giovedì 26 maggio 2011

Luigi Malerba: "Le parole abbandonate" ripubblicate da Mup

Dopo ben 34 anni dalla prima edizione questo "repertorio dialettale emiliano", divenuto ormai introvabile, vede finalmente nuova luce grazie a Mup, casa editrice universitaria di Parma, che lo ha presentato in un nuovo progetto editoriale all'ultimo Salone del Libro di Torino.
Si tratta di una sorta di "catalogo di parole" raccolte nella media valle del Taro, piccola area del parmense di cui lo scrittore era originario e che era stata già scenario dei racconti della Scoperta dell’alfabeto.

In Le parole abbandonate, stampate per la prima volta da Bompiani nel 1977, Luigi Malerba restituisce la voce ai contadini che popolavano un tratto di campagna isolato e diffidente persino nei confronti della lingua italiana che distingueva i forestieri e le autorità costituite.

Malerba stesso dichiara tra le pagine che il suo è un tentativo di ricomporre l’immagine di una cultura contadina in disgregazione, mettendo insieme parole dialettali alle quali corrispondono, o corrispondevano, altrettanti oggetti, strumenti, funzioni.
Il repertorio lessicale, nel quale le parole sono esaminate e raggruppate in capitoli tematici (la casa, la terra, il lavoro, le bestie, gli uomini, il cibo), è lo specchio di una società che ha un passato millenario quasi immobile, tutto al di qua della meccanizzazione dell’agricoltura e delle scoperte tecnologicamente più avanzate.

Come sottolinea Paolo Mauri nella prefazione, le voci del catalogo danno spesso luogo a veri e propri micro racconti che restituiscono vita a usi e costumi, attrezzi dimenticati, modi di vivere, di cucinare, di governare la casa e persino di dormire. Sapienza popolare, fatica e gioia si alternano in queste “parole abbandonate”, in cui ogni lettore può identificarsi, a prescindere dalla competenza linguistica, dato che realtà analoghe si ritrovano in quasi tutte le campagne italiane. Un repertorio sociolinguistico quindi, nel quale parole come resdùra – reggitrice, colei che governa la casa – denunciano, con la mancanza di corrispondente maschile, una forma di matriarcato casalingo, di contro al lavoro esterno di competenza maschile.


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