sabato 5 febbraio 2011

Fine lotta: mai

Il boss Vittorio Mangano, un "eroe".
Mentre ad Agrigento gli inquilini di uno stabile si oppongono all'apertura nel loro condominio di uno spartello anti-racket, Angelo Provenzano, figlio del boss pluri-ergastolano Bernardo, presenta un'istanza di scarcerazione preventiva per il padre-padrino, al quale non resterebbero, pare, più di due-tre anni di vita.

Nelle scorse settimane, poi, non sono mancate le attestazioni di stima nei confronti di Totò Cuffaro, condannato in via definitiva il 22 gennaio per favoreggiamento alla mafia e rivelazione di notizie coperte da segreto istruttorio: l'ex-presidente della Regione Sicilia, consegnatosi ai carabinieri senza darsi alla macchia e facendo il suo ingresso in carcere senza insulti e strepitii, per questo semplice fatto ci avrebbe impartito grandi lezioni di "dignità" (Pier Ferdinando Casini, Luca Telese) e "civiltà" (addirittura il giudice che lo ha condannato!).  

Alla luce di tutto questo mi chiedo quale percezione del fenomeno mafioso pervada l'environment sociale e culturale della nostra nazione. In che paese viviamo? Quale pericolosa deriva ha intrapreso la banalizzazione del male? Siamo abituati ormai a tutto, un politico condannato (il Parlamento ne è pieno!) non fa più alcun effetto. Non voglio demonizzare quei condomini agrigentini (certo, con un po' di coraggio in più...), e spero che su nessun mezzo di comunicazione ciò avvenga. Non possiamo metterci nei loro panni, nè sapere se in quell'edificio vivono bambini o anziani. Siamo tutti coraggiosi, seduti alla nostra scrivania, ma "starci dentro" è tutta un'altra cosa. So bene cosa vuol dire vivere in Sicilia. Ma il problema non è questo: un'iniziativa anti-racket non dovrebbe trovarsi a elemosinare un cantuccio in un anonimo edificio, dovrebbe avere a disposizione un intero palazzo (con la "p"), quando Comuni, Province e Regioni di Palazzi (con la "P") ne hanno a disposizione decine, centinaia. E milioni sono gli euro che i contribuenti versano per "mantenerli". E invece no, se la sbrighino loro, questa "cosa" del pizzo, in una "guerra tra poveri".

Salvatore Cuffaro in preghiera il giorno della condanna
Se Cuffaro, un servitore dello stato, "un dipendente" stipendiato dai cittadini, viene condannato, ecco che appare come un martire perseguitato e mandato al rogo, e "certamente qualcuno avrà profittato della sua ingenuità". Se va in galera senza sfogare il proprio odio contro la magistratura, fa parte dei 50 giusti di biblica memoria per i quali il Signore avrebbe potuto salvare Sodoma dalla distruzione (cui poi effettivamente la condannò). Quando invece "qualcun altro" esprime questo odio (feroce, quasi sanguinario), è ugualmente giusto perchè in quel caso si tratta di persecuzione giudiziaria

Binnu! Povera creatura!
E il povero Binnu? Condannato a così tanti ergastoli che non riusciamo a tenerne il conto: per l'omicidio di Rosolino Miceli, per la strage di San Giovanni Gemini, per quella di viale Lazio, e ancora e ancora. Ha diritto alle cure del caso? Certamente. Ma in galera, dove merita e deve restare. Ha perso il diritto alla libertà civile e sociale quando ha spento la sua prima vittima seguendo un'idea folle e criminale di società. E non faccia del vittimismo puerile il figlio Angelo, che ha avuto l'ardire di sostenere che "si sta condannando mio padre alla pena di morte, perchè mio padre dà fastidio e non si ha il coraggio di dirlo". Te lo dico io: tuo padre "mi dà un tantino di fastidio". Sarà la faccia che non mi convince, sarò prevenuto io... 
Gli restano due-tre anni di vita? Perfetto, ha tutto il tempo di confessare, di parlare, di rivelare tutto quello che sa, di aprire il vaso di Pandora e contribuire a far luce sui tanti, troppi misteri italiani. Se accendo la tv a quest'ora, nel dopo pranzo, su Rete 4 hanno appena finito di trasmettere una puntata di Forum, condotto da Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto. Parli con lei, Provenzano, le racconti tutto. Parli con Sonia Alfano, che nella sua splendida lettera a il Fatto Quotidiano giustamente chiede "prima verità, poi pietà". Parli con Salvatore Borsellino. Li aiuti per lo meno a capire. 
Il perdono, la "cura" (sanitaria e non), forse, verrà da sè.


Condividi questo articolo

share su Facebook Twitter Condividi su Buzz Condividi su Reddit Condividi su MySpace vota su OKNotizie salva su Segnalo vota su Diggita Condividi su Meemi segnala su Technotizie vota su Wikio vota su Fai Informazione vota su SEOTribu Add To Del.icio.us Digg This Fav This With Technorati segnala su ziczac Condividi su FriendFeed Stumble Upon Toolbar post<li>

Nessun commento:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...