, oltre a Gino Strada e a sua figlia, anche Moni Ovadia, Vauro Senesi, Amanda Sandrelli, Frankie Hi-Nrg e Dario Vergassola.

Non c'è altro da aggiungere, ci pare. Su Repubblica.it il resoconto completo della manifestazione.


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sabato 2 aprile 2011

Riepilogo fattacci e ministeriacci


Rapido resoconto delle ultime bravate e delle più recenti espressioni della lontananza siderale che separa i politici dalla gente: 

  • Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha mandato a fanculo il presidente della Camera Gianfranco Fini durante una seduta del Parlamento sul processo breve. Il Nostro, inoltre, è indagato dal Tribunale dei Ministri per le violenze inferte al giornalista free-lance Rocco Carlomagno lo scorso 10 marzo durante una conferenza stampa.
  • La Ministra dell'Istruzione Maria Stella Gelmini perde una causa dietro l'altra per "discriminazione contro i disabili", dopo aver tagliato e ancora tagliato i posti per gli insegnanti di sostegno. Tra le sentenze sfavorevoli, spiccano quelle del tribunale di Milano e del tribunale di La Spezia. Nella città ligure il tribunale, "nel condannare il ministero all’immediato ripristino delle ore negate – lo studente era passato da 18 a 9 ore – giudica il taglio alla didattica una 'discriminazione inaccettabile' che viola l’articolo 3 della Costituzione, dove è sancito l’impegno della Repubblica al pieno sviluppo della persona".
Del resto, queste due geniali menti nel settembre dello scorso anno avevano elaborato la mefistofelica idea di introdurre a scuola lezioni di tiro con la pistola e "percorsi ginnico-militari". Avete capito bene, volevano che a scuola si insegnasse a sparare. 
Com'è che faceva... "libro e moschetto, fascista perfetto"?



Ma, ovviamente, non finisce qui:

L'immagine è datata, come le promesse...

  • A Torino, ben due fatti: un'inchiesta della Procura sugli appalti per le celebrazioni dell'Unità d'Italia (neanche per un'occasione del genere vige il rispetto dovuto) e il ritorno della protesta anti-Tav nella Val di Susa, ormai lontana dai riflettori e quindi abbandonata a se stessa. Noi ci schieriamo dalla loro parte e diamo spazio all'assemblea degli oltre 300 operatori sanitari che si dichiarano contrari alla Tav: "i cantieri porteranno un innalzamento del livello dei Pm10 e Ltf" e "c’è il rischio di un aumento del 10% di patologie cardiorespiratorie, per i soggetti già a rischio e per quelli più deboli, cioè anziani e bambini. 

Voi fareste una Tav qui?
Inoltre, "nello scavo del tunnel di base potrebbe trovarsi amianto ed è previsto il trattamento di 'inscatolamento' come vuola la legge, ma nulla è detto sull’altro tunnel, quello dell’Orsiera, dove la roccia è prevalentemente serpentinite, un minerale che può contenere amianto". 
Una carenza che i firmatari ritrovano anche per quanto riguarda l’uranio. "È previsto lo scavo nel massiccio dell’Ambin, dove sappiamo che c’è uranio, ma il piano di gestione dei materiali di scavo non prevede particolari accorgimenti". 

  • All'Aquila, infine, la protesta del comitato "Diritti e verità" contro le inadempienze dei governi regionale e nazionale, che non imprimono quella necessaria e definitiva accelerazione ai lavori di ricostruzione della città. Fa piacere notare come fossero presenti, tra gli altri, proprio i "No Tav Val di Susa", oltre che l'associazione "Radio Cento Passi", il comitato "Acqua pubblica", il "Popolo Viola", "Legambiente". Perchè la battaglia di uno è la battaglia di tutti e quello che i cittadini chiedono, compatti dal Piemonte alla Sicilia, è il rispetto del territorio

E dal pianeta della confraternita politica? Parole, parole, parole...


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"Ma che ci faccio qui?" - 2^ (e ultima?) puntata

La domanda, che Chatwin si poneva come spunto iniziale per raccontare i luoghi dei suoi infiniti viaggi (nonchè titolo della sua ultima opera), ci aiuta a proseguire il nostro "viaggio" tra le follie e i deliri delle ultime settimane. Cos'altro pensare, del resto, dinanzia all'incarico come Ministro dell'Agricoltura conferito a Saverio Romano, già indagato nel 2003 per concorso esterno in associazione mafiosa (l'accusa di aver chiesto voti al boss Giuseppe Guttadauro è stata archiviata nel 2005) e attualmente sotto inchiesta per concorso esterno (repetita iuvant?) e corruzione aggravata dal favoreggiamento a Cosa Nostra. Le due inchieste partono dalle dichiarazioni dei pentiti Francesco Campanella e Massimo Ciancimino. 
"Queste cose di vento sono!"
Al primo Romano avrebbe chiesto voti (repetita iuvant!) per le amministrative del Comune di Bagheria (PA) nel 2005. Ciancimino invece ha parlato di tangenti che sarebbero state versate per conto del padre Vito (ex-sindaco mafioso di Palermo) proprio a Romano, "per favorire le società del gruppo Gas riconducibili a Lapis e Ciancimino, nonché in precedenza riconducibili, anche nell'interesse dell'associazione mafiosa, a Ciancimino Vito". Un'inchiesta nella quale è indagato anche il senatore Pdl Carlo Vizzini
E il presidente della Repubblica, che fa, firma? Sì, firma, ma "con riserva". Ah beh, allora siamo più tranquilli. Ma non avrebbe fatto meglio a stracciare, senza neanche leggerla, una proposta simile?
Davvero è come se questa sottospecie di confraternita medievale si fosse ormai arroccata in una dimensione parallela, dove la realtà concreta non filtrasse o al più giungesse trasfigurata in una sorta di ombra impercettibile. Una dimensione extra-galattica nella quale si sono colpevolmente rifugiati, per farsi, in buona sostanza, gli affaracci (sporchi) loro. Ma non hanno nessuna idea di cosa sia la vita degli italiani.
L'Italia ha abolito il nuclerare nel 1987 attraverso un referendum (quindi per scelta dei cittadini)? Loro mandano in Giappone un team di esperti che stabilisce che a Fukushima non è successo niente, perchè "Roma è sei volte più radioattiva di Tokio". Deliri. In compenso, Frattini ha negato l'opportunità di inviare aiuti (offerti perfino dagli storici nemici cinesi) ai nipponici, perchè "il Giappone non è Haiti, se la cavano bene da soli". Boh.

L'aeroporto di Trapani-Birgi
L'Italia, attraverso l'articolo 11, "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali"? Loro partecipano ad una Coalizione Nato che bombarda la Libia, litigano come poppanti con la Francia sulla leadership dell'alleanza "per i diritti dei libici" e chiudono un aeroporto internazionale a Trapani, col solo risultato di far licenziare in tronco i precari che vi prestavano servizio.

Lampedusa esplode? B. approfitta della crisi umanitaria in corso nell'isola siciliana per comprare l'ennesima villa, poi va lì e ne spara una dietro l'altra: "immigrati via in 48-60 ore" (promessa già saltata in aria, quando l'ha fatta era il 30 marzo), "vi costruiremo un casinò" e la più fantasmagorica di tutte: "proporremo la candidatura dell'isola al premio Nobel per la pace". Si è visto a Napoli e all'Aquila come B. sappia rispettare gli impegni presi... E infatti a Lampedusa non sta facendo un bel niente, perchè gli immigrati scappano da soli dalla tendopoli di Manduria e si rifugiano al Nord: che brutta figura per la Lega se la notizia avesse più larga visibilità nella Padania Unita...

A questo punto il premio Nobel per la pace lo vorremo dare all'Italia tutta, che ancora non è andata a stanare gli alieni dalla loro galassia per prenderli a colpi di souvenir... ma forse sarebbe un premio a quel sentimento di acquiescenza che unisce l'Italia tutta...


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venerdì 1 aprile 2011

Mariposa: "Semmai Semiplay", ancora troppo per noi


Maledetti Mariposa. Voi e la vostra capacità di creare veri e propri gioielli musicali e pressarli dentro i supporti acustici.
Voi che proprio non ce la fate a nascondere le vostre attitudini prog, neanche quelle pop, nemmeno quelle disco, vista la tendenza di questo ultimo capolavoro Semmai Semiplay. Ci somministrate dose di poesia quotidiana, a volte kitsch, a volte assurda, sicuramente post-moderna. Voi e i vostri pterodattili.
Voi che ci fate ascoltare canzoni uniche e complesse come fossero appena uscite dal peggior film musicale degli anni 70.
Maledetti voi, perché date speranza ai musicisti di poter fare anche in Italia qualcosa di veramente valido, illudete loro di poter essere all'altezza di qualsiasi band internazionale come fate voi.
Maledetti voi, così inarrivabili e così disinvolti nell'esserlo. Smettetela. Tornate nella norma. Non fateci ricordare questo vuoto musicale che a fatica, giorno per giorno, cerchiamo di nascondere. Smettetela con questi dischi straordinari.


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Kick-Ass. Recensione

Kick-Ass
di Matthew Vaughn
con Aaron Johnson, Chloe Moretz e Nicolas Cage
Commedia/Azione, USA, 2010, 115 min.

Kick-Ass, ovvero la rivincita del nerd. Il film si inserisce infatti nel filone delle opere per cinema e televisione sul tema che va molto di moda in questo periodo (vedi The Social Network per le prime e The Big Bang Theory per le seconde).

Dave Lizewski (Aaron Johnson) è il classico “sfigato” che, stanco dei torti subiti, decide di ribellarsi e di combattere i criminali e i prevaricatori della sua città, partendo da quelli che hanno importunato lui o le persone a lui più vicine (cinematograficamente questo ricorda Il buio nell’anima di Neil Jordan). Gli bastano una tuta verde dai profili gialli comprata su internet a 99 dollari e due mazze… per cominciare a prenderle di santa ragione. La sua perseveranza unita alla celebrità raggiunta grazie a diversi filmati caricati da testimoni oculari su YouTube lo faranno diventare un eroe amato e rispettato. I veri problemi cominceranno quando incontrerà sulla sua strada due “supereroi” più “supereroi” di lui, Hit-Girl e Big-Daddy, che perseguono il loro proposito di vendetta contro il boss locale.

Il film parte bene: un ragazzo senza superpoteri decide di ribellarsi ai soprusi e all’omertà che lo circondano per fare (non per farsi) giustizia. Subisce, viene picchiato, lo riducono in fin di vita, ma lui persevera, si rimette in piedi e torna a battersi pur sapendo di essere perdente in partenza. È questo che ci fa amare Kick-Ass. È questo che lo rende affascinante e interessante. Ed è per questo che la sua storia avrebbe potuto reggere da sola il film. Film che invece viene “rovinato” dalle vicende, prima parallele e poi tangenti rispetto a quelle del protagonista, di Hit-Girl e Big-Daddy.

Sì, “rovinato”, perché la dimensione umana propria dell’eroe-protagonista (che, come ho detto, è l’aspetto del film che funziona) viene stravolto da due supereroi che invece qualche potere sovrannaturale ce l’hanno. Soprattutto Hit-Girl, una bambina di 10-11 anni che si muove come un ninja e che uccide con una disinvoltura disarmante. Non a caso il film è stato giustamente accusato di eccessiva violenza (anche se io considero “violenta” l’immagine della madre di Dave che muore per aneurisma cerebrale e il tutto viene trattato quasi come un avvenimento esilarante) e di scurrilità nel linguaggio, anche perché questi elementi potevano essere tranquillamente evitati. Molto interessanti i riferimenti al mondo dei fumetti e, soprattutto, alle possibilità del web.

Distribuito da Eagle Pictures, l’opera è l'adattamento cinematografico (sebbene presenti alcune differenze) del primo volume del fumetto Kick-Ass, ideato da Mark Millar e disegnato da John Romita Jr.. Tra i produttori figurano Brad Pitt, Vaughn, e lo stesso creatore del fumetto Millar.

Voto: 6 su 10

(Film visionato l’1 aprile 2011)



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