venerdì 11 novembre 2011

The Zen Circus - Nati per subire

Deve essere davvero difficile scrivere un disco sul paese. Mettersi lì a tavolino e dire adesso faccio un disco che parla di quanto vanno male le cose in Italia. Deve essere difficile perché è fin troppo facile, come quando si parla di amori finiti o di pace nel mondo.
Lo hanno appena fatto gli Zen Circus con Nati per subire, un disco che tra l'altro parla in maggior parte dei qualunquisti, quelli che preferiscono non prendere scelte, quelli di cui tutti hanno già parlato da De Andrè fino al Teatro degli orrori passando per gli Afterhours di Il paese è reale. Insomma argomenti a cui siamo abituati: "il paese va male e tu non stai facendo nessuna scelta e preferisci chiuderti in casa a pregare Dio". Insomma è un qualunquista che sa di Democrazia cristiana più che di borghese italiano che guarda Amici e vota "il meno peggio".
Non solo. Qui si tratta, come spiegavo all'inizio, di un disco che si prefigge di parlare del paese in un momento in cui non si può non parlare del paese. L'elenco è infinito: Teatro degli orrori, Ministri, Afterours e per ultimi i Cani (no, le Luci della centrale elettrica no). Ormai questo Nati per subire suona come un disco normale, per nulla irriverente, politicamente corretto, "gradevole" nei contenuti. I Teatro ci hanno messo l'anima e tutta la violenza più cruda, i Ministri ci hanno messo l'ironia ma hanno anche creato un discorso poetico piuttosto credibile, i Cani hanno fatto la foto più spietata e sarcastica che si potesse fare all'Italia. E gli Zen Circus? Gli Zen purtroppo non hanno osato nulla di nuovo. E vien da chiedersi perchè.
Perchè fare un disco internazionale, divertente e "nuovo" come Villa Inferno e poi rovinarsi con un provincialismo che dovrebbe essere il loro peggiore incubo? Sì perché dal punto di vista musicale le canzoni sono belle (non all'altezza comunque di Villa inferno), nulla di nuovo ma belle. Ma dal punto di vista testuale "mia madre è strana, mi dà del figlio di puttana" era un verso decisamente più rivoluzionario e attuale di tutto questo disco.

Fatta eccezione di La democrazia semplicemente non funziona, quella è una canzone che paradossalmente funziona. E fatta eccezione anche della collaborazione con Fiori in una delle canzoni più interessanti, Franco.


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1 commento:

A.V. ha detto...

Come canzone di critica al Paese, ma soprattutto al prezzo della benzina, segnalo "Benzina mia" di Bugo.

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