lunedì 27 giugno 2011

I Cani: un album fin troppo "sorprendente"?


Recensione a getto di coscienza:

Ha tutte le carte in regola per essere un artista. Valeva per Ciampi e così vale anche per il signor Cani, un ragazzo di Roma il cui debutto Il sorprendente album d'esordio dei Cani non fa altro che far parlare di sé. "Hai sentito i cani?" mi dicono gli amici, "Hai sentito i cani?" chiedo io ad altri amici. Tutti vogliamo parlare dei Cani, ma prima di esprimere un giudizio chiediamo sempre "E cosa ne pensi?": aspettiamo un giudizio positivo dell'altro prima di esporci troppo con il nostro.
Perché non possiamo dire in piena libertà che Il sorprendente album d'esordio dei Cani è un bel disco? E se non piace, perché usare per forza violenza e spietatezza nel giudicarlo (tra i commenti degli utenti di Rockit si può leggere "bella cacata").
In un'intervista al Mucchio, il signor Cani parla della sua immagine "faceless" che forse potrebbe aver irritato una parte di pubblico. Eppure sembra non dare fastidio agli ascoltatori dei Tre Allegri Ragazzi Morti o ai lettori del collettivo Wu Ming questa necessità di nascondersi dietro l'anonimato.
Allora qual è il punto? Il punto è che appena accendi quell'accidente di lettore mp3 senti una musica che ami e che riconosci in un qualche modo come "tua". Tu che hai ascoltato anni di post punk, di Cure, di Smiths e di quella trafila di gruppi geniali (passando pure in mezzo a un po' di Camerini e trash italiano) resti subito affascinato, anche troppo velocemente, dai suoni 80s di questo disco. Tu, che se dovessi fare un disco lo faresti suonare proprio così.
Inoltre il signor Cani annota sul suo libro-disco tutta la realtà dell'Italia contemporanea filtrandola con i suoi occhi di ragazzo (più che di artistoide). Non lo fa con la spocchia di chi vuole fare un disco generazionale, ma alla fine un serie di giudizi sulle persone li snocciola lo stesso. Sui pariolini diciotteni, sulle veline, sulle coppiette, sulle p.r., sulle bariste, sui musicisti, su Vasco Brondi e su tutto ciò che anche noi, con i nostri occhi, vediamo tutti i giorni.
E allora questo ti dà un po' fastidio perché avverti che è stato creato uno spartiacque immenso: da una parte c'è il mondo misero e meschino, dall'altra il signor Cani che lo vede e che si accorge del "giuoco" come fanno gli inetti di Pirandello. E tu da che parte stai? Ti rassereni pensando che stai dalla parte del signor Cani, che anche tu vedi il mondo come lo vede lui e ne ridi amaramente. Ecco, ora che ci hai pensato stai già meglio.
Però forse dovresti pensare che dalla parte del mondo misero e meschino ci sei dentro anche tu fino al collo, così come c'è dentro la "poeticità" (sic.) di Vasco Brondi e c'è dentro a piedi pari anche il signor Cani. Smettiamola di farci questi problemi. La musica a volte può anche scuoterci, farci vergognare dello stato in cui viviamo e sarebbe piuttosto stupido prendersela proprio con un ragazzo di Roma di cui nemmeno sappiamo il nome.
No, signori. Il sorprendente album d'esordio dei Cani è un bel disco. E' troppo comodo negarlo.


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1 commento:

A.V. ha detto...

Concordo. Lo stile dei Cani è asciutto e misurato. Brondi, invece, gioca un po' troppo sull'accumulo e finisce per diventare ripetitivo. Spero che Cani continui così, e che non si faccia vedere. Mai.

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