giovedì 17 novembre 2011

Ma chi sono costoro? - Corrado Passera

Corrado Passera è un banchiere, un finanziere. Come Mario Monti. Di questi tempi, non è il massimo come presentazione. Sarà Ministro dello Sviluppo Economico e, ad interim, delle Infrastrutture e dei Trasporti del nuovo governo Monti (che sarà, ad interim, Ministro dell'Economia). Ecco, due banchieri si occuperanno dei nostri soldi. Ma non sono proprio le banche tra i principali responsabili di questa crisi? Ma non c'è un piccolo piccolo conflitto d'interessi, come quello che per anni è stato giustamente rimproverato a B.?

Scavando nell'operato di Passera, si scopre che l'uomo al quale è stato affidato il compito di guidare lo sviluppo economico del nostro paese, ha mostrato, in passato, molta attenzione al sociale, promuovendo diverse iniziative, sia in casa Intesa che in casa Poste Italiane. Dall'Intesabridge, un prestito agevolato per aiutare i giovani ad intraprendere studi universitari in caso di difficoltà economiche alla Posta solidale, un meccanismo per finanziare le Onlus. Senza tralasciare il sostegno alla Banca del Sorriso, che aiuta i consumatori a orientarsi nel mondo bancario e il lancio, avvenuto nel 2005, del Progetto Asili Nido, nato con lo scopo di realizzare 300 asili nido nel corso dei due anni successivi. 

Fantastico! Un banchiere equo e solidale! O forse no?

La carriera professionale di Passera inizia nel 1980, dopo una laurea alla Bocconi, e un master in Business Administration alla Wharton School di Philadelphia (USA), in McKinsey, dove rimane per cinque anni. Successivamente intraprende una lunga collaborazione con il gruppo di Carlo De Benedetti che lo vede inizialmente impegnato in Cir, la holding del Gruppo, dove ricopre la carica di Direttore Generale fino al 1990. Nel 1991 diventa direttore generale di Arnoldo Mondadori Editore e, a seguire, del Gruppo Editoriale L'Espresso (un uomo per tutte le stagioni). Sempre nel corso della collaborazione con il Gruppo CIR, Passera è co-amministratore delegato del Gruppo Olivetti (da settembre 1992 a luglio 1996), periodo durante il quale l’azienda ristruttura drasticamente il settore informatico e si espande nel settore telecomunicazioni con la creazione di Omnitel e Infostrada.  

Durante il periodo all'Espresso, Passera e il nostro caro B. non sono in buoni rapporti. Anzi, B. lo annovera addirittura tra i nemici. Passera da vicepresidente e amministratore delegato dell’Espresso dà battaglia nella guerra di Segrate sulla Mondadori. Storico lo scontro frontale tra i due a un convegno sui “valori della concorrenza” nel marzo 1992. Passera esordisce denunciando “l’esistenza di una concorrenzialità gravemente minacciata dalla posizione dominante della Fininvest”. Ci sono due problemi, aggiunge: “Il primo è l’eccesso di pubblicità che non ha riscontri con il resto d’Europa e quindi un drenaggio di risorse che penalizza la carta stampata; il secondo è l’esistenza e probabile crescita di posizione dominante da parte di un fornitore”, cioè la Finivest, “che controlla quasi il 40 per cento del fatturato pubblicitario complessivo nazionale (20.000 miliardi di lire)”. Un rivoluzionario, per quei tempi. E anche per questi. Ma la storia di Passera, ovviamente, non finisce qui.

Nel 1996 assume l'incarico di Amministratore Delegato e CEO del Banco Ambrosiano Veneto (ecco, appunto) che lascerà dopo aver portato a termine il consolidamento con CARIPLO. Al tempo in cui è amministratore delegato del Banco Ambroveneto, avrebbe subìto un tentativo di estorsione da parte di Florio Fiorini, il discusso finanziere rinchiuso nel carcere di Opera perché accusato di bancarotta fraudolenta ed altri reati per il fallimento del gruppo Sasea. Anche Corrado Passera viene indagato per bancarotta fraudolenta nell’ambito di quell’inchiesta.

Nel 1998 il Governo lo nomina amministratore delegato delle Poste Italiane. Sotto la sua gestione le Poste entrano nei servizi finanziari attraverso la costituzione di Banco Posta. Il Piano d’Impresa 1998-2002 ha previsto anche il taglio di oltre 20.000 posti di lavoro. Oltre a questo, Poste Italiane – trasformatasi celermente in immobiliarista di aree demaniali non sue – è riuscita a farsi pagare due volte. Ad esempio, il palazzo di Roma San Silvestro: valutato a prezzi di mercato 89 miliardi, viene concordato con Passera a 165, ma avendo lo Stato (cioè i cittadini italiani) comprato dalle Poste immobili già suoi, in realtà il costo finale è stato di 330 miliardi di lire. Non finisce qui: qualche anno dopo il nuovo presidente Massimo Sarmi incarica Mediobanca di verificare le operazioni in derivati effettuate dal 1999, anno in cui le Poste, allora sotto la guida di Corrado Passera, avevano iniziato ad indebitarsi a lungo termine con l’emissione di bond. Sono gli stessi obiettivi dell’inchiesta della Procura di Roma, che sulla questione ha aperto un'inchiesta.
 
Nel 2002 Passera lascia l'incarico alle Poste e viene chiamato a ricoprire la carica di amministratore delegato di Banca Intesa (aridaje), nata nel 1998 dall'integrazione di Cariplo, Banco Ambrosiano Veneto e poi Commerciale. Nella vicenda Cirio la procura di Milano lo iscrive nel registro degli indagati per i bond omonimi, ma in buona compagnia: Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, Stefano Balsamo, manager di Jp Morgan, oltre a Sergio Cragnotti. 

Neppure dalla vicenda Parmalat Corrado Passera, esce nel migliore dei modi. Quando scoppia la bomba, dichiara che l’attività di compravendita di bond rientra nelle competenze di Nextra, la società di gestione del risparmio del gruppo, ed il presidente Giovanni Bazoli precisa che la vicenda Parmalat non poteva essere prevista all’interno dell’istituto e che “la crisi non si estenderà alle banche”. Ma i magistrati milanesi la pensano diversamente e quando chiudono le indagini con un avviso di garanzia a carico di 20 soggetti – di cui 13 persone fisiche e 7 persone giuridiche – per il reato di concorso in aggiotaggio, tra questi c’è Nextra di Banca Intesa, per aver diffuso false informazioni al mercato al fine di provocare “sensibili alterazioni dei prezzi dei titoli Parmalat”. Ma non basta. Alla fine il gruppo guidato da Giovanni Bazoli e Corrado Passera, più le ex controllate Cariparma e Biverbanca, sono costretti a staccare un assegno all’amministratore delegato Enrico Bondi di 420 milioni di euro, al fine di ottenere la rinuncia a tutte le azioni revocatorie e risarcitorie già promosse ed eventualmente proponibili nei confronti delle banche.

Sempre in Banca Intesa (che a questo punto chiameremo Banca Impresa) gestisce una serie di interventi a sostegno di grandi e medie imprese: dalla Fiat alla Piaggio, da Luxottica a Telecom. Il suo nome compare negli appunti trovati nel computer di Guglielmo Sasinini, l’ex giornalista di Famiglia Cristiana finito agli arresti domiciliari per la vicenda dei dossier illegali della Sicurezza Telecom. Quattro gruppi bancari italiani, attivi nel segmento dei derivati, sono finiti sotto la lente di Bankitalia e tra essi Intesa-Sanpaolo. Passera entra anche nella faccenda che ha riguardato la sospensione del presidente di RaiFiction, Saccà, che coinvolge nel suo progetto personale Pegasus le aziende da cui il servizio pubblico acquista format e film televisivi. Il progetto vanta il sostegno del governatore della Calabria, Agazio Loiero, e l’appoggio di Berlusconi, di Confindustria e, appunto, di Intesa San Paolo.

Nel 2006 Corrado Passera è tra gli artefici del processo che porterà all'integrazione tra Banca Intesa e Sanpaolo IMI dando vita a Intesa Sanpaolo. Intesa San Paolo è fortemente impegnata in operazioni bancarie collegate all’export di armi.

Quando viene bandita la gara per il Ponte sullo Stretto, come è noto vinta da Impregilo, le intercettazioni disposte dalla magistratura rivelano l’intervento di Cesare Romiti su Corrado Passera per la richiesta di prestiti. L'epilogo è noto: i nuovi soldi li misero nuovi soci – tra cui Autostrade, Gavio, ecc... -  i nuovi padroni di Impregilo, e che hanno fatto parte anche della cordata Alitalia. Il General Contractor è assistito da Banca Intesa, Carige, Banca Popolare di Lodi per la quota di prefinaziamento pari al 15%. Ieri ha detto che "per archiviare il Ponte sullo Stretto è troppo presto". Trovate voi le differenze.

Altra vicenda assai oscura è il crack da un miliardo di euro della Finmek.  Le indagini rivelano che l’agonia era iniziata molto prima. Secondo la consulente tecnica del tribunale di Padova, Tiziana Pinaffo, i debiti erano ben oltre il livello di guardia già alla fine del 2001, quando scattava l’operazione bond. In sostanza, Caboto, merchant bank del gruppo bancario Intesa, piazzò sul mercato obbligazioni Finmek per 150 milioni di euro, poi acquistate da oltre 5 mila risparmiatori. Il denaro rimane bloccato su due conti vincolati (cash deposits) come garanzia per una linea di credito concessa da Intesa alla stessa Finmek. Nel marzo del 2003 l’istituto chiede il rimborso del prestito al gruppo Fulchir, che per soddisfare la richiesta è costretto a consegnare a Intesa i 150 milioni frutto del collocamento del bond. Morale della storia: la banca recupera il suo credito, mentre le obbligazioni spazzatura restano in mano ai risparmiatori.

Alla guida di questa super-banca italiana, contribuisce al salvataggio (che assomiglia più a un bagno di sangue) di Alitalia. Come? Nel 2008 Passera (creditore della società che gestisce Alitalia) fa parte della cordata di impreditori-editori soci di Cai, presieduta da Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, che acquista la compagnia di bandiera. Una mossa che per il Cavaliere è un favore politico e che finisce per scaricare sulle esangui casse dello Stato i 4 miliardi di debiti della cosiddetta bad company. Sempre Intesa farà poi felice Berlusconi con una fidejussione da 750 milioni prestata per evitargli da pagare in primo grado il maxi-risarcimento per lo scippo della Mondadori, e con un fido di 400 milioni concesso quando la causa è diventata esecutiva in secondo grado.

Ecco alcune posizioni di Passera su:
1) Inceneritori: "Non solo non stiamo investendo nei rigassificatori o nel nucleare, ma blocchiamo anche i termovalorizzatori. I termovalorizzatori vanno fatti. Basta con il falso ecologismo, smettiamola con i pregiudizi ideologici, con il luddismo antitecnologico, con la paura per tutto ciò che sa di scientifico. Ogni provincia dovrebbe avere impianti di smaltimento suoi propri. In Lombardia ce ne sono 15 e quello di Brescia è da tanti anni un modello internazionale"
2) TAV e autostrade: "Ma è possibile impiegare decenni per fare un’autostrada o per completare la Tav o per rinnovare le reti idriche? E il problema dell’energia come pensiamo di risolverlo? Con la lotteria di Capodanno?"


Ecco, uno così, con un curriculum così, come fai a non farlo ministro? Dunque aspettiamoci per l'ennesima volta: nucleare, altre autostrade, altro cemento, privatizzazione dell'acqua, TAV e tremo all'idea di chissà cos'altro. E questo è solo il primo!

Fonti post: Panorama, il Fatto Quotidiano, il sito di "Campagna Banche Armate", il blog del consigliere regionale lombardo Gabriele Sola.


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