sabato 16 aprile 2011

Una ne fanno...

Impossibile "obliare" una pianista parlamentare...
8 aprile: 
una deputata della Lega, Carolina Lussana, ha presentato per la seconda volta una proposta di legge (qui il testo completo del primo tentativo, compiuto nel maggio 2009) sul "diritto all'oblio", che spetterebbe a un politico condannato in terzo grado: il diritto di far rimuovere dalla Rete le sentenze dei propri processi, al fine di "farle dimenticare". 
Una legge del genere, infatti, impedirebbe di mantenere su Internet, decorso un certo periodo di tempo, informazioni su persone che hanno subito condanne. L'obiettivo è tutelare i santoni del suo "partito" (le virgolette sono volute) Bossi e Borghezio, entrambi condannati in sede di Corte di Cassazione, e dunque in via definitiva. 

11 aprile
il tesoriere del Pd Ugo Sposetti ha presentato una proposta bipartisan per raddoppiare il finanziamento ai partiti. 58 i deputati di maggioranza e opposizione che l'hanno sottoscritta. 
IL VALORE del denaro
Dall'ANSA: "la proposta, inserita all'ordine del giorno della commissione Affari Costituzionali della Camera, mira a rivedere il meccanismo di rimborsi elettorali previsto dalla legge e potrebbe portare nelle casse dei partiti, secondo alcune stime, altri 185 milioni di euro". Contraria soltanto l'Idv, anche se inizialmente un deputato Idv, Augusto Di Stanislao, aveva apposto (per poi ritirarla) la propria firma. Come se già non spendessero ogni anno 7 milioni e 144 mila euro (e spicci) per misteriose "forniture di servizi", affidati all'agenzia immobiliare "Romeo gestioni S.p.A", più volte denunciata dal Codacons per la gestione delle case popolari capitoline, case nelle quali cade acqua dal soffitto. O come se già non spendessero ogni anno 3 milioni e 613 mila euro per viaggiare gratis con Trenitalia e Alitalia (quest'ultima salvata dal fallimento col denaro dei contribuenti, come racconta bene Sergio Rizzo nel suo Rapaci). Alcuni nomi dei firmatari dell'opposizione (a parole): Andrea Orlando, Alberto Losacco, Antonello Giacomelli, Giovanni Lolli, Giorgio Merlo, Erminio Quartiani, Matteo Colaninno, Gianni Cuperlo e Antonio Luongo. Que viva la oposiciòn!

13 aprile: 
approvata la "riforma della giustizia" elaborata nel suo calderone da Diabolino Alfano, con l'emendamento di Maurizio Paniz sulla prescrizione breve. La riforma passa alla Camera con 314 voti a favore e 296 contrari su 610 votanti.  Ora l'ultimo esame (l'ultima speranza) al Senato.

Walter Galbiati, in un articolo apparso su la Repubblica.it, ne spiega in modo chiaro e conciso gli effetti:  

Maurizio Paniz
"La prescrizione, che colpisce secondo l'Anm 150 mila processi l'anno (e con la riforma questa cifra rischia di raddoppiare), oggi si calcola aggiungendo alla pena massima un ulteriore quarto, per cui se la pena è di otto anni, più un quarto diventa 10 anni. Con il nuovo testo, invece di un quarto si deve aggiungere un sesto. Il che significa che per quei reati la cui prescrizione è già breve, lo sconto sarà minimo, mentre aumenterà per quei reati la cui pena è maggiore. Sconto che ovviamente verrà concesso a tutti gli incensurati dall'entrata in vigore del testo. Ne beneficeranno quindi dallo stupratore, preso per la prima volta, che con gli aggravanti può arrivare fino a 10 anni, al rapinatore che usa le armi (fino a 20 anni), ma anche il bancarottiere (fino a 15 anni) o chi turba i mercati finanziari (12 anni).

Il processo breve, invece, rischia di passare, sotto le mentite spoglie di una necessità europea, come la più grande depenalizzazione della storia italiana. Per molti esperti non sarebbe nient'altro che un nuovo colpo di spugna su quelli che si classificano come i reati dei colletti bianchi, in genere puniti con pene inferiori ai dieci anni. Si tratta di truffe, corruzioni, reati ambientali, tutti i reati societari, come il falso in bilancio e il falso in prospetto, quelli tributari, diventati tanto di moda con lo scudo fiscale, la bancarotta preferenziale, la corruzione, l'appropriazione indebita. Si salvano l'aggiotaggio e l'insider trading perché le pene previste superano i dieci anni.

Il processo breve, infatti, si applica quando in dibattimento vengono trattati reati con pene inferiori ai dieci anni. In questi casi il giudizio di primo grado deve arrivare entro tre anni, l'appello entro due e l'eventuale ricorso in Cassazione entro 18 mesi. "Impossibile" dicono in coro magistrati e avvocati, che ogni giorno bazzicano le aule dei Tribunali. Il principale ostacolo alla realizzazione di questi processi sono i tempi ristretti: è difficilissimo, partendo dalla richiesta di rinvio a giudizio, fissare l'udienza preliminare, svolgerla e concludere il dibattimento entro tre anni. A volte passano diversi mesi dal solo rinvio a giudizio alla prima udienza. A Milano, per condannare Calisto Tanzi in primo grado per aggiotaggio, ci sono voluti più di tre anni, da settembre 2005 a dicembre 2008, mentre il parallelo processo alle banche partito nel 2006 arriverà a giudizio non prima di aprile di quest'anno".


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