mercoledì 13 aprile 2011

Waines - Sto (o come perdersi dentro un disco)


La ricerca disperata di un disco di energia pura dopo anni di indie rock annacquato sta portando i suoi frutti. Faccio tre nomi un po' a caso: Teatro degli orrori, Red worm's farm e Fratelli Calafuria (tra l'altro questi sono appena usciti con l'ultimo disco Musica rovinata). Si aggiungono anche i Waines con delle modalità completamente nuove. Se vi dicessi "è un disco con ritmi ballabili e riff distorti che spaccano" abbandonereste subito questa lettura. E avreste ragione perché di formule così se ne sono sentite tante e quasi tutte prescindibili. Ma in Sto c'è qualcosa d'altro o meglio c'è qualcosa d'altrove. Dove sono stati questi tre ragazzi siciliani, cos'hanno ascoltato mai da produrre un suono così americano, anzi stiamo sul vago, internazionale? Sembra che abbiano assorbito più o meno volontariamente (e più o meno indirettamente) la lezione psichedelica e melodica degli MGMT e che l'abbiano trascinata ancora di più negli inferi del blues.
Forse non mi spiego bene: quando accendi il lettore mp3 e ti ascolti per strada Sto non c'è pericolo che ti scappi la parola "carino". Percorri qualche chilometro di strada senza renderti conto di dove stai andando perché lo spazio mentale che affronti è quello della distorsione sintetica della chitarra, i tuoi piedi si muovono a tempo di quella macchina per danzare che è la batteria. E' un disco in cui perdersi, come in tutti i bei dischi. E' eccitante smarrirsi nei meandri di questi suoni, soffermarsi su questa melodia, svoltare a quell'effetto, accelerare dopo questo suono. E' musica di una certa tridimensionalità, come tutti i dischi che ci invitano ad entrare, ci invitano ad andare alla deriva nelle loro foreste e nelle loro città musicali.


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