giovedì 31 marzo 2011

"Ma che ci faccio qui?"

Le settimane che viviamo splendono gloriose, in degna continuità col guazzabuglio nazional-sanremese che ha dominato le patriottiche scene nei giorni di metà marzo.

Vero è che esiste un'Italia Unita che ovunque s'alza col sole per andare in fabbrica (e ovunque non sa se tornerà a casa o, ben che vada, se verrà licenziata), che indossa una divisa non per manganellare ma per difendere davvero la legge e l'ordine pubblico, un'Italia che cura i malati in ospedale senza lasciare bisturi negli intestini. 
Che si spende gratuitamente nel sociale, e sarà retorico ma chisseneimporta. Che parte per Lampedusa in soccorso dei migranti gommonaufraghi. Che si reca all'Aquila, a vedere con i propri occhi i disastri veri del terremoto e della seguente, scellerata ricostruzione, che in nulla corrisponde "alle case con giardino e garage" favoleggiate dalla delirante perorazione andata in onda a Forum su Rete 4. Un'Italia che ogni giorno munge vacche e difende un pezzo di bosco lassù in montagna, dalle malghe venete alle Madonie siciliane. 

Ma, forse, questa parte d'Italia non fa abbastanza per dire la propria, non è abbastanza attenta al momento di tracciare un segno sulla scheda elettorale (a proposito, il 12 giugno ci sono ben 4 referendum, andate a votare!)

O, forse, non è abbastanza potente, non ha voce in capitolo. Non conta niente. Dipende dalla prospettiva ottimista o meno dalla quale si vuol guardare all'attivismo sociale, alla funzione compartecipativa del singolo cittadino all'interno della "cosa pubblica". 

Fatto sta che l'accensione dell'apparecchio televisivo (o di quello computeristico) assomiglia sempre più alla proiezione della proiezione della propria coscienza su un pianeta distante mila e mila galassie. "Ma che ci faccio qui?", è l'istintiva domanda che ci poniamo in reazione alle facce catodiche e catatoniche rimbalzate dagli schermi digitali. Siamo gli ultimi umani fra alieni che hanno segretamente invaso la Terra e ipnotizzato la razza umana? Lo ipotizzò Stefano Benni per George W. Bush. Varrà anche per i nostri? 

Imprimetevi nella mente questa faccia. E non impazzite.
Cosa rispondere al vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Roberto De Mattei che dal suo pulpito di scienziato (?) per poco non ci convince con la sua idea che lo tsunami giapponese sia stato la "voce terribile ma paterna della bontà di Dio", citando le parole di monsignor Orazio Mazzella, arcivescovo di Rossano Calabro. Lo stesso Roberto De Mattei che, come ricorda Paolo Flores D'Arcais nel numero di gennaio di Micromega, "rifiuta il darwinismo [...] e crede che dinosauri e Homo sapiens convivessero qualche decina di migliaia di anni fa" e che "il Gran Canyon si è formato in un solo anno a causa del diluvio universale e che l'ipotesi scientifica di Darwin non è mai stata dimostrata ed è fasulla e nasce da pregiudizi ideologici anticristiani". Solo in Italia un pensatore (?) di tal fatta potrebbe ricoprire una carica scientifica tanto importante. 

Solo in Italia il ministro della distruzione Gelmini sventra coi suoi tagli-magli l'edificio educativo costituito da scuola e università, e poi manda all'aria SEI MILIARDI DI EURO di finanziamenti europei previsti dal piano Pon per i nostri atenei. 




[continua...]


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domenica 20 marzo 2011

Il Risorgimento delle donne

La storia è scritta e voluta da uomini, potenti, ricchi e liberi.
Nella stragrande maggioranza dei casi le fasce “deboli”, come poveri o donne, sono destinate a cadere nell’oblio.

Questa regola generale è valida anche per il Risorgimento, un’epoca in cui le donne non avevano diritto di voto, erano assenti dalla vita politica e l’unico luogo in cui dominavano incontrastate, a condizione che appartenessero alla società colta e benestante, erano i salotti culturali dove, almeno per poco, potevano spogliarsi del loro riduttivo status di “mogli" o "madri di”.

Tuttavia l’Unità d’Italia fu voluta e attuata non solo da uomini, ma anche da donne coraggiose e capaci che vanno oltre gli stereotipi del loro tempo e che, per la prima volta, vengono celebrate nel volume Donne del Risorgimento. Le eroine invisibili dell'Unità d'Italia, scritto dalla giornalista e scrittrice piemontese Bruna Bertolo e pubblicato dalla casa editrice Ananke.
Frutto di quattro anni di minuziose ricerche tra documenti storici, giornali dell'epoca, epistolari, diari, il corposo studio della Bertolo, già alla prima ristampa, presenta il processo unitario da una prospettiva mai adottata prima, consentendo di rompere “uno schema, uno stereotipo pubblicistico, epico, immaginativo sulla figura della cosiddetta donna risorgimentale che ha visto definirsi nella visione collettiva sia la donna attiva e battagliera impersonata dalla mitica Anita Garibaldi celebrata nel suo monumento al Gianicolo a cavallo, capelli al vento, pistola in mano, sia la donna madre, figlia, sorella, sposa intenta a tessere il tricolore o nel saluto al soldato in partenza per il fronte”.

Ecco allora che, nelle 430 pagine del libro, emergono figure femminili straordinarie che, a dispetto dei pregiudizi e delle convenzioni dell’epoca, hanno saputo rinunciare alla loro tranquilla quotidianità mettendo in pericolo se stesse e i propri affetti per combattere in nome di un ideale e di un futuro ancora vago ed incerto.

Accanto ai nomi più noti, come quello di Anita Garibaldi, l’autrice restituisce lustro a quelle protagoniste invisibili, assenti dalle pagine della storia ufficiale, ma che pure hanno contribuito a costruire il paese e l’identità nazionale.
Tra queste la garibaldina padovana Tonina Marinello, nota come La Masenela, che si è imbarcata vestita da uomo per la spedizione dei Mille ottenendo il grado di ufficiale; l'eroina di Foligno, Colomba Antonietti Porzi, caduta in combattimento mormorando "Viva l'Italia"; l'eroina di Gallipoli, Antonietta De Pace, una convinta mazziniana che ha lottato tutta la vita per gli ideali di libertà, fondatrice di comitati per Roma capitale, incarcerata dai Borboni.

Nel fermento della Napoli risorgimentale brilla la stella di Enrichetta Caracciolo, discendente dell'omonima nobile famiglia e che, non essendo la primogenita, è costretta ad andare in convento, dove viene perseguitata per le sue idee liberali e i libri che legge. Con l'arrivo di Garibaldi riesce a scappare dal convento e nel 1864 scrive il libro I misteri del chiostro napoletano dove spara a zero contro tutte le angherie che ha dovuto subire: un inno alla libertà che viene tradotto anche in inglese e francese.

Tra le protagoniste del Rinascimento spicca anche Jessie White, giornalista inglese, simpatizzante del movimento mazziniano, al quale finisce presto con l'aderire, dedicandosi anima e corpo alla raccolta di fondi e alla scrittura di articoli per i giornali inglesi e americani. Fondamentale quello, apparso sul Daily News nel 1856 con il titolo «Italy for italians» (l'Italia agli italiani). Nel 1854, a Nizza, presentata da comuni amici, conosce Garibaldi, dalla cui personalità rimane così affascinata che, insieme al marito Alberto Mario, lo seguirà dappertutto nelle sue varie spedizioni, diventando la sua biografa.

«La mia eroina preferita è Margaret Fuller Ossoli, - spiega Bruna Bertolo - una giornalista americana del New York Tribune inviata in Europa nel 1847 dal suo giornale per il quale scrive dei reportage molto seguiti. Quando arriva in Italia ed incontra Mazzini è già molto famosa in quanto autrice del libro-manifesto del femminismo dell'epoca Le donne del XIX secolo.

A 39 anni conosce il patriota e nobile romano Angelo Ossoli, di dieci anni più giovane, i due si innamorano, forse si sposano e hanno un bambino. Quando Roma crolla sotto l'assedio del generale francese Oudinot, la coppia ripara a Firenze ma in seguito alle ristrettezze economiche decide di tornare in America. La nave naufraga durante il viaggio provocando la morte di quasi tutti i passeggeri. Si inabissa anche il manoscritto del libro che Margaret stava scrivendo sulla sua esperienza in Italia.

«Il libro - conclude Bruna Bartolo - si chiude su Cristina di Belgioioso, che riassume tutti i personaggi risorgimentali femminili: esiliata a Parigi in seguito alle persecuzioni della polizia; ma anche intellettuale e giornalista che scrive in francese su prestigiose testate, nonché fondatrice di giornali come La gazzetta italiana e la rivista Ausonio, pubblicati in Francia e importati illegalmente in Italia».


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venerdì 18 marzo 2011

La biblioteca di Garibaldi

Appassionato lettore, oltre che eroico combattente.
Questo era Garibaldi, come dimostrato dai due distinti fondi librari presenti nella Biblioteca Comunale di Livorno e nella Casa-Museo di Caprera e per l'occasione risistemati e aperti al pubblico.

Da oltre mezzo secolo i libri livornesi del Generale giacevano dimenticati nei magazzini di villa Fabbricotti, oggi sede della biblioteca Labronica, dopo che Clelia, una delle figlie di Garibaldi, li donò alla città.
Si tratta di ben 1184 volumi tra romanzi, saggi e raccolte selezionati dai figli e dalla moglie tra gli scaffali della libreria di Caprera per il loro pregio e trasportati così nella città toscana, dove il figlio Manlio era cadetto all'Accademia navale.

«Sono i libri di Garibaldi considerati dagli studiosi di maggior valore - spiega Mario Tredici, neoassessore alla Cultura del Comune -. È una biblioteca assai eterogenea con volumi d'ispirazione religiosa, tomi di storia e geografia, ma anche romanzi celebri, dotti e popolari. Alcune opere sono donazioni di ammiratrici, edizioni realizzate appositamente, arricchite da fregi preziosi e da dediche in diverse lingue».

Ci sono le opere complete di Shakespeare e di Walter Scott, il viaggio a Capo di Buona Speranza del capitano Cook stampato a Parigi nel 1787, due edizioni della Bibbia in italiano e in inglese.
E ancora Goethe, Molière, Voltaire, la storia naturale in più volumi (botanica, mammiferi, insetti...) scritta dal divulgatore scientifico francese Louis Figuier, una preziosa edizione in inglese della storia navale e alcuni libri, con timbri particolari, che facevano parte della biblioteca «navigante» del generale, allestita sul Princess Olga, il proprio panfilo personale.
Molte le dediche di ammiratori e ammiratrici e tra queste un appassionato messaggio in romeno. Neppure un libro invece sulla massoneria o su riti esoterici di cui pure Garibaldi era stato gran maestro.
Attraverso l'analisi dei segni d'uso, delle annotazioni e di altri indizi presenti nelle pagine, si tenta ora di capire quali libri l'Eroe dei due mondi lesse realmente e assimilò nella sua cultura.

Questi volumi sono stati presentati per la prima volta il 16 marzo durante le celebrazioni cittadine dei 150 anni dell'Unità e fino al 15 maggio saranno protagonisti di una speciale mostra temporanea destinata, nelle intenzioni dei curatori, a diventare permanente.

Molto interessante è anche l'altro corpus librario conservato nella Casa-Museo di Caprera e costituito da 2.700 reperti, di cui 800 tomi, e per il resto, opuscoli e riviste.
Libri e pubblicazioni gli venivano spesso donati da ammiratori e amici di ogni parte del mondo, come testimoniano le innumerevoli dediche e i tanti bigliettini presenti nei volumi.
Vi figura anche un tomo di 439 carte sciolte datato 19 marzo 1879 e intitolato "Il mondo a Garibaldi": un album che raccoglie ben 32.486 biglietti d'auguri inviati da ammiratori italiani, inglesi, francesi e tedeschi in occasione del suo onomastico.

Vi si trovano anche vari manuali e numerose guide che rivelano la passione di Garibaldi per l'agricoltura, la navigazione, la medicina e la cucina, ma anche testi religiosi e classici letterari, come la Commedia dantesca, di cui è presente una versione illustrata, i libri di Foscolo, poeta che il Generale cercò di imitare in alcune sue opere, oltre alle opere di Byron e Shelley.

Tra le pubblicazioni più curiose spiccano anche testi relativi alle tecniche di inumazione e di cremazione, che probabilmente lo ispirarono nella decisione, dettata nel testamento, di farsi cremare, desiderio che non venne in realtà soddisfatto.
Una manzione a parte meritano infine le riviste, in realtà poco considerate da Garibaldi, dato che spesso venivano utilizzate addirittura come improvvisate tovaglie: la giornalista russa Alexandra Toliverova in visita a Caprera racconta, infatti, come a casa Garibaldi fosse d'uso pranzare sopra fogli di riviste e di periodici, un modo pratico per superare le difficoltà nel reperire la carta nell'isoletta sarda.


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giovedì 17 marzo 2011

Cesare Basile - Sette pietre per tenere il diavolo a bada



"I vermi ce li abbiamo dentro tutti / e i vermi sbattono e vogliono mangiare / così mangiamo per noi e per i vermi / e tutti abbiamo i vermi e non ce ne accorgiamo".
Liberaci dal male. Scaccialo, tienilo lontano. Solo sei pietre, pesanti e importanti come sei dischi di amore, lo possono allontanare. Ma non basta. E' necessaria una settima pietra, lenta, pesante, bollente. Una pietra che ha passato troppo tempo in una Sicilia bollente, tra litanie, danze macabre, vecchi tamburelli, anatemi e filastrocche malefiche. Circondata da un mediterraneo nero come il petrolio. Una Sicilia che "mangia terra" mentre "loro mangian pane".
Il cantastorie narra, scandisce lentamente le sue storie che chiedono un riscatto, quel riscatto che i poeti tentano da sempre di dare.
Senza scomodare Brassens, è a De Andrè che si deve questa pietà, questa cura. Avere cura della terra, prendersene cura. Sradicare il male, trasformarlo in amore.
Forse non è chiaro: questo è il disco migliore di Cesare Basile.


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martedì 15 marzo 2011

The Tree of Life di Terrence Malick. Qualche anticipazione

Il teaser poster del film
È prevista per il 27 maggio l’uscita americana di The Tree of Life, il film di Terrence Malick che avrà come protagonisti Brad Pitt e Sean Penn. La sinossi ufficiale arriva dall’American Film Market (AFM) di Los Angeles. Ma, prima di proseguire con la lettura, vi segnaliamo che nel testo sono inclusi degli spoiler (anticipazioni).

Seguiamo l’evoluzione di Jack, un bambino di undici anni del Midwest. In un primo momento tutto sembra meraviglioso per il bambino, che vive con i genitori e due fratelli. La madre gli insegna a vedere il mondo con gli occhi della propria anima. Lei rappresenta la via dell’amore e della misericordia, mentre il padre cerca di insegnare al figlio a pensare prima a sè stesso per farsi strada nel mondo. Ciascun genitore cerca di fare del bambino un alleato, e Jack deve conciliare le loro richieste. Il quadro si oscura quando Jack è per la prima volta testimone di malattia, sofferenza e morte. Il mondo, una volta pieno di gloria, diventa un labirinto. Da questa storia nasce quella di Jack adulto, un’anima persa nel mondo moderno, che cerca di scoprire tra le scene mutevoli del tempo ciò che non cambia: l’eterno schema di cui siamo parte. Quando vede tutto ciò che è stato realizzato per preparare il nostro mondo, ogni cosa sembra un miracolo prezioso e incomparabile. Jack, con la sua nuova consapevolezza, è ora in grado di perdonare il padre e muovere i primi passi sul sentiero della vita. La storia si conclude nella speranza, riconoscendo la bellezza e la gioia in tutte le cose, nel quotidiano e soprattutto nella famiglia, che è la nostra prima scuola, l’unico luogo in cui la maggior parte di noi impara la verità sul mondo e su noi stessi, dove scopriamo la lezione più importante della vita: l’amore disinteressato.

Se, invece, non volete essere al corrente della storia ma volete vedere qualche impeccabile immagine, ecco a voi il trailer:



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sabato 12 marzo 2011

1861-2011. L'Italia dei libri (dimenticati)


Quest'anno, per celebrare i 150 anni dell'Unità, il Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma dal 12 al 16 maggio, ospiterà una grandiosa installazione dedicata alle opere e ai personaggi dell'editoria che, tassello dopo tassello, hanno costruito la nostra storia culturale.

"L'Italia dei libri", questo il titolo della mostra che, curata dall'ex direttore generale di Mondadori Libri Gian Antonio Ferrari e dallo scrittore Ernesto Ferrero, si presenta come "la prima, articolata iniziativa con cui il nostro Paese legge un secolo e mezzo della propria storia, cultura, costume e creatività attraverso la specola del libro: i testi-simbolo, gli autori, gli editori e i fenomeni che più hanno contribuito a formare – anche in modo critico e problematico – la nostra cultura e memoria condivisa". Il tutto declinato per 150, come gli anni, oppure per 15, come i secoli della storia italiana.

E allora 150 sono i Grandi Libri, 15 i Superlibri, così come 15 sono i Personaggi, gli Editori e i Fenomeni Editoriali.

Una scelta simbolica attorno alla quale si sono addensati dubbi e polemiche.
Non è un'operazione troppo limitante e riduttiva incasellare la cultura di una nazione in schemi così stretti e rigidi? E, dovendo selezionare un numero tento esiguo di personaggi, testi e fenomeni, non si rischia inevitabilmente di tralasciare qualcosa e banalizzare un processo tanto complesso e multiforme quale è la costruzione di una identità nazionale?
Questi gli interrogativi che si sono posti tanti che hanno analizzato le liste presentate dai curatori della mostra.

150 Grandi Libri
Sono i testi, non solo letterari, che dal 1861 al 2011 hanno scandito la storia d’Italia, contribuendo a plasmare il nostro costume, il gusto, il pensiero e diventando parte integrante del nostro modo di essere italiani. Qui trovi l’elenco completo, in cui si può notare subito l'assenza di un grande della letteratura italiana, come Cesare Pavese (incluso però nei Personaggi), il cui vuoto è colmato da incursioni giustamente pop quali Fantozzi di Paolo Villaggio, Io speriamo che me la cavo di Marcello d'Orta e da scelte discutibili come Va' dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro e La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano.

15 Superlibri
Sono le opere fondative su cui l’Italia si è formata e che, nel momento della loro apparizione, hanno costituito un punto fermo, una svolta determinante, trasformando la rappresentazione del nostro Paese agli occhi di sé stesso e del mondo.

1867. Ippolito Nievo, Le confessioni di un ottuagenario
1880. Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio
1886. Edmondo De Amicis, Cuore
1891. Giovanni Pascoli, Myricæ
1919. Giuseppe Ungaretti, Allegria di naufragi
1923. Italo Svevo, La coscienza di Zeno
1925. Eugenio Montale, Ossi di seppia
1929. Alberto Moravia, Gli indifferenti
1947. Primo Levi, Se questo è un uomo
1948. Giovannino Guareschi, Don Camillo
1957. Italo Calvino, Il barone rampante
1958. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo
1963. Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore
1980. Umberto Eco, Il nome della rosa
2006. Roberto Saviano, Gomorra

15 Personaggi
Sono figure senza le quali sarebbe impossibile raccontare l’identità della nostra Italia e la cui esistenza è impossibile riassumere in una sola opera.

Francesco De Sanctis
Giosuè Carducci
Gabriele D’Annunzio
Emilio Salgari
Benedetto Croce
Luigi Pirandello
Filippo Tommaso Marinetti
Giovanni Gentile
Antonio Gramsci
Leo Longanesi
Cesare Pavese
Indro Montanelli
Leonardo Sciascia
Pier Paolo Pasolini
Oriana Fallaci

15 (anzi 16) Editori
Una delle sezioni che ha fatto e farà più discutere, tanto che i curatori hanno dovuto aggiungere in extremis un sedicesimo editore, violando così la regola del 15.

Salta subito all'occhio l'esclusione totale del gruppo Gems, di cui fanno parte Garzanti (editore, tra gli altri, di Gadda e Pasolini), Longanesi, la Salani del fenomeno Harry Potter, Bollatti Boringhieri, dall'Oglio-Corbaccio e Vallardi.

E infatti il primo a storcere il naso è proprio Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di Gems: "Non toglierei nessuno dei sedici editori selezionati [...]. Ridurre la storia dell'editoria a pochi nomi è metodologicamente sbagliato, non ne sarebbero bastati 50." Ribatte Gian Antonio Ferrari, curatore della mostra: "Mauri dice che non sarebbero bastati cinquanta nomi? Sono d'accordo con lui. Io li avrei anche messi, ma il problema è che non abbiamo i soldi. Una selezione, per quanto dolorosa, è stata necessaria."

Tuttavia c'è anche chi, come il Fatto Quotidiano, ipotizza che dietro all'esclusione di Gems si nascondano ragioni politiche. Infatti, durante l'edizione 2010 del Salone del libro, Stefano Mauri fu il promotore di un appello contro il ddl sulle intercettazioni telefoniche. L'esclusione del suo gruppo sarebbe quindi una sorta di vendetta. Ipotesi questa che Ferrari, ex uomo di Segrate, smentisce caldamente.


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venerdì 11 marzo 2011

Super 8 di J.J. Abrams. Prime indiscrezioni (e immagini)


Vi ricorda qualcosa Poltergeist: demoniache presenze (1982)? E Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977)? Ebbene, questo fortunato filone cinematografico legato al mistero e al sovrannaturale sta per tornare. Lo farà con Super 8, prossimo film di J.J. Abrams. E non è un caso che, come per i film sopracitati, anche in quest’ultimo caso Steven Spielberg ci abbia messo lo zampino.

Il film uscirà nelle sale il prossimo 10 giugno e la storia, dalle prime indiscrezioni, potrebbe riservare qualche lieta sorpresa. Questa è la trama ufficiale del film, da poco diffusa:

Nell'estate del 1979, un gruppo di amici in una piccola cittadina dell'Ohio è testimone di un incidente ferroviario mentre sta girando un film in super 8 nei pressi del luogo del disastro. Subito i ragazzi sospettano che l'incidente non sia stato tale e, subito dopo, strane sparizioni e misteriosi eventi iniziano ad avere luogo nella loro città. Lo sceriffo locale cercherà di vederci chiaro, scoprendo qualcosa di molto più spaventoso di quanto non avessero osato immaginare.

Oltre a queste prime indiscrezioni, largo alle immagini:


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mercoledì 9 marzo 2011

Al Quirinale in mostra le opere letterarie che hanno fatto l'Italia

Fino a domenica 3 aprile 2011 nella Sala delle Bandiere del Palazzo del Quirinale è aperta al pubblico la mostra intitolata "Viaggio tra i capolavori della letteratura italiana" che, in occasione del 150esimo dell'Unità, propone un itinerario tra i testi capitali della storia letteraria e culturale del nostro paese.

Si va dalla Commedia dantesca e dal Decameron fino agli scritti di De Sanctis e Manzoni, passando attraverso i testi dell'Ariosto, Poliziano, Goldoni, Tasso e molti altri.

Si tratta di opere che hanno costruito la storia della letteratura italiana e hanno radicato il sentimento di appartenenza ad una comunità di lingua e di ideali, molto prima del raggiungimento dell'unità politica.

Tra gli scritti esposti figurano inoltre alcuni prestigiosi pezzi unici, come il codice Landiano, il testimone più antico del poema dantesco, prestato dalla Biblioteca comunale di Piacenza; alcuni frammenti del manoscritto dell'Orlando Furioso, con tanto di autografo, conservato alla Nazionale di Napoli; un fascicolo contenente l'Infinito di Leopardi, parte della collezione di autografi di proprietà del Comune di Visso, in provincia di Macerata.

I visitatori possono accedere alla mostra con ingresso gratuito e senza bisogno di prenotazione, dalla Piazza del Quirinale, nei giorni feriali da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle ore 13.00, e dalle ore 15.30 alle ore 18.30, mentre l'orario domenicale resta fissato dalle ore 8.30 alle ore 12.00, in concomitanza e con le disposizioni dell'apertura al pubblico delle sale di rappresentanza.

La mostra rimane chiusa tutti i lunedì.
Qui trovi una galleria fotografica di alcuni dei testi esposti.


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martedì 8 marzo 2011

È meglio la migliore delle dittature che... no, aspetta, non faceva così...

Suonava più come un elogio della democrazia, strana creatura che si mostra come un Giano bifronte agli occhi critici dei suoi detrattori. Avversata dagli illiberali, che ne detestano il morbo dell'uguaglianza (dinanzi alla legge sopra ogni altra cosa), e avversata da coloro che vi rintracciano le radici di una società borghese, conformista e, in ultimo, "diversamente illiberale" nella sua deriva populista. 

Eppure "è meglio la peggiore delle democrazie che la migliore delle dittature", come diceva il buon Sandro. Frase citata di continuo (e a sproposito) eppure mai tanto calzante: qual è il confine che separa la peggiore delle democrazie dalla migliore delle dittature? Dove scatta "il salto di qualità"? Oggi l'Italia può dirsi compiutamente democratica?
Certo, nessuno viene mandato "materialmente" al confino. Ma proprio oggi Tiziana Ferrario è stata finalmente riammessa al suo lavoro (la conduzione del TG1) dopo essere stata mandata "metaforicamente" (o quasi) al confino da Scodinzolini (personalmente lo riteniamo un merito di cui fregiarsi).

Auguri alle donne dell'Italia di oggi
Ma la frase di Pertini risuona oggi sinistra nel suo essere premonitrice. Come può essere bollato, se non con un grido di allarme (e di dolore), "l'annuncio di regime" conclamato dalla riforma giudiziaria che Diabolino Alfano vuol presentare in Consiglio dei Ministri al più tardi giovedì. Una riforma che B. ha definito "epocale": roba da far tremare. 

Questa definitiva istituzionalizzazione del passaggio da una "peggiore democrazia" a un qualcosa che forse democrazia non è più è stata ben illustrata nella lucida analisi di Gian Carlo Caselli proposta nel numero di gennaio della rivista bimestrale MicroMega. Nel magazine in quota RCS Caselli scandaglia dettagliatamente quella che è davvero una "riforma epocale", perchè segna la fine del principio primo di una Repubblica, quello della separazione dei poteri esecutivo, legislatico e giudiziario. Con la riforma-Alfano della giustizia l'azione dei magistrati, infatti, sarà gerarchicamente sottoposta a quella governativa.  Vediamo perchè, riportandovi un sunto delle riflessioni di Caselli sui punti nodali del ddl:
  1. Composizione del Csm. Aumento da 1/3 a 2/3 della percentuale di magistrati ordinari eletti dal Parlamento. Che evidentemente nominerà magistrati compiacenti. 
  2. Abolizione del principio di obbligatorietà dell'azione penale. La politica, in buona sostanza, nella figura del Guardasigilli stabilirà quali inchieste sono degne dell'attenzione degli inquirenti e quali possono essere trascurate a bella posta. 
  3. Rottura del vincolo di dipendenza della polizia giudiziaria rispetto ai pm. Gli investigatori della polizia giudiziaria non risponderanno più ai pm ma ai ministeri competenti: la polizia al Ministro dell'Interno, i carabinieri a quello della Difesa, la guardia di finanza a quello dell'Economia. Sarebbero Maroni, La Russa e Tremonti a pilotare le indagini. 
  4. Separazione delle carriere fra magistrati inquirenti (i pm) e magistrati giudicanti (i giudici). Per Caselli questo significa che "il governo potrà impartire ordini, direttive od orientamenti al pm". 
  5. Responsabilità civile dei giudici. Una minacciosa mannaia continuamente pendente sul capo dei giudici. 

Attenti al fano!
"Licio Gelli sarebbe stato più democratico", ha commentato il finiano Fabio Granata. Carmelo Briguglio, altro parlamentare di Fli (che ad oggi sembrerebbe quasi un partito di opposizione più credibile del Pd, ed è quanto dire!), è stato ancora più duro: se il Governo presenterà in aula la riforma così com'è, "sarà un Vietnam parlamentare". 
Per fortuna c'è ancora tempo: questa è una riforma Costituzionale e i passaggi tra Camera e Senato sono ben quattro, e tutti a maggioranza assoluta.  Se la maggioranza sarà relativa, infatti, è previsto il referendum confermativo.

Ci sono i margini per fermarli, informatevi, indignatevi, mobilitatevi!


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sabato 5 marzo 2011

Approvato in Cdm il decreto sulle fonti rinnovabili

Due giorni fa, NEL SILENZIO PIÚ ASSOLUTO, è stato approvato in Cdm il decreto Romani sulle fonti rinnovabili, di cui avevamo già parlato. Dovrebbe essere una notizia da prima pagina, una delle notizie principali nelle home page dei siti web, perchè sono questi i punti nodali che decidono il futuro economico di un paese. Qui si parla di ritorno al nucleare, di ambiente, di salute, di qualità della vita. Di quell'etica della felicità di aristotelica concezione che è principio-base delle nostre idee. E invece, come il "milleproroghe" è passato nell'indifferenza generale, lo stesso sembra avvenire per questo decreto. Ci interessa solo e ossessivamente "lui". Oppure, da voyeur quali siamo, tutta la litania di morti tragiche, stupri (anche falsi) e altre notizie strambe. In questo momento, ore 15:48 del giorno 5 marzo dell'anno del Signore 2011, NESSUNO dei siti dei quotidiani nazionali tiene ancora la notizia, che è già stata inghiottita nella Fossa delle Marianne del web

Dopo una vita a legiferare (male) sulle TV, Paolo Romani si scopre esperto di fonti energetiche. Talenti nascosti!

Ho controllato su il Fatto quotidiano online, la Repubblica, il Corriere della Sera, la Stampa, il Manifesto, l'Unità, il Giornale e, lo ripeto, una coltre nebbiosa copre un decreto nel quale associazioni ambientaliste e di consumatori hanno già rilevato tracce di incostituzionalità, chiedendo al Presidente Napolitano di non firmare. Del resto, è difficile aspettarsi una visione neutrale da un dichiarato sostenitore del nucleare. 

In primo piano nelle home page "le tragicomiche avventure di Silvio" che va a processo (sconvolta la casalinga di Voghera: "e io che vado al supermercato?") e Hitler, Gambadilegno e Garibaldi che firmano la petizione del PD contro B.. E poi l'amico Gheddafi, dittatore di un paese che diventerà il "prossimo Iraq": le navi americane sono già lì.  E una "chicca finale": Libero offre la cronaca diretta, minuto per minuto, dell'autopsia di Yara
Vedere per credere (o vomitare). 


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venerdì 4 marzo 2011

Un gelido inverno (Winter's Bone). Recensione

Un gelido inverno (Winter’s Bone)
di Debra Granik
con Jennifer Lawrence, John Hawkes, Lauren Sweetser, Kevin Breznahan
Drammatico, 100 min., Usa, 2010

La diciassettenne Ree si occupa dei fratelli più piccoli: li lava, li nutre e si prende cura di loro in tutto e per tutto. Insegna loro anche a sparare, nel caso ce ne fosse bisogno. Del resto i tre vivono in una zona montuosa del Missouri tanto boscosa quanto inospitale. In più Ree ha una madre catatonica, incapace di tutto, che si è allontanata mentalmente da una realtà troppo dura e cruda per poter essere accettata. Questo anche perché il padre di Ree è stato incarcerato con l’accusa di fabbricare clandestinamente anfetamine.

I veri problemi (come se questi non bastassero) iniziano quando il padre di Ree usa la casa di famiglia come cauzione per uscire dal carcere, salvo far perdere le sue tracce appena libero. Ree, che deve portare “la baracca” (è il caso di dirlo) avanti da sola, pensa in un primo momento di arruolarsi per il fronte, magari per pagare con i 40mila dollari che le spetterebbero i debiti del padre. Ma poi, naufragata l’ipotesi, dovrà fare i conti con una deadline sempre più incombente. Come potrà scongiurare il pericolo dell’esproprio? Dovrà dimostrare che il padre è morto.

Il film di Debra Granik ha almeno due pregi.
Il primo. È costato solo 2 milioni di dollari. Quindi, se si conta che per Toy Story 3 ne sono stati spesi 200 e per Inception 160, il fatto che Winter’s Bone abbia concorso con loro per l’Oscar come miglior film è un risultato veramente notevole.
Il secondo. La storia, tratta dall’omonimo romanzo di Daniel Woodrell (edito da Fanucci), si sviluppa nel centro degli Usa e ha il merito di farci vedere l’altra faccia del sogno americano, quella dove la popolazione white trash, povera e scarsamente scolarizzata, tira avanti in baracche e zone desolate grazie all’aiuto delle droghe più disparate. Per il resto le parole sono poche, la disperazione e l’omertà toccano vette inimmaginabili. Ma tutto questo sembra non bastare.

Il film scorre sìma senza alcun guizzo. E, a dispetto dell’ostentato pragmatismo, senza quel pugno ben assestato che aspettiamo colpisca la bocca del nostro stomaco. La recitazione di Jennifer Lawrence, poi, sembra forzata. È dunque difficile poter credere a questa ragazzina, resa fin troppo granitica dalla sceneggiatura di Anne Rosellini. E allora la mente ritorna a Frozen River di Courtney Hunt dove una madre, ben più titubante e per questo credibile, aiuta i clandestini ad entrare negli Stati Uniti. Quello, sì, un vero pugno nello stomaco.

Voto: 7,5 su 10

(Film visionato il 2 marzo 2011)



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César 2011. I vincitori

Sono stati assegnati i premi della 36esima edizione dei César, ovvero gli “Oscar francesi”. A differenza dell'anno scorso, dove ha trionfato Il profeta, quest'anno i riconoscimenti sono stati assegnati in modo abbastanza eterogeneo.

Gli Uomini di Dio ha vinto come miglior film, mentre è stato Roman Polanski a vincere il premio come miglior regista per L'uomo nell'ombra. “Perché ha vinto un film in lingua inglese?”, vi chiederete. Il fatto è che l'opera è stata prodotta in maggior parte con soldi francesi.
Tra i più nominati c'è Gainsbiurg (Vie héroique) che ha ottenuto il premio come miglior attore protagonista (Eric Elmosnino) e quello come miglior opera prima. Sara Forestier è invece la miglior attrice protagonista per Le nom des gens. Da segnalare sono inoltre i premi per il miglior film straniero, andato a The Social Network, e miglior film d'animazione per L'illusionista di Chomet. Il César d'honneur è invece andato all'ormai mitico Quentin Tarantino.

Ecco di seguito tutte le nomination con in grassetto i vincitori.

MIGLIOR FILM
Vie héroïque
Il truffacuori
L’uomo nell’ombra
Le nom des gens
Mammuth
Tournée
Uomini di Dio

MIGLIOR REGIA
Olivier Assayas per Carlos
Roman Polanski per
L’uomo nell’ombra
Bertrand Blier per
Le bruit des glaçons
Mathieu Amalric per
Tournée
Xavier Beauvois per
Uomini di Dio

MIGLIOR ATTORE
Eric Elmosnino per Gainsbourg (Vie héroïque)
Romain Duris per Il truffacuori
Jacques Gamblin per Le nom des gens
Gérard Depardieu per Mammuth
Lambert Wilson per Uomini di Dio

MIGLIOR ATTRICE
Kristin Scott Thomas per Elle s’appelait Sarah
Charlotte Gainsbourg per L’albero
Sara Forestier per Le nom des gens
Isabelle Carré per Les émotifs anonymes
Catherine Deneuve per Potiche - La bella statuina

ATTORE NON PROTAGONISTA
François Damiens per Il truffacuori
Niels Arestrup per L’Homme qui voulait vivre sa vie
Gilles Lellouche per Les petits mouchoirs
Michael Lonsdale per Uomini di Dio
Olivier Rabourdin per Uomini di Dio

ATTRICE NON PROTAGONISTA
Laetitia Casta per Gainsbourg (Vie héroïque)
Julie Ferrier per Il truffacuori
Anne Alvaro per Le bruit des glaçons
Valérie Bonneton per Les petits mouchoirs
Karin Viard per Potiche - La bella statuina

ATTORE ESORDIENTE
Arthur Dupont per Bus Palladium
Edgar Ramirez per Carlos
Pio Marmaï per D’amour et d’eau fraîche
Grégoire Leprince-Ringuet per La princesse de Montpensier
Raphaël Personnaz per La princesse de Montpensier

ATTRICE ESORDIENTE
Léa Seydoux per Belle épine
Anaïs Demoustier per D’amour et d’eau fraîche
Audrey Lamy per Tout ce qui brille
Leïla Bekhti per Tout ce qui brille
Yahima Torrès per Venere nera

OPERA PRIMA
Joann Sfar, Marc Du Pontavice e Didier Lupfer per Gainsbourg (Vie héroïque)
Pascal Chaumeil, Nicolas Duval-Adassovsky, Yann Zenou e Laurent Zeitoun per Il truffacuori
Fabrice Gobert, Marc-Antoine Robert e Xavier Rigault per Simon Werner a disparu…
Géraldine Nakache, Hervé Mimran, Aïssa Djabri e Farid Lahouassa per Tout ce qui brille
Pascal Elbé e Patrick Godeau per Tête de Turc

SCENEGGIATURA ORIGINALE
Bertrand Blier per Le bruit des glaçons
Baya Kasmi e Michel Leclerc per Le nom des gens
Benoît Delépine e Gustave de Kervern per Mammuth
Mathieu Amalric, Philippe Di Folco, Marcelo Novais Teles e Raphaëlle Valbrune per Tournée
Etienne Comar e Xavier Beauvois per Uomini di Dio

ADATTAMENTO
Eric Lartigau e Laurent De Bartillat per L’Homme qui voulait vivre sa vie
Julie Bertuccelli per L’albero
Robert Harris e Roman Polanski per L’uomo nell’ombra
Jean Cosmos, François-Olivier Rousseau e Bertrand Tavernier per La princesse de Montpensier
François Ozon per Potiche - La bella statuina

COLONNA SONORA
Yarol Poupaud per Bus Palladium
Grégoire Hetzel per L’albero
Alexandre Desplat per L’uomo nell’ombra
Philippe Sarde per La princesse de Montpensier
Delphine Mantoulet e Tony Gatlif per Liberté
Bruno Coulais per Oceans

FOTOGRAFIA
Guillaume Schiffman per Gainsbourg (Vie héroïque)
Pawel Edelman per L’uomo nell’ombra
Bruno de Keyzer per La princesse de Montpensier
Christophe Beaucarne per Tournée
Caroline Champetier per Uomini di Dio

SCENOGRAFIA
Hugues Tissandier per Adele e l’enigma del faraone
Christian Marti per Gainsbourg (Vie héroïque)
Albrecht Konrad per L’uomo nell’ombra
Guy-Claude François per La princesse de Montpensier
Michel Barthélémy per Uomini di Dio

SUONO
Daniel Sobrino, Jean Goudier e Cyril Holtz per Gainsbourg (Vie héroïque)
Jean-Marie Blondel, Thomas Desjonquères e Dean Humphreys per L’uomo nell’ombra
Philippe Barbeau, Jérôme Wiciak e Florent Lavallée per Oceans
Olivier Mauvezin, Sèverin Favriau e Stéphane Thiébaut per Tournée
Jean-Jacques Ferran, Vincent Guillon e Eric Bonnard per Uomini di Dio

COSTUMI
Olivier Bériot per Adele e l’enigma del faraone
Caroline de Vivaise per La princesse de Montpensier
Pascaline Chavanne per Potiche - La bella statuina
Alexia Crisp-Jones per Tournée
Marielle Robaut per Uomini di Dio

MONTAGGIO
Luc Barnier per Carlos
Maryline Monthieux per Gainsbourg (Vie héroïque)
Hervé de Luze per L’uomo nell’ombra
Annette Dutertre per Tournée
Marie-Julie Maille per Uomini di Dio

DOCUMENTARIO
Florent de La Tullaye e Renaud Barret per Benda Bilili!
Jean-Stéphane Bron per Cleveland vs. Wall Street
Mariana Otero per Entre nos mains
Jacques Perrin e Jacques Cluzaud per Oceans
Pierre Thoretton per Yves Saint Laurent, l’amour fou

FILM STRANIERO
Jane Campion per Bright Star
Juan José Campanella per Il segreto dei suoi occhi
Olivier Masset-Depasse per Illegal
Christopher Nolan per Inception
Clint Eastwood per Invictus
Xavier Dolan-Tadros per Les amours imaginaires
David Fincher per The Social Network

FILM D'ANIMAZIONE
Luc Besson per Arthur 3 - La guerra dei due mondi
Sylvain Chomet e Marc Lacan per L’Illusionista
Jean-Christophe Lie, Valérie Schermann e Christophe Jankovic per L’homme à la Gordini
François
Alaux, Hervé de Crécy, Ludovic Houplain e Nicolas Schmerkin per Logorama

Jean-Loup Felicioli, Alain Gagnol e Jacques-Remy Girerd per Une vie de chat

CÉSAR D'HONNEUR
Quentin Tarantino


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"Milleche?" - Un'ultima, breve e amarissima nota

L'opposizione è bastion contrario solo a parole. Ma alla prova dei fatti non "quaglia" mai, non oppone proprio non un bel niente. Ricordiamo che questo governo poteva cadere già nel settembre 2009, in occasione del voto di fiducia per lo scudo fiscale. Peccato che in quell'occasione a D'Alema non era stato spiegato che fosse un voto importante.

Un momento di opposizione in aula
L'ultima e più impressionante prova di forza e coerenza politica di un rappresentante del PD, di cui si ha ricordo, rimane quella fornita da Dario Franceschini, che ha eliminato Calearo da Facebook dopo che questi, lo scorso 14 dicembre, ha votato la fiducia al governo-Berlusconi, mettendo una pietra tombale sopra il proprio recentissimo passato tra le fila del Partito Democratico e dell'Api di Rutelli. Quale determinazione! Quale fermezza!


Anche questa volta il governo poteva cadere: lo scorso 27 febbraio, infatti, il "milleproroghe" è stato approvato dalla Camera con voto di fiducia. Come abbiamo visto,  il "Milleche?" non può certo definirsi un provvedimento felice. Eppure "è stato approvato con 300 sì, 277 no, nessun astenuto, 45 assenti e 7 in missione, come indicato dal verbale del sito indipendente OpenPolis. Numeri alla mano, l’opposizione ha perso un’incredibile occasione: il Governo, infatti, poteva essere sfiduciato. Basta aggiungere i 9 voti degli assenti di Fli, 2 dell’Idv, 8 del Pd e 5 dell’Udc (senza calcolare il gruppo misto e i deputati in missione) per arrivare a quota 301".
Assenti anche i presunti leader della presunta opposizione, Pierluigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. 

Cos'altro aggiungere? Il silenzio è d'oro, in questo caso. 

[fonte: il blog di Beppe Grillo]


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giovedì 3 marzo 2011

Referendum, democrazia e sprechi

Come avevamo già detto in questo post, non si può togliere ai cittadini ogni strumento politico di intervento nel consesso democratico e pretendere poi che gli stessi cittadini se ne stiano con le mani in mano a guardare. Non si può bollare una manifestazione come "faziosa" (ma come dovrebbe essere una manifestazione? Essa nasce per essere di parte!) e al contempo occludere ogni altra via di espressione del dissenso (o comunque di un'opinione, quale essa sia). Non si può, per questo motivo, dilazionare a metà giugno (il 12 la data indicata dal Ministro dell'Interno Roberto Maroni) il voto referendario per questioni fondamentali come la giustizia, l'acqua pubblica, il nucleare.  

Perchè a metà giugno la gente è in ferie e i ragazzi (il soggetto civico più a rischio di "apatia politica") sono sdraiati su una spiaggia o impegnati con gli esami universitari (o entrambe le cose...). E a volte lo sono in sedi lontane dal Municipio in cui possono (devono) votare. Come fa uno studente di Catanzaro che studia a Parma a prendere l'aereo quattro volte in due settimane? Non tutti possono permetterselo, e se sarà costretto a scegliere, lo studente catanzarese probabilmente sceglierà di eleggere il proprio sindaco. Per questa ed altre categorie di elettori il voto referendario si svolgerà a suffraggio censitario

In questo modo si vuole deliberatamente impedire che i 3 referendum raggiungano il quorum.  
La scelta del titolare del Viminale appare vieppiù inadeguata perchè comporta uno spreco di risorse pubbliche pari a circa 300 milioni di euro. Un'enormità, di questi tempi. 

Ma non finisce qui: anche la proposta dei quesiti lascia francamente a bocca aperta. Ve li proponiamo così come riportati dal sito de la Repubblica:


  1. LEGITTIMO IMPEDIMENTO: "Volete voi che siano abrogati l'articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l'articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante "disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?". EH?
  2. ENERGIA NUCLEARE: "Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica
    e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?". EH??
  3. PRIMO QUESITO SULL'ACQUA PUBBLICA: "Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall'art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e dall'art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea" convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?". EH???
  4. SECONDO QUESITO SULL'ACQUA PUBBLICA: "Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell'art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?". EH????
 
Così gli italiani si vedranno rivolte le domande referendarie una volta chiusi nelle cabine elettorali: l'elettore che non abbia piena coscienza della materia trattata rischia di confondersi e di votare a casaccio (o di annullare la scheda)
Non è così che andrebbe utilizzato uno strumento come il referendum. A maggior ragione questa volta: qui ci giochiamo molto.  
 
Se trovate utile individuare una data unica per amministrative e referendum, potete aderire al "Comitato 29 maggio" che trovate a questo indirizzo
Per informazioni sulle amministrative visitate questa pagina del sito del Governo.


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Grenpeace mette sul web la costruzione della nuova nave

Quando si devono trovare nuovi fondi ogni iniziativa, anche la più curiosa, può raggiungere lo scopo.
E' il caso di Greenpeace che, esauriti i contributi ricevuti per la realizzazione della nave Rainbow Warrior III, ha deciso di metterne in vendita su Internet le componenti.
Basterà collegarsi al sito www.greenpeace.org/anewwarrior per potere aggiudicarsi, ad un prezzo prestabilito, una delle oltre 400.000 parti dell'imbarcazione: si va dal portasapone (10 euro), al timone (500 euro), fino alla vela principale, valutata 668 mila euro.

Ovviamente si tratta di un acquisto simbolico: in cambio della loro generosità i donatori, siano essi sostenitori da tempo o nuovi simpatizzanti, riceveranno una dedica personale sul sito, un certificato attestante il contributo, oltre che uno spazio sul muro della sala conferenze in cui saranno riportati tutti i nomi dei donatori.

In aggiunta a questo, a concreta garanzia del modo in cui sarà investito il loro denaro, essi potranno seguire i lavori della Rainbow Warrior in diretta, grazie ad una web cam installata nel cantiere tedesco di Fassmer, vicino a Brema.

Il lancio della Rainbow Warrior III è previsto per l'autunno del 2011.


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martedì 1 marzo 2011

La trovata di Latte Leda e "Il Gioiellino" di Tanzi (o di Molaioli?)

La Leda è una storica società alimentare italiana che imbottiglia e trasforma il latte e che produce anche biscotti e merendine.

La società ha un bellissimo sito internet, a cui non manca proprio nulla: prodotti in commercio, campagne pubblicitarie, gallerie fotografiche e video dell’attività negli stabilimenti. Nel sito spicca inoltre la mission aziendale, che parla di una commistione tra «tradizione» e «innovazione», «genuinità» e «trasparenza».

Leda è anche presente sul social network più usato al mondo, Facebook, con una pagina personale. Su questa ci sono puntuali aggiornamenti, ricette e link con le pagine di prodotti di altre aziende del settore. 


Non mancano neppure alcune ombre sull’operato della Leda. Ad esempio è apparso su internet un video che mostra una dura protesta di alcuni allevatori, i quali denunciano mesi di mancati pagamenti da parte del Sig. Amanzio Rastelli, industriale del settore alimentare, più precisamente proprietario della Leda. Ecco il video della protesta.



Rimane il fatto che la Leda può ben essere considerata come un fiore all’occhiello dell’industria italiana. Con, come si conviene, luci e ombre. Peccato che la Leda non esista. Così come non esiste il Sig. Amanzio Rastelli.

Tutto questo è stato architettato dall’entourage del regista Andrea Molaioli, che si appresta a vedere proiettato il suo Il gioiellino nelle sale cinematografiche italiane. Ma che cos’è questo “gioiellino” di cui si parla? È il film che racconta uno dei più grandi crac della storia italiana, ovvero quello della Parmalat. Lo fa in modo accattivante, con uno stile che ricorda un po’ Il Divo di Sorrentino. La differenza è che in quest’ultimo la storia è più o meno romanzata, e non si ha paura di fare i nomi.

Nel film di Molaioli invece si realizza il contrario: la ricostruzione è fedele ai fatti (la sceneggiatura è stata scritta dal regista insieme a Ludovica Rampoldi e Gabriele Romagnoli), ma non si cita mai la città di Parma ed i nomi dei veri protagonisti del disastro finanziario. La Parmalat diventa così “Latte Leda”, Callisto Tanzi diventa Amanzio Rastelli (interpretato da Remo Girone) e Tonna diventa Ernesto Botta (Toni Servillo). Il film, presentato in anteprima a Roma e Milano questa mattina, uscirà nelle sale venerdì prossimo.

Ma attenzione, perché questa volta ogni riferimento a fatti e persone non è puramente casuale.




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Cristina Donà - L'arte di arrivare a fine mese spiegata nel suo ultimo disco





"Io credo nei miracoli", è così che comincia il nuovo album di Cristina Donà, Torno a casa a piedi (EMI). Il ritmo in levare è un po' reggae, un po' banda di paese. "Preparati, c'è la rivoluzione", sta per avvenire qualcosa di positivo. O almeno questo nella prospettiva di una cantantautrice artisticamente matura e madre. Quest'ultimo può sembrare un dato assolutamente privato che però non può essere nemmeno trascurato per comprendere la solarità di questo disco.
"Le scarpe, i contratti, i sofficini, siamo spaventati e anche un po' bambini". Parole quotidiane come il pane, semplici e talmente ovvie da essere nuove, come nessuno le ha mai dette. "Perdona, sono a terra, ho saltato anche la palestra [...] Come sarebbe? Nel weekend non ci sei? Pensi sia meglio che io resti un po' sola?" recita la nota triste del disco.
Raccontare la nostra vita di tutti i giorni con le parole di tutti i giorni e fare tutto ciò senza darci mai la sensazione di un déjà-écouté. "Sollevare le borse della spesa con le mani, poi cercare la macchina al parcheggio tra i fanali [...] giapponese, io mi sento solo giapponese. I semafori sanno che sono in ritardo". Queste solo le parole che Cristina ci canta, svelandoci "l'arte di arrivare a fine mese", ammiccando forse al modo di cantare di Kazu Makino dei Blonde Redhead.
Insomma è un linguaggio non proprio nuovo per la cantautrice ma sicuramente è anche uno strumento che ormai si è affinato negli anni ed è forse la dimensione testuale a risaltare di pià: la pubblicazione dei testi in anteprima ne è la prova.
Benché prodotta dalla Emi, Cristina non sarà mai sull'olimpo delle star del mainstream musicale italiano ed è forse questo che finora, disco dopo disco, l'ha preservata da qualsiasi scivolone.
L'ennesimo, misurato e accattivante capolavoro.


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"Vieni via con me". Esce il libro di Saviano per Feltrinelli

Otto capitoli che racchiudono altrettante storie raccontate da Saviano nel programma condotto con Fazio e che è stato l'evento televisivo dell'anno.

Domani 2 marzo 2011 esce il nuovo libro di Saviano, che lo presenterà la sera stessa alle ore 21 alla libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, a Milano.
Proprio oggi sul sito di Repubblica lo scrittore napoletano spiega in anteprima l'origine del successo della trasmissione e della sua passione per gli elenchi, iniziando dalle dieci cose per le quali, secondo lui, vale la pena vivere.




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Yara, l'Afghanistan e il fotovoltaico

Cosa lega un omicidio, un paese nel dramma e una fonte rinnovabile? 

Edvard Munch, La morte nella stanza della malata
I modi della rappresentazione. L'omicidio di Yara è una tragedia che rimane circoscritta ad un ambito privato. La dimensione pubblica di questo fatto è data dal suo modo di rappresentazione: la clamorosa ridondanza mediatica che in genere coinvolge le notizie del triangolo tematico "Soldi, Sesso, Sangue". Con la morte di Yara nessuno degli spettatori di telegiornale o dei lettori di quotidiano patisce il vuoto luttuoso legato alla perdita diretta di una persona cara: il dolore che provano i suoi genitori, gli amici e i parenti è intimo e al contempo ineguagliabile. 
Piuttosto, la compartecipazione empatica ci spinge a mostrarci solidali e a reagire con sgomento dinanzi al cadavere di una 13enne, e tutti auspichiamo la consegna alla giustizia del suo assassino.

In secondo luogo, l'Afghanistan: è di ieri l'ennesima vittima italiana di una guerra sulla cui natura soltanto in pochi si ostinano a negare l'evidenza. Se perfino il nostro Presidente dello Scompiglio esprime dubbi sull'opportunità di prolungare ulteriormente "il calvario" in una "terra medievale lontanissima da ogni civiltà", davvero non si capisce che ci facciamo ancora lì. Non so che conoscenza abbia il nostro Premier della civiltà afghana, che storici e archeologi hanno riconosciuto come un felice sincretismo, un melting pot tra ellenismo, cultura indiana e influenze mongole e più in generale asiatiche

Henri Rousseau, La guerra
So però che "nel 2010 sono morti in Afghanistan 712 militari, compresi quelli italiani, contro i 521 del 2009. Dall'inizio della missione Isaf in afghanistan, nel 2001, sono oltre 2.300 i militari rimasti uccisi" (fonte la Repubblica). So che il prossimo ottobre questa "non-guerra" festeggia DIECI ANNI. E che noi siamo presenti lì per l'amicizia di Silvio con un cialtrone come George W. Bush e che siamo rimasti per i successivi rifinanziamenti alla missione voluti da maggioranze sia del centro-destra sia del centro-sinistra. Quando si tratta di pace e democrazia, giustamente, il consenso è bipartisan
Eppure questi militari potrebbero essere utilizzati per scopi veramente pacifici nel territorio nazionale. Per esempio per cercare Yara, il cui cadavere è stato rinvenuto in un luogo già malamente perlustrato
La guerra in Afghanistan, dunque, è un fatto pubblico reso "privato" dalla propaganda: è una cosa tra governi, che non ci riguarda, così come non ci riguardano i soldi spesi. Ci rimangono solo i morti da piangere e la futile presenza cartonata del politico di turno al funerale del o dei soldati uccisi di volta in volta. Immolati in nome di un "sacrificio", parole di Silvio, che "imponiamo con il voto unanime di tutto il Parlamento e per volontà di tutti gli italiani". Ah sì? Carino!

Vincent van Gogh, Ulivi sotto il sole
Last but not least, il fotovoltaico. Il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani questa settimana porterà in Cdm un suo devastante provvedimento, con il quale intende imporre: A) un tetto alla crescita del solare; B) uno stop a qualsiasi incentivo dopo il 2014; C) un taglio del 30% reotrattivo agli incentivi all'eolico. Tutto questo mentre il Giurì dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria ha condannato lo spot del Forum Nucleare Italiano definendolo "pubblicità ingannevole". Il Forum, infatti, non è affatto equidistante tra le due posizioni, l'una favorevole al nucleare, l'altra contraria, come lo spot visto in tv vorrebbe farci credere. Sono gli stessi gestori del forum a farcelo sapere! Il Forum vuole propagandare l'idea di un nucleare pulito, economico e sicuro. Di contro, le fonti rinnovabili sarebbero inefficaci e costose

Davvero una comunicazione di parte, non trovate? Eppure che visibilità ha il dibattito su questo provvedimento in televisione o sui giornali? Nessuna. E si tratta di un provvedimento che incide sulle vite di tutti i cittadini italiani (120 mila i posti di lavoro a rischio), a differenza della morte di una ragazzina, che incide sulle vite (o meglio le devasta) dei componenti di una singola famiglia. 

Il nostro non è un invito all'indifferenza, ma una riflessione sui criteri di selezione e trattazione delle notizie: grande spazio a un dramma privato, con la pulsione "di farci i fatti loro" che arriva allo squallore di un Fabrizio Corona che cerca di entrare dalla finestra della casa di Sarah Scazzi, quando queste famiglie crediamo che vorrebbero solo essere lasciate in pace;  scarsa eco, invece, per i costi di una guerra incomprensibile (meglio la bara del soldato in diretta-tv e il minuto di silenzio sui campi di calcio) e per le manovre arbitrarie dell'ex-ideatore di "Colpo grosso", la tramissione di Umberto Smaila che si colloca ai primordi del velinismo televisivo
Al cittadino-suddito diamo lacrime e pathos, plastici vesp(as)iani et circenses: troveremo poi un'altra Terzigno cui relegare i problemi. 


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