martedì 10 maggio 2011

Source Code. Recensione

Source Code
di Duncan Jones
con Jake Gyllenhaal, Vera Farmiga, Michelle Monaghan, Jeffrey Wright
Fantascienza, 93 min. Usa, Francia 2011

Anatre in volo su uno specchio d’acqua, treno che scorre su binari in mezzo al verde, interno scompartimento. Il capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhall) si sveglia di colpo e viene chiamato Sean da una ragazza (Michelle Monaghan) che sembra conoscerlo da una vita. Dopo qualche secondo si dirige in bagno e, vedendo la sua immagine riflessa nello specchio, realizza di essere nella pelle di un altro passeggero. Turbato, esce dal bagno, osserva i passeggeri, intanto il treno fa una sosta, poi riprende la sua corsa, incrocia un altro convoglio e improvvisamente esplode. Colter non muore, ma si risveglia in una sorta di cabina d’astronave. Mentre non ha ancora capito cosa gli sta succedendo un ufficiale militare (Vera Farmiga) gli dice che ha solo 8 minuti e lo spedisce di nuovo su quello stesso treno. Obbiettivo: trovare la bomba e l’attentatore. E allora sono ancora anatre in volo, treno, interno scompartimento, ragazza. Sì, la storia si ripete e sono 8 i minuti che Stevens dovrà rivivere (quasi) all’infinito.

Il film di Duncan Jones – figlio di David Bowie – si basa sul presupposto che nel cervello restino impressi gli ultimi otto minuti di vita. Pertanto l’esercito decide di sfruttare a suo vantaggio questa scoperta per smascherare terroristi e sventare ulteriori attentati. A posteriori. Il finale è tutt’altro che scontato.
Com’è tutt’altro che scontata la fine di questa recensione. Perché, fino a qui, le mie parole potrebbero lasciare intendere che il film di Jones sia un’opera innovativa. Non è così. Questo film ha il pregio di farci capire quanto sia stato importante Inception per il cinema, gli spettatori e gli addetti ai lavori. Questo perché nell’opera di Nolan “tutto si tiene” – mi riferisco anche e soprattutto alle cose meno decifrabili – grazie ad un assunto talmente elementare da avere il retrogusto della beffa: nella mente "vale tutto" perché infinite sono le sue possibilità. Non fa una grinza. In Source Code, invece, si avverte la difficoltà nello spiegare come gli 8 minuti vengano concretamente ricreati e sfruttati da una macchina rivoluzionaria. E allora noi poveri spettatori come faremo a capirlo attraverso indizi sfuggenti e ambigui? Meglio non provarci neanche dato che, a ripensarci, sembra di vedere uno di quei vecchi film di fantascienza dove è meglio non farsi troppe domande perché di risposte logiche non ce ne sono a sufficienza. Rimane il fatto che per essere un film a basso costo, Jones lo fa “girare” bene.

Voto: 7 su 10

(Film visionato il 4 maggio 2011)




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