giovedì 20 ottobre 2011

Ad memoriam

Il sangue si è rappreso sugli zigomi, sulle guance e sul mento e ha impiastricciato i capelli. Tanto ne è colato che i suoi vestiti ne sono imbevuti. Lo sguardo è ormai senza vita. 
Così l'immagine del cadavere di Mu'ammar Gheddafi, dittatore libico giunto alla fine del suo regime e dei suoi giorni, viene mostrata e diffusa in tutto il mondo attraverso siti, quotidiani online e social network. Io stesso ho appreso la notizia della sua violenta dipartita sulla bacheca di Facebook prima ancora che su un sito di notizie. 
B., facendo il dotto, ha commentato: "Sic transit gloria mundi". Così passa la gloria del mondo. Non passa, non deve passare, la memoria della sua amicizia con un sanguinario despota come Gheddafi. In Italia, nel giorno della sua morte, bisognerebbe rappresentare il leader libico  soltanto in queste immagini:


Ricordiamocele, queste immagini. Sic (non) transit mediocritas Italiae. Come si possa essere tanto spudorati è impossibile concepirlo, così come è quantomeno arduo associare la gloria a Gheddafi. 
A riportare B. sulla terra ci ha pensato, chi l'avrebbe mai detto, Pier Cuffaro Casini: "Consiglio maggiore prudenza nei commenti, soprattutto a chi in vita lo ha ossequiato con poco senso della misura". Certo, detto da lui che aveva promesso di dimettersi in caso di condanna di Cuffaro... Ma il concetto rimane. 
E siccome siamo tutti latinisti, sulla stessa linea si mantiene Donadi dell'Idv: "Sapiens ut loquatur multo prius consideret. Un saggio, prima di parlare, deve prima pensare molto". Ma sperare che B. si comporti da saggio è pura utopia. Così come utopico è rimasto l'auspicio di assistere, almeno per una volta, a una conclusione diversa dalla solita, prevedibile carneficina. Merita più di una riflessione il commento della vicepresidente del nostro Senato, Emma Bonino: 
"Gheddafi non si meritava la 'bella morte' in battaglia ma un 'bel processo' da imputato: un processo equo, da parte di un tribunale indipendente e condotto nel pieno rispetto di quei diritti umani che egli ha negato a decine di migliaia di libici durante il suo regime sanguinario. Questa, e non l'ennesimo bagno di sangue al quale abbiamo dovuto assistere, sarebbe stata 'una grande vittoria del popolo libico', come da più parti si sente dire".

Al prossimo dittatore.


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