sabato 12 marzo 2011

1861-2011. L'Italia dei libri (dimenticati)


Quest'anno, per celebrare i 150 anni dell'Unità, il Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma dal 12 al 16 maggio, ospiterà una grandiosa installazione dedicata alle opere e ai personaggi dell'editoria che, tassello dopo tassello, hanno costruito la nostra storia culturale.

"L'Italia dei libri", questo il titolo della mostra che, curata dall'ex direttore generale di Mondadori Libri Gian Antonio Ferrari e dallo scrittore Ernesto Ferrero, si presenta come "la prima, articolata iniziativa con cui il nostro Paese legge un secolo e mezzo della propria storia, cultura, costume e creatività attraverso la specola del libro: i testi-simbolo, gli autori, gli editori e i fenomeni che più hanno contribuito a formare – anche in modo critico e problematico – la nostra cultura e memoria condivisa". Il tutto declinato per 150, come gli anni, oppure per 15, come i secoli della storia italiana.

E allora 150 sono i Grandi Libri, 15 i Superlibri, così come 15 sono i Personaggi, gli Editori e i Fenomeni Editoriali.

Una scelta simbolica attorno alla quale si sono addensati dubbi e polemiche.
Non è un'operazione troppo limitante e riduttiva incasellare la cultura di una nazione in schemi così stretti e rigidi? E, dovendo selezionare un numero tento esiguo di personaggi, testi e fenomeni, non si rischia inevitabilmente di tralasciare qualcosa e banalizzare un processo tanto complesso e multiforme quale è la costruzione di una identità nazionale?
Questi gli interrogativi che si sono posti tanti che hanno analizzato le liste presentate dai curatori della mostra.

150 Grandi Libri
Sono i testi, non solo letterari, che dal 1861 al 2011 hanno scandito la storia d’Italia, contribuendo a plasmare il nostro costume, il gusto, il pensiero e diventando parte integrante del nostro modo di essere italiani. Qui trovi l’elenco completo, in cui si può notare subito l'assenza di un grande della letteratura italiana, come Cesare Pavese (incluso però nei Personaggi), il cui vuoto è colmato da incursioni giustamente pop quali Fantozzi di Paolo Villaggio, Io speriamo che me la cavo di Marcello d'Orta e da scelte discutibili come Va' dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro e La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano.

15 Superlibri
Sono le opere fondative su cui l’Italia si è formata e che, nel momento della loro apparizione, hanno costituito un punto fermo, una svolta determinante, trasformando la rappresentazione del nostro Paese agli occhi di sé stesso e del mondo.

1867. Ippolito Nievo, Le confessioni di un ottuagenario
1880. Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio
1886. Edmondo De Amicis, Cuore
1891. Giovanni Pascoli, Myricæ
1919. Giuseppe Ungaretti, Allegria di naufragi
1923. Italo Svevo, La coscienza di Zeno
1925. Eugenio Montale, Ossi di seppia
1929. Alberto Moravia, Gli indifferenti
1947. Primo Levi, Se questo è un uomo
1948. Giovannino Guareschi, Don Camillo
1957. Italo Calvino, Il barone rampante
1958. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo
1963. Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore
1980. Umberto Eco, Il nome della rosa
2006. Roberto Saviano, Gomorra

15 Personaggi
Sono figure senza le quali sarebbe impossibile raccontare l’identità della nostra Italia e la cui esistenza è impossibile riassumere in una sola opera.

Francesco De Sanctis
Giosuè Carducci
Gabriele D’Annunzio
Emilio Salgari
Benedetto Croce
Luigi Pirandello
Filippo Tommaso Marinetti
Giovanni Gentile
Antonio Gramsci
Leo Longanesi
Cesare Pavese
Indro Montanelli
Leonardo Sciascia
Pier Paolo Pasolini
Oriana Fallaci

15 (anzi 16) Editori
Una delle sezioni che ha fatto e farà più discutere, tanto che i curatori hanno dovuto aggiungere in extremis un sedicesimo editore, violando così la regola del 15.

Salta subito all'occhio l'esclusione totale del gruppo Gems, di cui fanno parte Garzanti (editore, tra gli altri, di Gadda e Pasolini), Longanesi, la Salani del fenomeno Harry Potter, Bollatti Boringhieri, dall'Oglio-Corbaccio e Vallardi.

E infatti il primo a storcere il naso è proprio Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di Gems: "Non toglierei nessuno dei sedici editori selezionati [...]. Ridurre la storia dell'editoria a pochi nomi è metodologicamente sbagliato, non ne sarebbero bastati 50." Ribatte Gian Antonio Ferrari, curatore della mostra: "Mauri dice che non sarebbero bastati cinquanta nomi? Sono d'accordo con lui. Io li avrei anche messi, ma il problema è che non abbiamo i soldi. Una selezione, per quanto dolorosa, è stata necessaria."

Tuttavia c'è anche chi, come il Fatto Quotidiano, ipotizza che dietro all'esclusione di Gems si nascondano ragioni politiche. Infatti, durante l'edizione 2010 del Salone del libro, Stefano Mauri fu il promotore di un appello contro il ddl sulle intercettazioni telefoniche. L'esclusione del suo gruppo sarebbe quindi una sorta di vendetta. Ipotesi questa che Ferrari, ex uomo di Segrate, smentisce caldamente.


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