mercoledì 2 febbraio 2011

Beppe Grillo is back! - Parma, 31/01/2011


Il testimone della mia infaticabile presenza
Sembrava spossato e amareggiato, ieri sera, Beppe Grillo. La serata parmigiana del suo tour 2011 Beppe Grillo is back! non ha certamente spiccato per l’originalità della cifra stilistica. Il repertorio comico del satiro genovese suonava un po’ datato e stantio. Già sentito. Dopo aver assistito in prima persona a diversi suoi spettacoli, da La grande trasformazione a Deliri, da Reset a Beppegrillo.it, certe battute possono apparire riciclate e bisognose di un opera di rifinitura. Rimangono invece entusiasmanti e trascinanti i suoi atteggiamenti nei confronti degli spettatori, mossi dalla continua ricerca (potremmo dire dall’intima esigenza) di un’empatia fisica ed emotiva col pubblico in sala. L’animalità da palcoscenico, che da sempre caratterizza il suo modo di essere maschera comica, a distanza di anni rimane intatta nella sua vitalità, risolutezza, finanche ferinità. Ma il tono di voce di Grillo sembrava più rauco e sommesso, perfino lui più assennato e pacato del solito (per quanto possa esserlo uno come lui). Il copione dello spettacolo (o la mera improvvisazione, chi lo sa?)  ha previsto anche alcuni momenti confidenziali, durante i quali Beppe Grillo ha confessato disillusioni e amarezze personali, ma anche le emozioni e l’orgoglio scaturiti dall’incontro con la gente.


Il 25 e 26 settembre 2010 un'immensa folla di cittadini si è radunata nel Parco Ippodromo di Cesena 
per "Woodstock a 5 stelle", l'evento organizzato dal Movimento civico dei "grillini".

"Mi sento un uomo migliore, più giovane e sereno, da quando ho deciso di dedicarmi all’impegno sociale”: sta forse in questa sua frase, detta ieri pressapoco così, la sintesi del momento esistenziale e artistico che il comico sta attraversando. Sempre incalzato da cause (quasi tutte vinte), giudici e avvocati, Beppe Grillo si trova in una fase-chiave di quella parabola che è la sua carriera: deve decidere se fare “il salto” o meno, se trasformare definitivamente i propri spettacoli in occasioni di divulgazione culturale e scientifica, di interrogazione civile e di riflessione sociologica, oppure tornare a essere un buffone di corte, dileggiando il mondo attraverso la cura certosina della propria vis comica, aggiornando e arricchendo costantemente il proprio linguaggio teatrale. Forse l’evoluzione è già avvenuta e inconsapevolmente Grillo si è tramutato in un transponder vivente che registra, amplifica e ritrasmette i segnali della rete, le nuove scoperte e conoscenze che possono rendere migliore la nostra quotidianità (e che molto spesso, in virtù dell’istinto di sopravvivenza che governa le vetuste gerarchie socioeconomiche, non vengono divulgate o reclamizzate a sufficienza), i movimenti cittadini che si sforzano di operare un cambiamento. 

"Distante!"
Tutto questo non esclude che i momenti esilaranti siano stati diversi e tutti arguti e pungenti. Come quando ha mostrato "la carta d’identità" del ministro Brunetta (che gira molto per la rete, la vedete qui a fianco), aggiungendo tra i segni particolari: “distante. Perché lui non è basso, è distante!”. O come quando, “per non offendere le signore”, ha ribattezzato Bocchino “Italo Chinotto”. È qui che Grillo rimane insuperabile, frizzante, attento osservatore della realtà che lo circonda. Soprattutto della realtà politica, il bersaglio principale delle sue scudisciate verbali. E motivo delle innumerevoli accuse e calunnie che gli piovono addosso ogni giorno. Ma cosa predica Beppe Grillo di tanto disdicevole da meritarsi i soliti tre – quattro appellativi di “demagogo”, “populista”, “condottiero dell’antipolitica”, perfino “fascista”? Chiede, come a me sembra, che la società torni ad essere informata di buon senso e governata secondo la logica della felicità e non della voracità: per il genovese "nessuno sa più ridere, nessuno sa più essere felice". Chiede che in Parlamento non siedano condannati in via definitiva, che un periodico ricambio generazionale impedisca che sugli scranni governativi siedano "gli stessi culi vecchi e flaccidi" da 20, 30, a volte 40 anni. Chiede, e non è il solo, che i giornalisti non siano plagiati da sponsor occulti (economici o partitici) nella scelta e nell’approfondimento delle notizie. Chiede che le nostre città e le nostre case siano edificate e ammodernate secondo criteri di buon senso, di economicità, di rispetto per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Chiede, infine, che questi ultimi siano sempre e doverosamente informati sui fatti e sulle opinioni da media e governanti. Cosa renderebbe tutto questo populista o fascista? 
Che Beppe grillo sia “solo” un comico o che si sia trasformato in una sorta di network umano capace di muovere uomini e conoscenze, è difficile stabilirlo. In ogni caso, è certo e indiscutibile che agli occhi della gente ad oggi appare molto più credibile uno come lui, con i suoi eccessi e le sue esuberanze, capace però di parlare con franchezza di cose vere e concrete, piuttosto che i politici, loro sì veri buffoni (e neanche di corte ma “scemi del villaggio”), che affollano giornali e televisioni (e soprattutto le nostre menti) col marciume fradicio della loro coscienza sporca, della loro villania, dei loro compromessi da vigliacchi.


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